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Il disagio lavorativo contemporaneo. Contesti strutturali e relazionali. Possibilità di azione e cambiamento.

Ogni momento storico è caratterizzato da particolari forme di lavoro, influenzate da fattori politici, economici, sociali; e ogni forma di lavoro è caratterizzata da sue peculiari forme di disagio e da costi per i lavoratori. Il momento attuale non differisce in questo. La principale particolarità della situazione contemporanea è data dal fatto che stiamo attraversando un momento di transizione, come conseguenza delle trasformazioni dell’economia mondiale. Oggi ci troviamo ad affrontare una radicale ristrutturazione del mondo del lavoro, che si è insinuata poco alla volta, in maniera per lo più sotterranea, senza lasciare il tempo agli individui di adattarsi. Sono diversi i fattori che hanno determinato questi cambiamenti. Ma la principale conseguenza è la trasformazione delle forme del lavoro: la maggior parte dei contratti oggi a disposizione sono atipici: lavoro temporaneo, contratti a progetto, contratti occasionali, stage. Il contratto standard di lavoro è sempre meno diffuso, e cresce ovunque la contrattazione individuale. Questo non è necessariamente un cambiamento negativo, ma indubbiamente crea confusione, disagio, perdita di sicurezze, soprattutto se si considera che i lavoratori poco conoscono di questi nuovi contratti. Spesso sono gli individui a dover pagare sul piano personale i costi della flessibilità del lavoro, con la perdita della salute fisica e psichica, della serenità familiare e con l’abbandono, o il rinvio a un tempo indefinito, dei propri progetti di vita.

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Il disagio lavorativo contemporaneo: contesti strutturali e relazionali. Possibilità di azione e cambiamento 5 INTRODUZIONE Nel 1955 Marcuse scriveva che il progresso tecnologico avrebbe gradualmente portato l’umanità a liberarsi dall’alienazione che caratterizza la vita lavorativa di ogni individuo e, di conseguenza, la sua vita personale. Punto di partenza del saggio di Marcuse è dato dalla tesi freudiana secondo cui la società umana evolve a spese degli impulsi istintuali. Dal momento che la società, per esistere, deve piegare gli istinti erotici del singolo per incanalare nel lavoro le sue energie, il prezzo della civiltà è la repressione, e il suo disagio è la nevrosi. (Marcuse, 1955) Ma l’ipotesi di Marcuse è che il progresso stesso della civiltà abbia raggiunto un livello di produttività che potrebbe permettere di ridurre considerevolmente l’energia istintuale da spendere in lavoro alienato: se la lotta per l’esistenza, e la mancanza di mezzi e risorse, hanno reso necessario, nel corso della storia dell’umanità, la repressione degli istinti per deviare le energie dell’uomo sul lavoro, il progresso potrà creare le condizioni affinché si sviluppi una civiltà industriale matura, caratterizzata dall’automatizzazione del lavoro e quindi dalla riduzione al minimo del tempo al lavoro dedicato. Prospettiva indubbiamente allettante, e caratterizzata da una sua logica apparente talmente lineare che a primo acchito sembra quasi realistica. Se questo era il sogno utopistico di Marcuse, quelle che invece vediamo avverate nella realtà sono invece le sue predizioni peggiori: le risorse materiali e psichiche

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze dell'Educazione

Autore: Silvia Tozzi Contatta »

Composta da 192 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4341 click dal 16/05/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.