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La bicicletta nella letteratura

Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Ragni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Guido Arbizzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 137

L’idea di una tesi sulla presenza della bicicletta nella letteratura nasce da un personale interesse del sottoscritto per queste due “discipline“.
Una volta individuato l’argomento, si è resa necessaria una ricerca delle fonti che legittimasse tale progetto.
La prima analisi bibliografica (seguita successivamente da altre più mirate ed approfondite) ha dato un esito confortante: grazie anche all’ausilio delle moderne tecnologie telematiche si è giunti all’identificazione di un vasto numero di opere e di un altrettanto consistente numero di autori che, anche per una sola volta durante il corso della loro carriera, si sono occupati della bicicletta.
La comparsa del mezzo meccanico nella letteratura italiana coincide con il passaggio dal XIX° al XX°secolo, quando alcuni poeti e prosatori, cominciano a considerare questo oggetto innovativo, ed ancora esclusivo, degno di attenzione letteraria.
Oltre alle pedalate aristocratiche dei vari Oriani, Guerrini e Panzini, che hanno fatto della bicicletta una filosofia ed una ragione di vita, sono stati presi in esame anche letterati, non necessariamente appassionati, nei quali la due ruote compare solo come il“veicolo“ (è proprio il caso di dire) di sensazioni, sogni, amori e avventure di vario genere.
Dalle varie letture sono emersi topòi ed un corredo linguistico e metaforico così simile, tra le varie opere, da far sospettare l’attinenza ad una linea programmatica.
Ma nessun poeta o prosatore ha mai fissato le regole di questo connubio tra bicicletta (o ciclismo) e letteratura cosicchè, le frequenti analogie tematiche legate alla due ruote, risultano essere del tutto occasionali.
Il mezzo meccanico è stato cantato come l’oggetto che riporta la giovinezza nell’animo e nel corpo di chi lo usa; il pedalare, l’esercizio tramite il quale si oblìa la dura realtà.
Grazie alla bicicletta è possibile stabilire un salutare contatto con la natura (le campagne percorse sulla due ruote sono quasi sempre identificate con un’Arcadia incontaminata), la sensazione di leggerezza che si ha scorrazzando veloci lontano dal traffico cittadino è tale che il ciclista si sente un Icaro che vola nel cielo o un Orlando sul suo ippogrifo.
Anche la scorrevolezza, i colori e la lucentezza della bicicletta sono stati fonte d’ispirazione poetica, come pure la simbiosi uomo-macchina espressa tanto nella personificazione del mezzo quanto nella meccanizzazione del pedalatore.
Ricorrente è l’antitesi con gli altri mezzi di locomozione: a cominciare dal cavallo, di cui la bicicletta è considerata la naturale erede, l’anticavallo per eccellenza, passando dall’automobile per giungere fino a treni, piroscafi ed aereoplani.
Da tutti questi motivi, sommati a numerosi altri trattati nello svolgimento dei vari capitoli, si evince innanzitutto come sia lecito parlare dell’esistenza di una letteratura della bicicletta e di come questa materia possa essere un dignitoso argomento di studio, tale da meritare un buon grado di attenzione e rispetto.
“La bici è poesia“ [...] “I paracarri attenti cronometrizzano la corsa. Il mio corpo raccolto e compatto si geometrizza secondo i piani e le forze della bicicletta; ne vive la precisione meccanica di gambe-bielle salire scendere instancabili cocciute. (Essere una macchina precisa infallibile annusatrice predatrice di velocità, godere cantare tutto il poema nascosto nelle molecole d’acciaio), in uno scenario dove Tutte le Ombre della Notte raccolte chinate attorno a me si protendono dietro le mie spalle guardando curiose e meravigliate un ciclista che rigonfia di Poesia un nuovo pneumatico-ideale“.
La bibliografia stessa ha suggerito l’identificazione e quindi l’approfondimento di alcune tematiche: ai dovuti cenni storici, necessari per un generale inquadramento, ha fatto seguito una rassegna delle opere più significative dedicate alla bicicletta seguendo una linea tracciata dai vari topòi, dal linguaggio metaforico e dagli schemi con cui... (continua)

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I INTRODUZIONE L idea di una tesi sulla presenza della bicicletta nella letteratura nasce da un personale interesse del sottoscritto per queste due discipline . Una volta individuato l argomento, si Ł resa necessaria una ricerca delle fonti che legittimasse tale progetto. La prima analisi bibliografica (seguita successivamente da altre piø mirate ed approfondite) ha dato un esito confortante: grazie anche all ausilio delle moderne tecnologie telematiche si Ł giunti all identificazione di un vasto numero di opere e di un altrettanto consistente numero di autori che, anche per una sola volta durante il corso della loro carriera, si sono occupati della bicicletta. La comparsa del mezzo meccanico nella letteratura italiana coincide con il passaggio dal XIX al XX secolo, quando alcuni poeti e prosatori, cominciano a considerare questo oggetto innovativo, ed ancora esclusivo, degno di attenzione letteraria. Oltre alle pedalate aristocratiche dei vari Oriani, Guerrini e Panzini, che hanno fatto della bicicletta una filosofia ed una ragione di vita, sono stati presi in esame anche letterati, non necessariamente appassionati, nei quali la due ruote compare solo come il veicolo (Ł proprio

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