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La Soprintendenza Autonoma di Pompei:evoluzione e aspettative

Informazioni tesi

  Autore: Gaia Prigionieri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia per le arti, la cultura e la comunicazione
  Relatore: Pasquale Seddio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 53

L'autonomia concessa alla Soprintendenza di Pompei 1998 - 2003, verifica del modello di funzionamento.

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1 Musei e organizzazioni not for profit Bruno Bernardi 1 , in uno dei testi fondamentali per l’apertura del mondo museale alla sfera dell’economia aziendale, nella sua definizione della natura dell’economicità delle istituzioni museali sostiene che “i musei sono a pieno titolo inseriti nel vasto, ancora non ben esplorato ambiente delle organizzazioni non profit, e [che] la loro attività si confronta con una domanda di consumi culturali generalmente attenta alla qualità, con ampi segmenti ormai in grado di motivare con matura competenza le scelte effettuate”. Ma cosa si intende con organizzazione not for profit? In Italia negli ultimi anni è cresciuta la rilevanza di tali istituti, i quali trovano sfere di azione notevolmente ampie, dall’assistenza alla beneficenza, dall’arte alla difesa ambientale e, di conseguenza, definizioni altrettanto estese. Le organizzazioni NP si pongono come “modello alternativo” di sviluppo, nato successivamente a delle modificazioni della struttura sociale, un modello che entra in funzione perché un gruppo di persone decide autonomamente di operare per risolvere un problema che è di interesse pubblico e lo fa in modo da rendere tali attività economicamente sostenibili 2 . Tali aziende, dunque, producono e distribuiscono quei “beni che non possono essere inquadrati nelle consuete regole di mercato” 3 , ponendosi come parte di integrante di quella “economia civile”, che ha per principio regolativo la reciprocità. Contrariamente a quanti ritengano che il non profit in Italia sia un prodotto importato dal modello imponente di sviluppo di tale settore negli Stati Uniti, esso in realtà, come sottolinea argutamente Alberto Cova 4 , affonda le sue radici nelle grandi istituzioni caritative sorte per la realizzazione di grandi opere già in epoca medioevale. Tale spunto ci è utile per attuare un confronto sintetico tra il ruolo e l’economicità di ANP statunitensi, in particolare nel settore che andiamo ad analizzare 5 , e la posizione di tale comparto in Italia con tutte le sue possibili implementazioni. Tale raffronto, inoltre, ci è utile perché 1 A cura di Angela Rocaccioli, L’azienda museo. Problemi economici, gestionali e organizzativi, Cedam, Padova, 1996 2 Per tale definizione si rimanda al Manuale di economia delle aziende non profit, Cedam, Padova, 2003, pag.6. 3 S. Zamagni, Gli incentivi fiscali al non profit. Un ponte verso la legge quadro, in Il sole 24 ore, 11 luglio 1996 4 in G. Vittadini, Il non profit dimezzato, Etas, Milano, 1997 5 Ci riferiamo in particolare ad un esempio di ANP statunitense molto spesso chiamata in causa quale esempio di “economicità riuscita” nel settore museale: il MOMA. Tale organizzazione non potrebbe in ogni caso essere paragonata alla Sovrintendenza di Pompei, la cui autonomia ci poniamo ad analizzare. Se il MOMA raggiunge un autofinanziamento dell’85% circa, un’istituzione museale italiana potrebbe raggiungere al massimo la soglia del 35%. Lo scarto non riguarda aspetti prettamente economici: si tratta di differenze che partono innanzitutto da una diversa tipologia di beni tutelati per giungere ad una differenziazione anche a livello “sociale”. Il MOMA viene enormemente finanziato da privati cittadini. François Colbert, studioso di marketing delle arti e della cultura, ravvisa la ragione di ciò anche in tal caso in motivazioni di ordine storico: “Tutto sta nella successione degli eventi storici (vd. Costituzione): è, infatti, la comunità locale che decide lo stanziamento di tre tipi di finanziamento: cultura, sanità, istruzione. Si sottolinea dunque, anche a livello legislativo, una maggiore responsabilità del cittadino, che in tal modo si sentirà in qualche modo più legato all’opera finanziata con l’erario e si sentirà invogliato a partecipare con sempre più contributi, dalle donazioni al volontariato. Negli USA solo il 6% del budget di un museo viene dai finanziamenti pubblici (in Europa circa il 70-80 %) ed inoltre vi sono numerose facilitazioni fiscali per le imprese e gli individui che volessero fare donazioni” (dal seminario tenutosi dallo studioso in Università Bocconi, in data 8-9 marzo 2004).

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Parole chiave

beni culturali
economia per l'arte
economia per la cultura
museo azienda
pompei

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