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La pianificazione territoriale di coordinamento in Italia. Un'analisi comparativa sui piani provinciali.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Idda
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Agraria
  Corso: Urbanistica e scienze della pianificazione territoriale e ambientale
  Relatore: Andrea De Montis
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

La tesi consiste in una analisi comparativa della pianificazione intermedia elaborata dall’ente provincia in Italia. Nello studio, si mettono a confronto sei piani di coordinamento provinciale: il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) di Piacenza; il piano territoriale di coordinamento (PTC) di Livorno; il piano urbanistico provinciale (PUP) di Trento; il piano urbanistico provinciale (PUP) di Sassari; il piano urbanistico provinciale (PUP) di Cagliari; il piano territoriale provinciale (PTP) di Catania. Nella tesi, si svolge la comparazione attraverso la costruzione, sperimentazione e applicazione di un metodo basato sull’utilizzo di matrici di impatto modificate, utili a supportare la valutazione delle prestazioni dei piani operando un confronto empirico dei risultati ottenuti. Le matrici adottate possono essere dunque considerate strumenti descrittivi qualitativi sui diversi aspetti che caratterizzano le competenze della provincia in materia di governo delle trasformazioni territoriali.
Tra le principali ragioni che hanno motivato la realizzazione della tesi, si distingue l’emergere di forme innovative di piani urbanistici all’indomani della riforma dell’ordinamento delle autonomie locali, sancita con l’entrata in vigore della legge nazionale dell’ 8 giugno 1990, n. 142 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 1990, n. 135, S.O.).
La tesi, si articola in dieci capitoli; i primi tre capitoli hanno un carattere prevalentemente introduttivo; la parte centrale, dal quarto all’ottavo capitolo, è invece dedicata alla realizzazione e all’utilizzo del metodo; gli ultimi due capitoli presentano considerazioni e conclusioni emerse.
L’attenzione si concentra sulla valutazione delle modalità di funzionamento dei diversi piani, sulla concretezza nell’attuazione delle linee guida di sviluppo ed evoluzione del territorio,sull’ efficienza ed efficacia nel perseguimento degli obiettivi prestabiliti. In particolare, nella tesi si mettono a confronto i diversi approcci sviluppati dall’ente provinciale per comunicare e diffondere a beneficio dei cittadini le scelte strategiche proposte nella costruzione e definizione del proprio piano territoriale di coordinamento.

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1 Introduzione In questa tesi, l’interesse principale è rivolto allo studio della pianificazione intermedia in Italia, con particolare attenzione per alcuni piani di coordinamento provinciale. L’analisi è sviluppata tramite l’utilizzo di tabelle descrittive e qualitative relative a diversi aspetti della pianificazione di ambito provinciale. Le ragioni di alcune caratteristiche sono ricercate nella legislazione sia nazionale sia regionale, mentre si è valutata anche la posizione dell’Unione Europea. Tra le principali ragioni che hanno motivato il tema di tesi, si indica l’emergere di forme innovative di piani urbanistici all’indomani della riforma dell’ordinamento delle autonomie locali, sancita con l’entrata in vigore della legge nazionale del 8/06/1990, n. 142. In primo luogo, è infatti evidente l’importanza che in un futuro ormai prossimo assumerà la pianificazione di livello provinciale soprattutto per quanto riguarda: la gestione e la scelta delle linee guida per gli interventi di tutela, conservazione e sviluppo sostenibile degli habitat naturali; la necessità di realizzare interventi di pianificazione che portino alla gestione delle problematiche in campo idrico, idrogeologico, idraulico-forestale, di consolidamento del suolo e di regimentazione delle acque; la possibilità, sempre in campo ambientale, di istituire parchi e riserve naturali; la possibilità, non utopistica, di accedere tramite i piani territoriali di coordinamento provinciale (come sigla, PTCP), e strumenti correlati, alla partecipazione ai programmi europei di sviluppo rurale; l’opportunità di approfondire la natura di un ente che pianifica e programma le linee di sviluppo in concertazione con i comuni, ma che allo stesso tempo recepisce le direttive dell’amministrazione regionale centrale, trasferendole agli enti locali municipali; l’importanza di una giusta dimensione, nella pianificazione a livello sovracomunale, di un disegno omogeneo, per interventi di pubblica utilità, come strade, poli tecnologici, 1

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