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Il cartone animato di propaganda in Germania tra il 1937 e il 1944

Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Lucrezia Velluso
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Lettere
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Augusto Sainati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 188

Durante il XX sec. i canali di comunicazione rapida acquistano valore inestimabile per i fascismi. I dittatori europei sfruttano i fenomeni sociali come spinte vitalistiche per accrescere l’impatto dei mass-media.
Ogni stato totalitario organizza lo spazio fisico e comunicativo servendosi di stampa, radio, televisione e cinema.
In Germania Goebbels sceglie il mezzo cinematografico, oltre agli altri canali di comunicazione rapida, come sistema coercitivo subordinato a politica ed economia.
Il Ministro del PROMI intuisce la possibilità di usare il cinema come veicolo di propaganda e mezzo di persuasione, in concordanza con le teorie di uno dei padri fondatori della teoria per la suggestione delle masse: l’americano Bernays.
Meno noto, o meglio completamente sconosciuto ai più, l’impiego del cinema d’animazione come mezzo di persuasione.
Eppure il cartone animato viene massicciamente impiegato a scopo propagandistico fin dalla Prima guerra mondiale e trova largo impiego nella Germania del III Reich.
Il cinema d’animazione riveste un ruolo non trascurabile, per la sua capacità di coniugare la concretezza del messaggio politico con l’innovazione estetico/linguistica.
Il presente lavoro verte sul cartone animato come attualizzazione, integrazione e soluzione del contrasto generato dalla convivenza, nella storia culturale della Germania nazionalsocialista, di istanza opposte: assistiamo, infatti, all’intrecciarsi simultaneo del patrimonio culturale autoctono (sottoforma di fiabe, che costituiscono l’intelaiatura mitologica moderna) con l’irruzione violenta nella modernità.
L’intento è di chiarire il ruolo del cartone animato nella costruzione del regime e della gerarchia del Nazionalsocialismo, e di ricostruire un corpus frammentario e poco conosciuto.
I film analizzati sono sintomatici di un preciso momento evolutivo dei modelli ideologici e culturali che il Terzo Reich intendeva trasmettere: se pure hanno un’attenzione privilegiata per un pubblico infantile e semi-adolescenziale, non arrivano mai a livelli di trasmissione elementari, anzi.
Le opere presentate sono pregne di connotazioni politiche, in costante rapporto dialettico con il piano amministrativo nazista e niente affatto escluse dai procedimenti linguistici utilizzati nei “film dal vero” per adulti.
Punto finale delle analisi è riservato all’identificazione dei procedimenti retorici, in larga parte esemplati sul modello disneyano, che portarono all’elaborazione di un vero e proprio piano produttivo dei cartoni animati filo-nazisti, all’insegna di un totale consenso al sistema governativo.


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3 – Introduzione – In senso etimologico la parola propaganda contiene una marca semantica legata all’obbligo di diffondere. La necessità di radicare idee e di gestire menti nasce col Potere: come scrive lo storico Philip M. Taylor, prima dello scoppio della Grande Guerra il termine propaganda designava i mezzi utilizzati dal Papato, nel XVI secolo, per riportare i riformati alla Chiesa di Roma. 1 “Prima del 1914, ‘la propaganda’ era semplicemente il modo con cui chi aderiva ad un’ideologia politica o ad una dottrina religiosa tentava di convincere il dissidente”. 2 Ogni azione propagandistica era mimetizzata nelle pieghe del potere religioso, come nelle più antiche società teocratiche, o nel culto di un despota carismatico. 3 1 “Before 1914,’propaganda’ meant simply the means wich an adherent of a political but chiefly of areligious doctrine employed to convince the unconverted”. Papa Gregorio XIII (1572-85) incaricò una Commissione di Cardinali di diffondere la vera fede nei paesi non cattolici e dopo la Guerra di Trent’anni papa Gregorio XV rese permanente la Commissione (1622) con il nome di Sacra Congregatio de Propaganda Fide. Cfr. P.M.Taylor, ”Propaganda in International Politics, 1919-39”, in K.M.R. Short (a cura di), Film and Radio Propaganda in World War II, University of Tennessee Press, Knoxville 1983, pag.20. 2 Ibidem. 3 Nelle Idi del settembre del 45 Giulio Cesare lasciava, in un sommo atto propagandistico, un’eredità di 300 sesterzi ad ogni cittadino romano. Cfr. Marta Sordi (a cura di), I canali della propaganda nel mondo antico, Vita e pensiero, Milano 1976.

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