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Le politiche strutturali dell'UE per il Mezzogiorno d'Italia

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Balsamà
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Augusto Sinagra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 254

Scopo dell'elaborato è quello di illustrare gli strumenti e le finalità delle politiche strutturali comunitarie e soprattutto di analizzare, in maniera critica, l'impatto che esse hanno avuto nel nostro Mezzogiorno. Nel primo capitolo viene fornita una breve retrospettiva sulla storia della politica di coesione che ci porta a comprendere come l’attuale situazione rappresenti il frutto di relazioni e divergenze che hanno visto impegnati i governi europei nella realizzazione di un progetto di unitarietà le cui fondamenta erano state istituzionalizzate col Trattato di Roma del 25 marzo 1957. Nel secondo capitolo l’attenzione si concentra sugli interventi finanziari comunitari a favore delle regioni del Mezzogiorno d’Italia ed in tale contesto verranno criticamente esaminati circa 20 anni di politiche strutturali a partire dal primo Quadro comunitario di sostegno 1989/93, fino all’attuale ciclo di programmazione che si concluderà nel dicembre 2006. Nella prima parte si esporranno le ragioni, anche storiche, dello stato di arretratezza delle regioni meridionali che hanno indotto i governi, succedutisi nel tempo, ad intervenire massicciamente in tali aree mediante ingenti trasferimenti, attuati in regime di intervento straordinario, diretti al sostentamento delle imprese e dei redditi delle famiglie. Nella seconda parte del capitolo verrà condotta un’attenta analisi valutativa delle modalità di attuazione delle politiche strutturali e soprattutto verranno evidenziati gli effetti che esse hanno prodotto nel contesto del Mezzogiorno, con particolare riferimento all’efficienza ed all’efficacia dell’utilizzo delle risorse messe a disposizione. Si tratta, ovviamente, di dati di macro che danno una visione d’insieme, ma comunque sufficienti a fornire ed individuare gli elementi che hanno caratterizzato l’attuazione e la gestione dei finanziamenti comunitari nei nostri territori obiettivo 1.
Il quadro che ne scaturisce rivela come le politiche strutturali rivolte alle aree meridionali siano state attuate, almeno fino a tutti gli anni ’90 senza specifiche e concrete azioni di coordinamento e senza l’individuazione di precisi obiettivi strategici in grado di segnare un punto di visibile rottura.
Si è badato quasi esclusivamente agli aspetti di natura finanziaria (impegnato/speso/erogato) e non a quelli qualitativi della spesa, così, le risorse comunitarie si sono spesso tramutate in mancate occasioni di sviluppo e mentre altre regioni svantaggiate d’Europa mostravano capacità di impiego e qualità nella spesa, il Mezzogiorno arrancava, operando in perenne emergenza, rendendo così pressoché infinitesimale il valore aggiunto delle politiche strutturali.Sono mancate le scelte coraggiose di lungo periodo, cosicché le varie programmazioni dei Fondi non hanno potuto costituire un continuum ma solo un insieme di interventi frazionali, scollegati dalle situazioni di contesto, incapaci di fornire autonoma valenza all’azione delle politiche strutturali.
Le cifre ed i dati esposti nell’elaborato dimostrano come non solo si è speso poco e male, ma si è anche quasi riusciti ad ingenerare nelle varie amministrazioni centrali e periferiche l’idea che le regole comunitarie potevano essere modellate alle consolidate prassi gestionali che hanno caratterizzato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno e non viceversa. Le ricerche effettuate e la documentazione esaminata inducono a formulare critiche anche verso le istituzioni di controllo le quali hanno circoscritto la loro funzione ad una mera attività ricognitiva, ad una presa d’atto della situazione, concentrando l’attenzione quasi esclusivamente all’analisi degli aspetti di natura finanziaria, con rari accenni ai momenti valutativi.
E’ mancato anche il momento qualitativo della spesa, o meglio, le problematiche esistenti su questo fronte, pur essendo ben note ai vari livelli istituzionali, non sono state affrontate con la dovuta serietà. Nel terzo capitolo l’attenzione verrà rivolta alle prospettive future della politica di coesione a seguito dell’adesione dei nuovi stati membri e agli effetti che si avranno con riguardo al Mezzogiorno; si tratta di questioni di non poco conto visto che gli scenari che si delineano influenzeranno profondamente la politica dei Fondi strutturali nel periodo 2007 – 2013 e di riflesso anche le scelte di sviluppo del nostro Paese verso tali aree.

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8 INTRODUZIONE I Fondi strutturali, quale strumento operativo per l’attuazione delle politiche di coesione, portano necessariamente alla definizione di obiettivi e strategie comuni e concrete non solo a livello comunitario, ma anche a livello nazionale e regionale, basate essenzialmente sulla capacità di favorire la programmazione e la pianificazione degli interventi sul territorio, nel medio e lungo periodo. Una breve retrospettiva, evidenziata nel primo capitolo, ci porta a comprendere come l’attuale situazione rappresenti il frutto di relazioni e divergenze che hanno visto impegnati i governi europei nella realizzazione di un progetto di unitarietà le cui fondamenta erano state istituzionalizzate col Trattato di Roma del 25 marzo 1957. Nel corso del primo decennio fu compiuto lo sforzo di realizzare un mercato comune, cioè un’area sottoposta ad un regime di libertà degli scambi di merci, lavoratori e servizi e già nel 1968 la politica agricola e quella commerciale acquistavano una fisionomia comunitaria; a ciò ha fatto seguito un periodo di assestamento in cui, a tratti, ha prevalso in alcuni stati membri la tentazione di frenare il processo di integrazione e comunque di lasciare alle forze nazionali prevalenti il compito di condizionare tempi e modi di realizzazione. L’adesione del Regno Unito, della Danimarca e dell’Irlanda coincideva con un momento di diffusa e grave instabilità economica e monetaria che ha spinto ulteriormente e con maggiore determinazione i paesi europei a proseguire nella realizzazione degli obiettivi comunitari. Verso la metà degli anni ‘70 si cominciavano a porre le basi per una più accentuata convergenza delle economie, attuata anche attraverso la creazione del sistema monetario europeo, nonché per il rafforzamento dell’impegno in vista di una progressiva riduzione delle disarmonie

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