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L'XI Protocollo della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali

Informazioni tesi

  Autore: Rossella Stievano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Edoardo Greppi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 341

Il presente lavoro ha per oggetto lo studio e l’analisi del Protocollo n. 11 alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Tale Protocollo è entrato in vigore il 1° novembre 1998 ed ha riformato il sistema di protezione dei diritti umani tutelati dalla CEDU.
Dopo un breve inquadramento storico si descrivono, succintamente, le principali caratteristiche della Convenzione Europea, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ossia il suo contenuto, la portata della sua applicabilità – considerando altresì il fenomeno della Drittwirkung –, soffermandosi sull’analisi degli organi preposti, in precedenza, al controllo del rispetto dei diritti stabiliti dalla Convenzione: la Commissione e la Corte Europee dei Diritti dell’Uomo, il Comitato dei Ministri ed il Segretario Generale del Consiglio d’Europa.
In seguito, si prendono in considerazione tutte le tappe della riforma, la sua genesi, le motivazioni per cui si ritenne opportuno procedere all’emendamento della CEDU – evidenziando, principalmente, l’aumento della mole di lavoro gravante sugli organi di controllo e l’incremento del numero di Stati contraenti, divenuti Parti della Convenzione –, per poi giungere all’analisi delle varie modifiche apportate fino a quel momento alla Convenzione e delle proposte per la creazione di un nuovo meccanismo di protezione. Si studiano, brevemente, la possibilità della ‘fusione’ della Commissione e della Corte Europee dei Diritti dell’Uomo, il modello del doppio grado di giurisdizione – the Dutch and Swedish initiative – ed altre proposte presentate durante i negoziati che portarono alla redazione del Protocollo n. 11. Si presenta una panoramica dei due periodi costituenti le fasi fondamentali del processo negoziale che si concluse con la realizzazione del Protocollo n. 11: dall’incontro del DH-PR Committee, del marzo 1992, per compiere un tour de table sulle principali proposte fino allora presentate, al The Stockholm Compromise del 26 maggio 1993 – il quale segnò una svolta dei negoziati, poiché si riuscì a mettere d’accordo i vari Stati sostenitori delle due principali proposte –, per giungere, infine, alla redazione del Protocollo n. 11 e del suo Explanatory Report.
Successivamente, l’analisi si concentra sul contenuto della riforma, ad opera del Protocollo n. 11, la quale ha apportato considerevoli modifiche al sistema europeo di salvaguardia dei diritti dell’uomo. Per prima cosa si evidenzia il cambiamento più rilevante del meccanismo, ossia l’unificazione della Commissione e della Corte Europee dei Diritti dell’Uomo in un’unica Corte permanente, dotata di giurisdizione obbligatoria. Il sistema riformato sarà caratterizzato da una maggiore efficienza e celerità e soprattutto dalla possibilità, fornita ai ricorrenti individuali, di adire direttamente la nuova Corte. Si è ritenuto opportuno procedere ad un raffronto fra il modello disciplinato dalla CEDU e quello emendato grazie al Protocollo n. 11; si focalizzano, quindi, alcuni punti essenziali della riforma: l’organizzazione e la composizione degli organi di controllo – rilevando la distinzione, nella nuova Corte, fra l’attività dei Comitati di tre giudici, quella delle Camere e quella della Grand Chamber – e la definizione della procedura da adottare per tutelare i diritti dell’uomo stabiliti dalla Convenzione. Si prendono in considerazione quelle modifiche che presentano un carattere di preminenza, ossia l’innovazione inerente ai ricorsi individuali ed interstatali, il sistema di riesame delle sentenze ad opera della Grand Chamber – frutto del compromesso politico raggiunto durante i negoziati – ed il nuovo ruolo del Comitato dei Ministri – non più preposto a decidere una causa nel merito, se entro un certo termine essa non fosse deferita alla precedente Corte –, ridotto alla sola supervisione dell’esecuzione, ad opera delle parti, delle sentenze della nuova Corte.
Infine, sul presupposto relativo alle disposizioni transitorie predisposte dal Protocollo n. 11 – essendosi stabilito un periodo di ‘transizione’ di un anno dalla sua entrata in vigore –, del nuovo Accordo Generale sui Privilegi e sulle Immunità e di quello Europeo riguardante le persone partecipanti alle procedure della nuova Corte, nonché dell’attività del gruppo informale di lavoro, istituito al fine di dibattere sulle misure preparatorie da prendere prima dell’entrata in vigore del Protocollo n. 11, si cerca di fornire un quadro obiettivo delle varie valutazioni e conclusioni espresse dagli esperti in merito all’efficacia del nuovo sistema, senza dimenticare un accenno alle relazioni tra la CEDU riformata e l’Unione Europea.

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INTRODUZIONE “Nulla può essere onesto, Se non è conforme alla giustizia…” (Cicerone) Il presente lavoro ha per oggetto lo studio e l’analisi del Protocollo n. 11 alla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali. Tale Protocollo è entrato in vigore il 1° novembre 1998 ed ha riformato il sistema di protezione dei diritti umani tutelati dalla CEDU. Dopo un breve inquadramento storico si descrivono, succintamente, le principali caratteristiche della Convenzione Europea, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ossia il suo contenuto, la portata della sua applicabilità – considerando altresì il fenomeno della Drittwirkung –, soffermandosi sull’analisi degli organi preposti, in precedenza, al controllo del rispetto dei diritti stabiliti dalla Convenzione: la Commissione e la Corte Europee dei Diritti dell’Uomo, il Comitato dei Ministri ed il Segretario Generale del Consiglio d’Europa. In seguito, si prendono in considerazione tutte le tappe della riforma, la sua genesi, le motivazioni per cui si ritenne opportuno procedere all’emendamento della CEDU – evidenziando, principalmente, l’aumento della mole di lavoro gravante sugli organi di controllo e l’incremento del

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