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Il trasferimento di conoscenza nei cluster industriali. Un'analisi empirica nel cluster aerospaziale del Lazio.

Questo lavoro si propone di studiare come la conoscenza viene creata, trasferita e gestita all’interno di un distretto industriale.
Si parte proprio dall’analisi del distretto industriale, di stampo marshalliano, considerando le condizioni e le circostanze che stanno alla base della sua nascita, per passare all’osservazione delle caratteristiche che lo contraddistinguono da altri modelli industriali. In merito viene messo in risalto l’elemento distintivo dell’interpenetrazione dell’insieme di imprese, che formano il distretto, con il contesto sociale ed economico nel quale le imprese stesse sono localizzate. Il capitolo 1 prosegue con l’enunciazione degli elementi di eterogeneità e varietà che si rilevano nella pratica in alcuni distretti da quella che è la nozione classica di distretto. Queste differenze sfociano nella classificazione dei distretti in diverse tipologie che possono essere spiegate con l’ausilio del modello del ciclo di vita, in quanto, in ogni fase il distretto assume una fisionomia diversa. Il capitolo termina con l’enunciazione delle prospettive evolutive dei distretti considerando la situazione attuale di complessità, dovuta alla globalizzazione dei mercati e ai continui mutamenti socio-culturali manifestatesi nella società. Si avverte, allora, la necessità dei distretti di reagire introducendo innovazioni non solo di tipo incrementale, ma radicale, attraverso l’implementazione di strategie competitive incentrate sull’impiego della conoscenza.
E’ sulla conoscenza, intesa come risorsa competitiva, che si sofferma il secondo capitolo, in primo luogo, ricordando i contributi apportati dai maggiori studiosi in materia, ed in secondo luogo, evidenziando le due componenti della conoscenza: tacita, che viene dall’esperienza diretta di imprenditori e lavoratori, esplicita, che permette di accedere alle reti globali e di utilizzarne i linguaggi. Il terzo capitolo si propone di spiegare il ruolo che assolve la conoscenza in ambito distrettuale; s’inizia con la descrizione dei modelli di formazione e di riproduzione evolutiva dei distretti, per poi passare ad un’interpretazione di questi fenomeni in chiave cognitiva, quindi, si parla di trasferimento e di combinazione di conoscenze.
A proposito del trasferimento di conoscenza s’illustrano gli step del processo e soprattutto i meccanismi del trasferimento(osservazione imitativa, mobilità delle risorse umane e relazioni sociali), mentre in materia di combinazione si fa riferimento alla produzione di sapere nuovo dato dalla combinazione della conoscenza posseduta e quell’assorbita attraverso i suddetti meccanismi; successivamente si descrive come le dinamiche cognitive si manifestano nelle aree sistema integrate, cioè nei distretti canonici.
Si prosegue spostando il discorso dagli sviluppi interni al distretto verso quelli esterni ad esso; si parla in proposito delle modalità di assorbimento delle conoscenze esterne al distretto, quindi, di reclutamento di risorse umane che operano all’esterno e di relazioni con gli attori della filiera produttiva, ma anche dell’interesse delle multinazionali per le imprese distrettuali e di enti o associazioni distrettuali che fungono da interfaccia con l’ambiente esterno.
Il capitolo termina con l’esplicitazione delle strategie che i distretti devono mettere in atto riguardo al cambiamento degli scenari competitivi e per superare la possibile chiusura verso l’esterno, senza dimenticare l’aspetto locale del distretto e la continua stimolazione dei meccanismi di trasferimento e combinazione delle conoscenze;
Nel quarto ed ultimo capitolo viene esposto un caso pratico che mette a fuoco il cluster aerospaziale del Lazio; qui l’obiettivo è quello di esaminare i comportamenti di alcuni attori del cluster e verificare in che modo avviene il trasferimento della conoscenza tra gli stessi. Il compito è facilitato dall’utilizzo di un questionario che indaga sul rapporto tra il soggetto intervistato e la capacità di, innovare al suo interno (innovazione di prodotto, processo, organizzativa) e collaborare per l’innovazione. Il questionario è stato sottoposto ad un’impresa del distretto aerospaziale (DTA), la Chorus, ad un’associazione di piccole e medie imprese aerospaziali, l’AIPAS e ad un ente di ricerca pubblico, l’ENEA.
Nel capitolo sono esposti, sotto forma di scheda, i risultati del questionario per ogni intervistato, che hanno come punto d’arrivo una comparazione degli stessi; in più, si vuole mostrare che tipo di relazioni vi siano tra gli attori del cluster e come esse determinino l’innovazione interna, ed infine, in che modo favoriscano il trasferimento di conoscenza.




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6 INTRODUZIONE Questo lavoro si propone di studiare come la conoscenza viene creata, trasferita e gestita all’interno di un distretto industriale. Si parte proprio dall’analisi del distretto industriale, di stampo marshalliano, considerando le condizioni e le circostanze che stanno alla base della sua nascita, per passare all’osservazione delle caratteristiche che lo contraddistinguono da altri modelli industriali. In merito viene messo in risalto l’elemento distintivo dell’interpenetrazione dell’insieme di imprese, che formano il distretto, con il contesto sociale ed economico nel quale le imprese stesse sono localizzate. Il capitolo 1 prosegue con l’enunciazione degli elementi di eterogeneità e varietà che si rilevano nella pratica in alcuni distretti da quella che è la nozione classica di distretto. Queste differenze sfociano nella classificazione dei distretti in diverse tipologie che possono essere spiegate con l’ausilio del modello del ciclo di vita, in quanto, in ogni fase il distretto assume una fisionomia diversa. Il capitolo termina con l’enunciazione delle prospettive evolutive dei distretti considerando la situazione attuale di complessità, dovuta alla globalizzazione dei mercati e ai continui mutamenti socio-culturali manifestatesi nella società. Si avverte, allora, la necessità dei distretti di reagire introducendo innovazioni non solo di tipo incrementale, ma radicale, attraverso l’implementazione di strategie competitive incentrate sull’impiego della conoscenza. E’ sulla conoscenza, intesa come risorsa competitiva, che si sofferma il secondo capitolo, in primo luogo, ricordando i contributi apportati dai maggiori studiosi in materia, ed in secondo luogo, evidenziando le due componenti della conoscenza: tacita, che viene dall’esperienza diretta di imprenditori e lavoratori, esplicita, che permette di accedere alle reti globali e di utilizzarne i linguaggi. E’ dalle due componenti della conoscenza, tacita ed esplicita, che nasce il modello di conversione della conoscenza,

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Antonio Aromatario Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2533 click dal 14/12/2006.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.