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L'apicoltura biologica campana: analisi dei costi e studio di filiera

Informazioni tesi

  Autore: Nadia Chianese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e Tecnologie Agrarie
  Relatore: Luigi Cembalo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

Recentemente, l’emanazione della Legge n. 313/04 “Disciplina dell’apicoltura”, ha riconosciuto, in maniera istituzionale, il ruolo dell’apicoltura quale attività d’interesse nazionale, utile per la conservazione dell’ambiente e per l’impollinazione delle piante selvatiche e coltivate.
In tale contesto si colloca una particolare forma di allevamento delle api, ovvero il metodo biologico. L’importanza che il metodo biologico ricopre per il settore agro-alimentare italiano ed europeo è sicuramente significativo. La forte crescita del numero di aziende che coltivano col metodo bio (al 2004 superavano il milione e duecentomila unità) testimonia da una parte l’interesse del mondo della produzione, ma anche la presenza di un gruppo cospicuo di consumatori che riconoscono al prodotto biologico caratteristiche superiori a quello convenzionale fino ad essere disposti a pagare per essi un premio di prezzo.
Mentre per le coltivazioni il regolamento comunitario è in vigore dal 1991, solo negli anni recenti è stato emanato un regolamento per il settore zootecnico in cui è compreso anche quello apistico. Al ritardo nell’emanazione del regolamento si è accompagnata una risposta dei produttori significativamente lenta.
L’attività apistica, per le sue caratteristiche, costituisce un tassello indispensabile nel concetto di ciclo naturale che il metodo d’agricoltura biologica applica all’azienda agraria. La sua presenza in azienda è la massima espressione di una agricoltura naturalistica, nella quale il ciclo della vita trova la sua conclusione e rigenerazione. L’apicoltura biologica costituisce, quindi, la massima espressione dell’opera di tutela ambientale attribuita alle api, mettendo maggior attenzione all’uso di mezzi tecnici “naturali”.
Nonostante la rilevante importanza del settore apistico, sono decisamente pochi gli studi approfonditi che lo riguardano. La maggior parte della bibliografia tecnica e degli studi economici sull’apicoltura attualmente presenti in letteratura riguarda le regioni del Nord Italia, in cui vengono esposte problematiche che spesso, pur essendo diffuse in tutta la penisola, riflettono realtà diverse da quelle della regione Campania e del sud Italia in generale, sia per condizioni climatiche che per tipo di struttura aziendale. Nel campo delle produzioni biologiche i dati disponibili e gli studi sono ancor di meno. In Campania, ad oggi, non si registra nessun tipo di studio economico-gestionale con analisi di produzione e commercializzazione dei prodotti dell’alveare.
Da questa carenza d’informazioni e in considerazione della elevata importanza del ruolo che possono svolgere studi specifici finalizzati a fornire dati reali sulla situazione economica delle aziende apistiche nel momento in cui vanno ad operare in ambito produttivo e commerciale, nasce l’esigenza di raccogliere presso le singole aziende produttrici i dati necessari al presente studio. Esso prende il via da quella che, a nostro avviso, è la necessità di indagare più approfonditamente su un comparto che potrebbe assumere un peso rilevante nella zootecnia biologica campana.
La ricerca svolta presenta, come scopo primario, quello di indagare il settore apistico biologico campano al fine di approfondire la conoscenza della struttura produttiva del nostro territorio. In particolar modo ci si propone due obiettivi: il primo è l’individuazione dei costi aziendali di produzione che gravano sul bilancio degli apicoltori biologici e confrontare i risultati ottenuti nelle corrispettive aziende che praticano il metodo convenzionale. Tale confronto è dettato dall’esigenza di verificare se la scarsa diffusione del metodo bio in apicoltura sia causata da un significativo aggravio nei costi di produzione. Se così fosse, si precisa, l’apicoltore bio avrebbe una perdita netta dovuta al fatto che i consumatori non riconoscono al miele biologico alcuna caratteristica superiore al miele in generale associando erroneamente a quest’ultima una generica caratteristica di naturalezza. Il secondo obiettivo mira, invece, ad una prima ricostruzione della filiera miele, con l’individuazione dei principali attori coinvolti e delle relazioni correnti tra essi. Lo scopo che ci si prefigge è di iniziare a far luce sulle dinamiche di un settore dalle notevoli potenzialità ma che, a nostro avviso, non ha ricevuto adeguate attenzioni dagli studiosi.

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3 INTRODUZIONE L’attenzione delle istituzioni per il settore apistico, negli ultimi anni, è andata notevolmente crescendo. Il fenomeno è stato tanto apprezzabile che si è osservata l’emanazione di diversi strumenti di politica agricola regionale, nazionale e comunitaria che riguardano questo particolare settore. Tali strumenti tendono a sostenere gli investimenti, ridurre i costi di produzione per gli apicoltori, promuovere produzioni di qualità. L’interessamento a questo settore è da attribuire all’importanza che l’attività apistica ricopre in agricoltura, principalmente per tutelare e rafforzare l’aspetto occupazionale e reddituale degli operatori i cui trend, nel settore agricolo generale sono in continuo declino. Inoltre, questa particolare tipologia di produzione vanta, in tutto il mondo, prestigiosi riconoscimenti in merito all’aspetto qualitativo. Non ultimo, infine, il particolare legame di questo settore con il concetto di naturale, fa si che gli strumenti di politica adottati hanno, in modo diretto, anche forte azione di difesa nei confronti dei sistemi ecologici. L’opera che le api naturalmente svolgono e il legame con le attività dell’uomo sono stabilmente integrate tra loro da millenni di “stretta collaborazione” e pertanto la tutela di questo rapporto ha elevata rilevanza anche in termini di difesa del sistema agro-ambientale e più in generale di tutela della biodiversità. L’azione pronuba dell’ape, ad esempio, è indispensabile per garantire l’impollinazione di molte specie vegetali coltivate tanto da essere considerata un vero e proprio fattore di produzione.

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