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La tregua: dal libro al film

Già dalla prima uscita nel 1963 del romanzo di Primo Levi La tregua, Francesco Rosi accarezzava l’idea di portarlo sullo schermo. La tregua è il secondo romanzo di Levi dopo Se questo è un uomo, l’autobiografico racconto della traumatica esperienza subita nel campo di concentramento di Auschwitz, di cui La tregua può essere considerato quasi la continuazione, il romanzo racconta infatti della liberazione del campo da parte dell’esercito sovietico a cui seguì il labirintico viaggio di ritorno a casa del protagonista assieme ad un gruppo di sopravvissuti attraverso mezza Europa.
La tregua è il racconto di questo tempo, di questo incredibile viaggio del ritorno e dei suoi protagonisti, è il ritorno alla vita, e quindi alla normalità che si accende qua e là come un lampo improvviso, è un attimo sospeso tra una tragedia passata e un futuro ancora incerto.
Levi ha affidato alle pagine del suo romanzo la memoria di un passato ammonitore, Rosi affida il motivo della memoria che è il tema di fondo di tutto il film alle sue immagini possenti e vigorose, dove a un largo respiro epico si accompagnano momenti di grande suggestione poetica e di autentica commozione. Rosi raccoglie quella testimonianza del dolore che è stata la prima reazione di Levi, ma subito dopo avverte quell’alternarsi di tragedia e di grottesco, in una visione che unisce pietà ed ironia, che rappresenta la fase immediatamente successiva del libro. La tregua è il tempo necessario per tornare alla normalità e per poter riassaporare la gioia di vivere dopo l’atroce prova del Lager, è il tempo per chi ha vissuto quella terribile esperienza per riappropriarsi dell’anima che gli è stata strappata insieme alla libertà e alla dignità.
Rosi a una settimana dalla tragica scomparsa dello scrittore, aveva ottenuto personalmente da Levi il permesso di trasportare in immagini il suo libro, “lei mi porta un po’ di luce in un momento molto buio della mia esistenza” furono le parole pronunciate da Levi al regista, felice per questo progetto.
Ecco che realizzare questo film per Rosi, è stato oltre che una sorta di mantenimento di una promessa, un vero e proprio impegno morale verso la memoria di Levi.
Finalmente dopo dieci anni di difficile gestazione, Francesco Rosi dopo aver lottato contro molte avversità, ma aiutato anche da persone quali Martin Scorsese che grande ammiratore del regista, ha appoggiato il suo progetto convincendo il produttore Leo Pescarolo a produrre il film, è riuscito nel 1997 a portare sul grande schermo La tregua.
Il presente lavoro mira dunque ad operare tra i due testi un attento esame comparato ed una ricca analisi critica e riflessiva suffragata oltre che dalle molte recensioni e articoli critici, in modo particolare dalle parole dello stesso regista rilasciate nel corso dell’intervista realizzata in mia presenza il 19 marzo 1999, la quale si trova integralmente riportata in appendice 1.
Questo, che può essere considerato il nucleo tematico dell’analisi, viene preceduto da un primo capitolo nel corso del quale si tratterà la figura di Primo Levi con una breve premessa sullo sterminio degli ebrei perpetrato in particolare nel campo di Auschwitz, ma soprattutto si cercherà di compiere un’analisi critico-letteraria del libro oggetto del presente lavoro, La tregua.
Il secondo capitolo invece, verrà dedicato alla figura del regista, da sempre contraddistinto da un grande impegno civile, Francesco Rosi, con un riguardo particolare agli altri suoi film tratti da opere letterarie, ma soprattutto alla ricostruzione dei fatti dalla prima nascita del progetto de La tregua, fino alla realizzazione finale del film.

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INTRODUZIONE Già dalla prima uscita nel 1963 del romanzo di Primo Levi La tregua, Francesco Rosi accarezzava l’idea di portarlo sullo schermo. La tregua è il secondo romanzo di Levi dopo Se questo è un uomo, l’autobiografico racconto della traumatica esperienza subita nel campo di concentramento di Auschwitz, di cui La tregua può essere considerato quasi la continuazione, il romanzo racconta infatti della liberazione del campo da parte dell’esercito sovietico a cui seguì il labirintico viaggio di ritorno a casa del protagonista assieme ad un gruppo di sopravvissuti attraverso mezza Europa. La tregua è il racconto di questo tempo, di questo incredibile viaggio del ritorno e dei suoi protagonisti, è il ritorno alla vita, e quindi alla normalità che si accende qua e là come un lampo improvviso, è un attimo sospeso tra una tragedia passata e un futuro ancora incerto. Levi ha affidato alle pagine del suo romanzo la memoria di un passato ammonitore, Rosi affida il motivo della memoria che è il tema di fondo di tutto il film alle sue immagini possenti e vigorose, dove a un largo respiro epico si accompagnano momenti di grande suggestione poetica e di autentica commozione. Rosi raccoglie quella testimonianza del dolore che è stata la prima reazione di Levi, ma subito dopo avverte quell’alternarsi di tragedia e di grottesco, in una

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Simionato Contatta »

Composta da 198 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12460 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.