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Crisi d'impresa e strategie di risanamento

Le crisi aziendali in Italia hanno rappresentato un fenomeno di vasta portata nel corso degli anni Novanta. Questa rilevante accentuazione dei casi di crisi è dimostrata dai dati relativi alle procedure concorsuali che hanno coinvolto le imprese italiane: secondo le statistiche giudiziarie elaborate dall’Istat, il numero di fallimenti dichiarati è passato da 5.967 del 1981 a 13.407 del 1998, con una crescita dunque superiore al 200%.
Il carattere distintivo delle crisi aziendali degli anni Novanta non è costituito solo dalla loro diffusione e pervasività ma, rispetto a quelle del passato, esse si rilevano anche più complesse nei tempi e nei modi di manifestazione.
Di fronte a tale scenario si è accentuato l’interesse verso la ricerca di soluzioni alla crisi più efficaci, in grado di garantire un migliore equilibrio tra le esigenze contrapposte della tutela dei creditori e della conservazione del valore economico delle imprese insolventi.
I sistemi di gestione della crisi devono rispettare diverse caratteristiche fondamentali: essere robusti dal punto di vista delle capacità di prevenzione; permettere interventi efficaci in tempi rapidi; consentire di mettere in campo competenze imprenditoriali, manageriali e finanziarie di livello elevato; operare con un grado accettabile di trasparenza e di equità. Le tradizionali procedure giudiziali sono apparse inadeguate allo scopo, ciò spiega la diffusa tendenza a ricorrere a soluzioni stragiudiziali, realizzate attraverso accordi privati, condotti al di fuori della normativa fallimentare vigente.
L’attenzione verso queste soluzioni privatistiche si spiega soprattutto in funzione dei vantaggi che esse presentano rispetto alle soluzioni giudiziali, vantaggi riguardanti sia la maggiore elasticità che esse consentono nella gestione della crisi, potendo quest’ultima essere liberamente affrontata muovendosi al di fuori di vincoli posti dalla legge, sia i minori costi e i tempi più ridotti normalmente associati alla loro adozione.
Il presente lavoro, dunque, è finalizzato allo studio della composizione della crisi d’impresa in forma stragiudiziale.
Il capitolo primo ha il compito di dare una visione generale sul concetto di “crisi d’impresa”, si cercherà pertanto di offrire una panoramica attorno alla definizione di crisi d’impresa, nonché sull’individuazione e sull’analisi delle relative cause.
Sulla base di tale premesse, il capitolo secondo focalizza l’attenzione sulle modalità di prevenzione e di individuazione degli stati di crisi. Solo da un valido e approfondito lavoro di individuazione si possono impostare diagnosi corrette e interventi risanatori appropriati. In tale ottica, vengono presentati i principali strumenti di diagnosi della crisi, tra cui l’analisi dei bilanci, dei quozienti di bilancio, finanziaria, di mercato e della formula imprenditoriale.
Il capitolo terzo si concentra, invece, sulle soluzioni di risanamento dell’impresa in crisi, in particolare evidenzia le caratteristiche (vantaggi e anche i limiti) e l’iter formativo della soluzione stragiudiziale, vista come alternativa a quella giudiziale.
La soluzione stragiudiziale, si concretizza mediante la realizzazione di un piano di risanamento. E’ nel quarto capitolo che si analizzano le caratteristiche di fondo del processo di turnaround e, in particolare il contenuto del piano di risanamento predisposto per consentire il ritorno dell’impresa a condizioni generatrici di valore. Più precisamente ci si focalizza sul c.d. piano industriale, il quale attraverso interventi di asset restructuring, interventi di razionalizzazione e di riposizionamento strategico, pone le basi per il ritorno alla redditività.
Il capitolo quinto si concentra sul piano finanziario, parte integrante del piano di risanamento stragiudiziale nonché parte integrata con il piano industriale, quest’ultimo rappresenta la base per la realizzazione del primo. La ristrutturazione finanziaria è stata trattata soffermandosi in modo particolare sugli interventi tecnici, che possono combinarsi, quali: consolidamento dell’esposizione debitoria, la riduzione dell’ammontare complessivo del debito e la conversione del debito in altre forme di finanziamento.

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4 INTRODUZIONE Le crisi aziendali in Italia hanno rappresentato un fenomeno di vasta portata nel corso degli anni Novanta. Questa rilevante accentuazione dei casi di crisi è dimostrata dai dati relativi alle procedure concorsuali che hanno coinvolto le imprese italiane: secondo le statistiche giudiziarie elaborate dall’Istat, il numero di fallimenti dichiarati è passato da 5.967 del 1981 a 13.407 del 1998, con una crescita dunque superiore al 200%. Il carattere distintivo delle crisi aziendali degli anni Novanta non è costituito solo dalla loro diffusione e pervasività ma, rispetto a quelle del passato, esse si rilevano anche più complesse nei tempi e nei modi di manifestazione. Di fronte a tale scenario si è accentuato l’interesse verso la ricerca di soluzioni alla crisi più efficaci, in grado di garantire un migliore equilibrio tra le esigenze contrapposte della tutela dei creditori e della conservazione del valore economico delle imprese insolventi. I sistemi di gestione della crisi devono rispettare diverse caratteristiche fondamentali: essere robusti dal punto di vista delle capacità di prevenzione; permettere interventi efficaci in tempi rapidi; consentire di mettere in campo competenze imprenditoriali, manageriali e finanziarie di livello elevato; operare con un grado accettabile di trasparenza e di equità. Le tradizionali procedure giudiziali sono apparse inadeguate allo scopo, ciò spiega la diffusa tendenza a ricorrere a soluzioni stragiudiziali, realizzate attraverso accordi privati, condotti al di fuori della normativa fallimentare vigente. L’attenzione verso queste soluzioni privatistiche si spiega soprattutto in funzione dei vantaggi che esse presentano rispetto alle soluzioni giudiziali, vantaggi riguardanti sia la maggiore elasticità che esse consentono nella gestione della crisi, potendo quest’ultima essere liberamente affrontata muovendosi al di fuori di vincoli posti dalla legge, sia i minori costi e i tempi più ridotti normalmente associati alla loro adozione. Il presente lavoro, dunque, è finalizzato allo studio della composizione della crisi d’impresa in forma stragiudiziale.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Vincenza Rosa Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10160 click dal 06/12/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.