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Strumenti di collateralised funding a disposizione delle banche: i covered bond

Informazioni tesi

  Autore: Marco Tontini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia delle istituzioni e dei mercati finanziari
  Relatore: Lucia Spotorno
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 38

In questo breve elaborato viene trattato il tema del funding bancario, ossia le problematiche degli istituti di credito riguardanti il reperimento della liquidità alle migliori condizioni possibili, con specifico riferimento a due strumenti collateralised di ampia diffusione in Europa: la cartolarizzazione e i covered bond

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INTRODUZIONE La convergenza dei tassi di interesse dopo l’introduzione dell’euro ha portato ad un notevole assottigliamento della forbice tra tassi attivi praticati dalle banche alla clientela, e tassi passivi da esse pagati sulla liquidità raccolta: questo ha indotto gli istituti di credito a focalizzarsi maggiormente sull’abbattimento dei costi in modo da mantenere invariato il livello dei profitti. Le banche, come qualsiasi altra impresa, hanno la necessità di far fronte al loro autofinanziamento e, a tale scopo, dispongono di diverse alternative che permettono loro di raccogliere liquidità per finanziare progetti ed investimenti. Proprio per la loro tipica funzione di raccolta e successivo impiego di fondi, possono talvolta avere bisogno di ingenti risorse liquide e, per questo motivo, la focalizzazione sui costi di raccolta può rappresentare un fattore cruciale nella determinazione del livello di competitività della banca. In questo elaborato viene trattato il tema del funding bancario, ossia le problematiche degli istituti di credito riguardanti il reperimento della liquidità alle migliori condizioni possibili, con specifico riferimento a due strumenti collateralised di ampia diffusione: la cartolarizzazione e i covered bond. Nel capitolo primo viene condotta un’analisi sull’operazione di cartolarizzazione dei crediti, che in Italia può essere utilizzata come strumento di funding dal 1999 sia da imprese finanziarie che da altri enti. Successivamente si affronta l’argomento che costituisce il cuore di questa trattazione, ossia i covered bond: strumenti finanziari di cui le banche potrebbero avvalersi come alternativa alla cartolarizzazione e che, nonostante in alcuni paesi europei siano utilizzati già da tempo, in Italia rappresentano una soluzione innovativa per la raccolta di liquidità delle banche. Dopo aver definito questo tipo di strumento di funding, sempre nel primo capitolo vengono forniti dati e statistiche a dimostrazione del fatto che i covered bond stanno riscuotendo sempre più successo nei mercati europei, grazie alle caratteristiche che li contraddistinguono e li differenziano da altri tipi di prodotti finanziari. Dopo aver illustrato nel secondo capitolo le regolamentazioni in merito adottate nei principali paesi dell’Europa continentale, nel capitolo successivo vengono elencate le differenze esistenti tra le due diverse tecniche di funding sopra menzionate. Il capitolo quarto è dedicato alla normativa Italiana sui covered bond, che, come sarà più volte ribadito, è ancora incompleta e non permette dunque ai nostri istituti di credito l’utilizzo di questo strumento. Nell’ultimo capitolo viene infine trattato l’unico caso di emissione di covered bond di diritto italiano che ha avuto luogo nel nostro paese: le emissioni della Cassa di Depositi e Prestiti. 4

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