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Kraftwerk Rummelsburg : Recupero dell'antica centrale elettrica di Rummelsburg a Berlino

Il progetto recupero dell'antica centrale elettrica di Rummelsburg a Berlino ha diverse finalità: l'inserimento di un nuovo progetto all'interno di una fabbrica esistente prevede anzitutto una valorizzazione dell'edificio, con una ricerca storica ampia e mirata, un'attenta analisi urbana e delle parti costituenti l'edificio, nonchè uno studio dei nuovi materiali da inserire. Il risultato pertanto si configura con l'inserimento del nuovo in modo da valorizzare le parti che hanno perso il valore iniziale, mentre le parti dell'edificio con un valore storico ancora forte vengono valorizzate con un intervento meno forte e più mirato.

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1 Per affrontare il delicato tema del progetto all’interno (oppure di recupero e trasformazione d’uso) di un edificio industriale di valenza storico-artistica non si può prescindere dall’analisi e comprensione del mondo con cui ci si confronta: gli edifici per la produzione, infatti, sono stati molto meno studiati rispetto ad altri tipi architettonici, pertanto capire quale poetica sia sottesa al progetto degli stessi non è semplice, data la carenza di bibliografia. Questi manufatti sono di recente esistenza ed il più delle volte vengono considerati edifici di importanza secondaria, minori rispetto ai consueti monumenti architettonici. Negli ultimi anni però si sta verificando un’inversione di tendenza, in Italia ed in Europa, che denota una maggiore attenzione sulle tematiche di recupero non solo dell’antico, ma anche del moderno; questo ha portato a svariati studi su edifici industriali prima abbandonati, fino a costituire una vera e propria disciplina autonoma, ovvero l’ archeologia industriale. Il termine Archeologia industriale coniato nel Regno Unito da Michael Rix nel 1958, acquista significato in Italia solo negli anni Settanta allorquando vedono la luce Associazioni volontaristiche, Fondazioni e riviste specialistiche. Per tutti gli anni Ottanta proliferarono convegni e seminari di studio che allertarono la pubblica attenzione sulla salvaguardia del costruito industriale, mentre decollarono i primi entusiastici interventi di recupero all’uso collettivo. E, intanto, qualche urbanista conia il neologismo a effetto di aree dismesse. Con la conseguenza, però, di riportare l’attenzione piuttosto sui valori fondiari del nudo terreno anziché sul costruito che vi insiste sopra e che si vorrebbe salvaguardare e valorizzare. Così anziché sostenere e incoraggiare la riappropriazione all’uso pubblico del sopravvissuto, la nuova parola d’ordine finisce per sancirne la definitiva condanna. Se parlare di “archeologia industriale” significava riconoscere la priorità “archeologica” del bene, confermandone lo statuto attuale di un sistema di fabbrica uscita dall’uso produttivo e oggi proponibile solo come museo di se stessa, parlare di “aree dismesse” ne presuppone la sostanziale manipolazione come sistema di presenze di cui liberarsi a favore di nuove volumetrie. La più corretta nozione di patrimonio industriale vuole rivendicare la necessità di un riuso compatibile. Ma’’è un prezzo da pagare per riimmettere il sopravvissuto come sistema di fabbriche in un circuito di riuso ed è quello di farle INTRODUZIONE

Tesi di Laurea

Facoltà: Architettura

Autore: Luca Girardini Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1661 click dal 09/06/2006.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile solo in CD-ROM.