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Giove ed Io. Studi iconografici dall'antichità al Seicento

In questa tesi, divisa in due volumi, si approfondiscono attraverso le fonti letterarie gli studi iconografici sul mito di Giove ed Io dall'antichità al Seicento, con particolare riguardo al I Libro delle Metamorfosi di Ovidio.
Il primo volume si divide in cinque capitoli che ripercorrono, fin dalla sua origine, la storia iconografica e iconologica del mito attraverso i secoli fino alla fine del 1600.
Il secondo volume ripropone quasi tutti i testi in versione integrale che raccontano della relazione amorosa del padre degli dei con la ninfa Io, nonchè un repertorio figurativo con immagini di opere d'arte che raffigurano il mito di Giove e Io, dipinte in uno arco di tempo che va dal Cinquecento (non analizzate nel primo volume) fino al Novecento
(vol. I pp. 333; vol. II pp. 117).

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1 Introduzione Uno dei miti piø conosciuti dell antichit , come fo nte di ispirazione di generazioni di artisti. Dalle prime raffigurazioni greche andate oggi perdute all Argo di Salvador Dal (1904-1989) del 1981, oltre duemila anni di storia dell arte, attraverso gli stili, le influenze e le caratteristiche di ogni epoca. Al centro, lo stesso soggetto: la storia di Zeus/Giove e della ninfa Io, il primo grande amatore, la seconda, figlia del fiume Inaco, capace di far perdere la testa al padre degli dei. Vedendola vicino alle acque del fiume paterno, Giove la invita ad entrare in un bosco, si trasforma in nebbia e, come scrive Ovidio (43 a.C.-17 d.C.) nelle Metamorfosi, le toglie il pudore 1. Una delle tante scappatelle del dio che non lasci a indifferente sua moglie Giunone, impegnata a punire le amanti del marito e i suoi figli adulterini. Il tradimento viene scoperto, ma Giove cerca di aggirare le sue responsabilit , trasformando Io in una giovenca. Giunone per non s i arrende, sottrae l animale e lo affida ad Argo, suo fedele guardiano, mostro dai cento occhi. La reazione di Giove non si fa attendere e dispiaciuto per aver coinvolto una giovane innocente, chiede a Mercurio di liberare Io. Il dio alato ubbidisce e trasformandosi in pastore, al suono della musica addormenta e uccide Argo. La buona volont di Giove, per , non serve e per Io la situazione diventa seria. Giunone, affranta per la morte di Argo, raccoglie i suoi occhi per decorare le piume del suo pavone e fa pungere la giovane da un tafano. Io, imbizzarrita dal tormento, comincia a girovagare per tutti i continenti, fino ad arrivare in Egitto dove successivamente sar ven erata come dea Iside. Fin qui il mito, che con varianti piø o meno marcate Ł stato tramandato da Eschilo (525 a.C. ca-456 a.C.), Erodoto (484 a.C.-dopo il 424 a.C.) e Plutarco (46-125 ca) in Grecia e da Ovidio a Roma. Una storia che ha 1 Ovidio, Le Metamorfosi, v. 600, Libro I. A Cura di Ferruccio Bernini, Bologna, Nicola Zanichelli Editore, 1958, pag. 37, vol. I.

Tesi di Laurea

Facoltà: Conservazione dei Beni Culturali

Autore: Maddalena Bertolini Contatta »

Composta da 456 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3603 click dal 17/07/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.