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La ricerca della profondità. L'espressionismo di Arnold Schoenberg alla luce della fenomenologia di Merleau-Ponty

Rilettura in chiave fenomenologica degli esperimenti post-wagneriani di sintesi delle arti.

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3 INTRODUZIONE Il percorso artistico e spirituale di Arnold Schönberg è segnato dal continuo ripensamento del problematico rapporto tra contenuto ed espressione, indagato dapprima, in campo teatrale, sul terreno della percezione sinestetica con il dramma espressionista del 1913 La mano felice, e venutosi poi a configurare, con il Mosè e Aronne, l’opera incompiuta cui lavorò fra il 1926 e il 1932, come conflitto tra l’Idea irraffigurabile del patriarca Mosè e l’esigenza, incarnata dal fratello Aronne, di una sua espressione. Il fenomenologo francese Maurice Merleau-Ponty riconobbe in queste esperienze compositive il laboratorio privilegiato di quella nuova visione del mondo che egli stesso andava precisando nei suoi scritti, giungendo, in una delle note di lavoro che accompagnavano la stesura della sua ultima opera, Il visibile e l’invisibile, a stabilire una sostanziale identità tra l’atonalità e la propria filosofia: “la musica atonale = l’equivalente della filosofia dell’Essere di indivisione” 1 . 1 M. Merleau-Ponty, Il visibile e l'Invisibile, Bompiani, Milano 1993, p. 232.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mario Picarelli Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3208 click dal 23/10/2006.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.