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Metacognizione e abilità di studio: lavoro cooperativo con soggetti con DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento)

Il presente lavoro consiste nella relazione di un intervento metacognitivo condotto con 4 ragazzi dalla diagnosi di DSA (Disturbo specifico di apprendimento). Lo scopo era il potenziamento delle abilità di studio, che di solito in questi ragazzi sono scarsamente sviluppate. La trattazione è introdotta da una parte teorica dedicata ai principi ispiratori del progetto. In essa sono indicati i risultati degli studi compiuti sul concetto di metacognizione e sulle sue articolazioni (ad esempio la conoscenza metacognitiva e i processi metacognitivi di controllo), oltre che sulle applicazioni del Cooperative Learning nella didattica normale e speciale.
Ai partecipanti al progetto, durato una decina di incontri, è stato somministrato dapprima un questionario, e in seguito una serie di compiti tratti dalle opere più diffuse in tema di facilitazione dei comportamenti più favorevoli allo studio e alla memorizzazione. Una parte del lavoro è stata svolta al computer, in modo da avvicinare i ragazzi ad una nuova modalità di schematizzare le informazioni, sia per focalizzarsi su di esse sia per ridurre la quantità del materiale da leggere. I dialoghi tra i partecipanti e il conduttore sono stati registrati, e in parte analizzati adottando il metodo dell’analisi del discorso.
I risultati del lavoro svolto sono stati accettabili, se si considerano le difficoltà incontrate per impostare il lavoro con ragazzi che hanno età lievemente differenti ma soprattutto programmi curricolari diversi. Inoltre, il numero di incontri previsti, per ragioni di consegna del lavoro di tesi, è stato molto ridotto.

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4 Capitolo 1 La metacognizione Quello di metacognizione è un concetto che ha trovato molteplici applicazioni di ricerca negli ultimi 20 anni, e corrisponde alla capacità di riflettere sui propri processi mentali: è perciò un ambito che ha a che fare con l’introspezione, cioè la capacità di guardarsi dentro. L’affisso meta davanti al termine cognizione, sta a indicare che questo concetto si riferisce a qualcosa che si pone ad un livello sovraordinato rispetto alle normali operazioni cognitive, e che comprende tutto ciò che riguarda gli stili cognitivi, il possesso di strategie e conoscenze sul funzionamento cognitivo, i relativi meccanismi di controllo e monitoraggio, e i processi di autovalutazione (Cornoldi, 1995). I modelli che della metacognizione sono stati sviluppati nell’arco degli anni furono numerosi. Secondo Flavell, pioniere degli studi sul tema, tale concetto, definito come “insieme delle conoscenze sui processi cognitivi” si articola in: ξ conoscenze (sul compito, sul soggetto, sulle strategie) relative al cosa fare e a come farlo; ξ esperienze (prima, durante e dopo il compito); ξ uso di strategie (Cornoldi, 1995). Anche Brown e il suo gruppo di ricerca, studiando i processi di comprensione dei testi, svilupparono un modello della metacognizione: tale modello distingueva due componenti del costrutto, una relativa alla consapevolezza (del testo, dello scopo del compito, delle caratteristiche individuali), l’altra legata al controllo (processi di predizione della performance, di progettazione, monitoraggio e valutazione) (Cacciò, De Beni e Pazzaglia, 1996). Il modello di Paris e coll., d’altro canto, appare simile a quello sopra illustrato: anche qui, infatti, ci si sofferma a parlare di autovalutazione della conoscenza, aspetto che riguarda l’autoconsapevolezza delle proprie conoscenze sui compiti e sulle strategie, e di autogestione dei processi cognitivi, dimensione che ha più a che fare con processi di valutazione delle caratteristiche del compito, di progettazione delle strategie più adatte, di regolazione durante lo svolgimento dello stesso (Cacciò, De Beni e Pazzaglia, 1996). Attualmente, uno dei modelli più usati per lo studio della metacognizione, è quello di Borkowski e coll., di cui si parlerà più avanti. 1. 1. Metacognizione e processi cognitivi di base I primi studi in tema di metacognizione, condotti appunto da Flavell negli anni ’70, sono stati dedicati allo studio della metamemoria, che sarebbe “la conoscenza e la comprensione intuitiva della memoria”. Si voleva così chiarire la questione del miglioramento delle prestazioni mnemoniche con l’età, che pareva andare contro le comprovate capacità dei bambini piccoli di immagazzinare le informazioni con pari abilità rispetto ai soggetti più grandi (Cornoldi, 1995). Le ricerche sulla metamemoria hanno consentito di precisare una serie di condizioni e di passi importanti per lo sviluppo della memoria strategica e controllata. I bambini, infatti, fin dal momento in cui comprendono il significato della parola “ricordare” cominciano a sviluppare una forma di comprensione intuitiva dei processi di memoria: ad esempio, sanno che per ricordare le cose occorre sforzarsi, oppure che non rispondere ad un quesito non equivale a non sapere ma, talvolta, a non ricordare. Un altro fattore intimamente legato alla performance nel ricordo, è la capacità di previsione della prestazione che diviene sempre più accurata e realistica con l’età. Inoltre, sembra che con l’età i bambini tengano in considerazione un numero sempre maggiore di fattori che

Tesi di Specializzazione/Perfezionamento

Autore: Monica Delbue Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14736 click dal 03/02/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.