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Flotta senza Ali - perchè la Germania e l'Italia non ebbero la portaerei

Il lavoro illustra il processo di elaborazione di una dottrina aeronavale da parte delle potenze totalitarie dell’Asse.

L’introduzione illustra il panorama generale della dottrina navale delle potenze dell’epoca e la posizione geopolitica delle potenze dell’Asse quali Italia e Germania. I capitoli seguenti sono dedicati al dibattito avvenuto fra i maggiori sostenitori delle navi di linea e delle portaerei soprattutto in Italia a cavallo fra gli anni ’20 e ’30 ( Bernotti e Fioravanzo e Douhet e Cavagnari ). I capitoli “Aquila” e “Graf Zeppelin” descrivono le fasi alterne della costruzione delle portaerei. La conclusione prova a spiegare le cause del fallimento del progetto aeronavale delle potenze dell’Asse.

Le fonti d’archivio rivelano vari aspetti di deficienza e inadeguatezza del dispositivo aeronavale accompagnate dai commenti fatti all’epoca da esponenti della Regia Marina e Aeronautica negli estratti della Rivista Marittima e nella bibliografia.

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2 INTRODUZIONE Il dominio del mare è uno dei requisiti fondamentali di una nazione per diventare una grande potenza. Infatti dominare i mari significa controllare le rotte commerciali e fondare imperi. La strategia geopolitica del XIX secolo era appunto espandere la propria influenza diretta o indiretta su tutti i continenti attraverso la costituzione di potenti flotte militari. Questa strategia richiedeva enormi spese quindi la nazione più potente era il paese con la flotta meglio armata ma anche il paese più ricco ed influente. La credibilità internazionale si misurava con il numero di navi da guerra più che con la grandezza degli eserciti terrestri. La più grande potenza del mondo era la Gran Bretagna che aveva basato tutto il suo prestigio sulla Flotta. La strategia navale britannica aveva come obiettivo la protezione delle proprie rotte e dei propri interessi imperiali e i mezzi per raggiungerlo erano continue manovre intimidatorie e battaglie dirette decisive. L’Impero Britannico pianificava la sua strategia mondiale cercando di assicurarsi il più possibile il controllo di stretti e isole e canali per obbligare le altre potenze a sottoporsi a compromessi e a dazi insomma a riconoscere la supremazia inglese. La strategia del Rule of Sea quindi garantiva credibilità internazionale, colonie e ricchezza. Tutte le altre potenze, se volevano combattere il predominio britannico, dovevano anche esse disporre di una marina altrettanto potente e soprattutto organizzare anche nel lungo periodo una coerente strategia marittima e risorse economiche necessarie. La corsa agli armamenti navali coinvolgeva tutte le grandi potenze industriali ma nessun paese era riuscito a collegare strategia geopolitica con la tattica navale che spesso era

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gabriele Suma Contatta »

Composta da 162 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2279 click dal 31/07/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.