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La tassazione delle società controllate straniere - CFC Legislation -

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Ceremita
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Legislazione per l'Impresa
  Relatore: Del Franco Ciriaco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

L’obbiettivo del presente lavoro, sarà l’analisi della normativa sui redditi delle imprese estere partecipate, generalmente conosciuta con il nome abbreviato “CFC”. La sua denominazione è di origine americana poiché negli Stati Uniti si sono svolti i primi studi a riguardo ed inoltre l’Amministrazione statunitense è stata la prima in assoluto ad introdurre una Controlled Foreign Companies Legislation.
Gran parte degli Stati economicamente più potenti sono dotati di sistemi tributari ispirati al principio di tassazione mondiale secondo il quale: i soggetti loro residenti sono tassati sui redditi ovunque posseduti, mentre i soggetti non residenti sono tassati solo sui redditi prodotti nel loro territorio. Vi sono, però, Paesi chiamati “Paradisi Fiscali” che adottano un sistema fiscale privilegiato che non presentano imposte sul reddito, o le applicano con aliquote molto basse. Altresì, si parla di “Paradisi Societari” se gli stessi Stati prevedono la possibilità di costituire nel proprio territorio società di capitali senza particolari formalità. È intuitivo comprendere che, in virtù del “principio di cassa” largamente adottato dall’ordinamento tributario di molti Stati, giace un sostanziale risparmio d’imposta, poiché l’utile prodotto e non distribuito dalla società controllata non è tassato. È possibile, quindi, godere illimitatamente di tale beneficio se l’azionista evita di incassare il dividendo, lasciandolo in uso nella società.
Tra i Paesi che hanno introdotto dal 1962 la normativa CFC ci sono: la Germania (1972), la Francia (1980) ed il Regno Unito (1984). Poiché si ritengono tali Paesi particolarmente significativi, i loro regimi CFC saranno analizzati unitamente a quello statunitense nel corso di questa trattazione.
Anche in questa occasione, si potrà notare che pur avendo il comune obbiettivo di contrastare il differimento o la riduzione del carico fiscale attraverso il ricorso a strutture societarie create ad hoc in giurisdizioni a fiscalità privilegiata, esiste una notevole diversità nelle modalità che possono essere utilizzate per reprimere il fenomeno dell’elusione fiscale internazionale che negli ultimi anni, data la sempre crescente mobilità e “volatilità”di alcune categorie di reddito, si è talmente ampliato da attirare l’attenzione della totalità dei legislatori e delle autorità tributarie dei Paesi a fiscalità più avanzata.
Ciò si è verificato anche in Italia la quale ha ritenuto opportuno rivedere le norme riguardanti i redditi provenienti da società controllate o partecipate estere, al fine di ridefinire e razionalizzare il quadro normativo complessivo dei redditi in oggetto e di sottoporre ad un prelievo fiscale maggiore quei redditi che tramite l’elusione hanno goduto sinora di un ingiustificato beneficio fiscale.
A riguardo, nei prossimi capitoli, analizzeremo il provvedimento legislativo assunto con l’art. 1 della legge n. 342 del 21 novembre 2000, che introduce nell’ordinamento tributario una nuova disposizione attraverso la definizione di un istituto, i cui elementi caratteristici sono stati mutuati dalla legislazione anglosassone, e che mira a contrastare il diffuso fenomeno della delocalizzazione dei redditi in Paesi a fiscalità privilegiata attuato tramite la creazione di società estere controllate da soggetti residenti in Italia.
Attraverso queste operazioni, il soggetto italiano controllante persegue l’obbiettivo di ridurre sensibilmente, se non addirittura minimizzare, il prelievo fiscale su alcuni tipi di redditi particolarmente mobili. Il fine della norma è quindi di contrastare queste pratiche elusive e di attirare e sottoporre anche tali redditi a tassazione.
Infine, per rendere più completa ed approfondita la trattazione in oggetto, si ritiene necessario procedere prima con una valutazione generale dei livelli impositivi di alcuni aggregati, quali l’OCSE e l’Unione Europea.
Nelle pagine che seguono si cercherà di effettuare un’analisi della normativa italiana e degli aspetti internazionali più rilevanti alle tematiche delle Controlled Foreign Companies.

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8 INTRODUZIONE L’obbiettivo del presente lavoro, sarà l’analisi della normativa sui redditi delle imprese estere partecipate, generalmente conosciuta con il nome abbreviato “CFC”. La sua denominazione è di origine americana poiché negli Stati Uniti si sono svolti i primi studi a riguardo ed inoltre l’Amministrazione statunitense è stata la prima in assoluto ad introdurre una Controlled Foreign Companies Legislation. Gran parte degli Stati economicamente più potenti sono dotati di sistemi tributari ispirati al principio di tassazione mondiale secondo il quale: i soggetti loro residenti sono tassati sui redditi ovunque posseduti, mentre i soggetti non residenti sono tassati solo sui redditi prodotti nel loro territorio. Vi sono, però, Paesi chiamati “Paradisi Fiscali” che adottano un sistema fiscale privilegiato che non presentano imposte sul reddito, o le applicano con aliquote molto basse. Altresì, si parla di “Paradisi Societari” se gli stessi Stati prevedono la possibilità di costituire nel proprio territorio società di capitali senza particolari formalità. È intuitivo comprendere che, in virtù del “principio di cassa” largamente adottato dall’ordinamento tributario di molti Stati, giace un sostanziale

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