Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Tre traduzioni della Waste Land

Tre traduzioni differenti dell'opera dello scrittore americano Eliot. Vengono confrontate tre diverse versioni di traduttori italiani e viene spiegato il concetto di interpretazione. Che cosa vuol dire interpretare? Perchè le traduzioni possono essere differenti? La lingua è strettamente collegata al tempo; ma in cos'altro differiscono le traduzioni? Tutti i vocaboli utilizzati hanno un motivo, una spinta che l'Autore vuole dare al lettore stesso per interpretare e comprendere un'opera, la sua opera che può diventare vostra.

Mostra/Nascondi contenuto.
5 INTRODUZIONE: LA TRADUZIONE COME NECESSITA’ E’ questa l’opera con cui Eliot aveva dato espressione di un’epoca orientata verso un periodo di disorientamento, quell’immagine dell’ansia che con The Waste Land chiude il ciclo con frammenti e pensieri di poeti del passato e con la dichiarazione che con questi frammenti Eliot “ha puntellato le sue rovine 1 ”. E’ un pensiero europeo al limite della desolazione che stava per travolgere ogni traccia di una cultura secolare. Solo in forza dell’inesauribilità dell’apertura ontologica della persona si comprende perché l’opera d’arte si presenta all’interprete come accessibile e inesauribile insieme, e l’interpretazione è al tempo stesso un possesso reale e un compito infinito; e questa accessibilità dell’opera d’arte si precisa meglio nel rapporto di identità e di trascendenza che ha rispetto alle sue interpretazioni. Dalle parole di Pareyson “Se per il lettore la sua interpretazione è l’opera stessa e l’opera non vive se non nelle interpretazioni che se ne danno” 2 , si comprende come questo principio sia conforme alla natura dell’opera d’arte come forma, cioè come dotata di vita propria e di una legalità interna: totalità irrepetibile nella sua singolarità, indipendente nella sua autonomia, esemplare nel suo valore, conclusa e aperta insieme nella sua definitezza che racchiude un infinito, perfetta nell’armonia. La forma è stimolo di un processo di formazione, di un processo di interpretazione: ciò che è formato è di per sé interpretabile, e la sua capacità di suscitare un processo interpretativo sta appunto nell’essere la conclusione di un processo formativo. Se l’opera è dunque legge e risultato di un processo di formazione, per coglierne il valore artistico occorre allora considerarla come legge del processo di cui è risultato, e l’opera rivela la propria perfezione solo a chi sa coglierla nel processo con cui si adegua con se stessa. Bisogna dire che l’opera esige esecuzione, ovvero ch’essa vuol essere eseguita ma chiede conto del modo di eseguirla: l’opera risiede nelle sue esecuzioni come loro legge e criterio di giudizio, cioè le stimola tutte, le regola nel loro corso, le approva se adeguate, le denuncia se fallite o arbitrarie, si consegna a quelle che sono valide, ma si sottrae a quelle che la tradiscono; si può dire che l’opera si arrende all’esecuzione che 1 M. PRAZ, Prefazione a La terra desolata, Milano, Bompiani, 1995, p. 6 2 L. PAREYSON, L’interpretazione dell’opera d’arte, Milano, Garzanti, 1975, p. 162

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere

Autore: Luca Calegaro Contatta »

Composta da 26 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4798 click dal 19/07/2006.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.