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Poteri regionali ed ordinamento comunitario

L’evoluzione del contesto europeo - Nel corso degli ultimi decenni si è avuto modo di assistere a una vera e propria trasformazione “genetica ” delle istituzioni europee. Gli originari trattati istitutivi sono stati modificati a più riprese per meglio adattarsi alle mutate esigenze di società in movimento. Dal Trattato di Maastricht fino a quello di Amsterdam, da Nizza fino ad oggi, settori ed ambiti di competenze sempre più ampi sono stati devoluti al livello europeo. Il diritto dell’Unione europea è di conseguenza entrato prepotentemente negli ordinamenti giuridici dei singoli Stati, condizionandone ed indirizzandone la produzione normativa, scardinando vecchi equilibri e ponendo la necessità di riforme. Il vecchio ordinamento comunitario è stato gradualmente sostituito da un nuovo soggetto di diritto la cui natura sfugge alle tradizionali classificazioni. Le ultime spinte guardano verso una esperienza federale, la quale tuttavia sembra ancora lontana dal trasformarsi in realtà.
Processi nazionali di decentramento - Parallelo a questo movimento e in apparenza confliggente, un generale processo di regionalizzazione ha coinvolto, nell’ultimo decennio, gran parte dei paesi europei, inclusi quelli tradizionalmente accentrati come le Francia. Alla cessione di sovranità verso l’alto, in favore di un soggetto sovrastatale, si accompagnava una generale rivendicazione di competenze proprie da parte delle entità sub-statali e si chiedeva una cessione di poteri verso il basso.
La composizione di spinte (apparentemente) opposte Quella che si presentava come una contraddizione si è rivelata essere però la doppia faccia di una medaglia, i due aspetti di uno stesso fenomeno, complementari l’uno rispetto all’altro. Gli enti sub-statali, sebbene privati di alcun competenze loro proprie, non hanno intralciato il cammino comunitario ma hanno contribuito a fornirgli legittimità democratica; l’Unione europea ha visto in queste articolazioni interne un grande potenziale democratico, un ponte con i soggetti materialmente destinatari del corpus normativo comunitario, e non ha esitato a favorire la loro creazione, dove assenti, o il loro sviluppo.
Si è così venuta parzialmente modificando la storica visione dell’Unione europea quale unione esclusivamente di Stati, per lasciare il posto ad una nuova concezione, più complessa ma maggiormente rispondente alla realtà, che poggia le sue basi sul modello della multilevel governance e sul principio di sussidiarietà.
L’azione europea - In Europa i primi sintomi di una rinnovata attenzione nei confronti delle regioni in senso non più geografico ma politico sono costituiti dalla istituzione di un organo rappresentante le istanze regionali (il Consiglio consultivo degli enti regionali e locali ad opra della Commissione) e da una risoluzione del Parlamento europeo del 1988 (la Carta europea della regionalizzazione) nonché dal coinvolgimento delle regioni nella gestione dei Piani Integrati Mediterraneo e dei Fondi strutturali. Sarà il Trattato di Maastricht, del 1992, ad inserire per la prima volta a livello europeo il principio di sussidiarietà e ad istituire il Comitato delle regioni, organo consultivo nelle materie di interesse regionale, la cui disciplina verrà gradualmente modificata dai successivi trattati. La possibilità di accedere alle riunioni del Consiglio dei Ministri ha ulteriormente valorizzato questi soggetti, ponendo le giuste premesse verso il riconoscimento di una loro propria soggettività comunitaria.
Freno a questi progetti è sempre stata la Corte di giustizia delle Comunità europee, che non ha mai mancato di ricordare come lo Stato rimanga sempre l’unico soggetto responsabile nei confronti delle istituzioni comunitarie.
L’attivismo regionale è stato però frutto anche di un’altra spinta, tutta interna alle arene nazionali. Gran parte delle nazioni europee ha assistito, spesso favorendoli, a processi di decentramento, cedendo ambiti di competenza sempre maggiori a organi regionali.
L’Italia - Tra queste, l’Italia ha proceduto alla modifica di una parte della Costituzione di non trascurabile rilevanza, preceduta da importanti innovazioni a Costituzione invariata. Il sistema italiano ne è risultato profondamente modificato, anche se appare, per certi aspetti, ancora alla ricerca di nuovi equilibri. Le regioni sono divenute co-protagoniste del rinnovato quadro istituzionale e il loro coinvolgimento negli affari europei è stato sancito definitivamente in Costituzione, dove peraltro per la prima volta è stato inserito un riferimento all’Unione europea quale limite e fonte normativa.
Nel presente lavoro, mossi da un interesse nei confronti di un fenomeno in continua evoluzione, si è voluto mettere in risalto il crescente ruolo esercitato dalle regioni a livello comunitario, evidenziando la sinergia di azioni tra arene interne e sollecitazioni esterne

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3 Introduzione Nel corso degli ultimi decenni si è avuto modo di assistere a una vera e propria trasformazione “genetica 1 ” delle istituzioni europee, trasformazione che ancora non è giunta a conclusione e che ha coinvolto, o travolto, tutti gli Stati membri e le loro articolazioni interne. Le tre Comunità europee, create dagli Stati dell’Europa continentale anzitutto per esigenze politico diplomatiche (la fine della seconda guerra mondiale, il piano Marshall e i debiti di guerra della Germania ebbero grande parte nella creazione di queste tre organizzazioni) e con funzioni di tipo essenzialmente economico-amministrativo, si rivelarono ben presto una scelta vincente: gli Stati vi vedevano un modo efficace, e comunque l’unico, per gestire insieme gli aspetti economici e per lo svolgimento delle proprie relazioni diplomatiche. Motivate dai successi iniziali, le nazioni europee, inizialmente solo sei, decisero di continuare a sostenere questo processo e di svilupparlo nel senso di una maggiore collaborazione. La cooperazione economica,da strumento per uscire dalle difficoltà della seconda guerra mondiale, si apprestava a divenire tappa fondamentale di un processo di più ampio respiro, che sarebbe giunto fino all’integrazione politica. L’ingresso graduale di nuovi Stati membri, che ancor oggi non si arresta, e l’allargamento delle competenze affidate alle Comunità prima e all’Unione poi, ha reso necessari alcuni aggiustamenti dei trattati istitutivi e ha dato il via a delle pratiche, come le Conferenze intergovernative, che oggi sono divenute prassi consolidata. Gli originari trattati istitutivi sono stati modificati a più riprese per meglio adattarsi alle mutate esigenze di società in movimento. Dal Trattato di Maastricht 1 G. AMATO, Il contesto istituzionale europeo, in Le istituzioni del federalismo, n. 1/2004, p. 11.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Martina Dezi Contatta »

Composta da 171 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.