Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Pianificazione fiscale e strategie di crescita internazionale: imprese italiane nel Far East

Il lavoro espone i principali fattori che giustificano oggi la costituzione di una impresa manifatturiera in Cina, inquadrata in un più ampio progetto di internazionalizzazione verso il Far East, e si concentra poi su quale sia la struttura più adeguata per detenere tale investimento. Nei primi due capitoli si individuano quindi i potenziali vantaggi operativi e strategici che motivano economicamente tale operazione, per poi illustrare le principali criticità che fronteggiano gli investitori stranieri in Cina. Nel terzo capitolo si propone l’utilizzo di una holding mista interposta fra la società madre italiana e la manifattura allo scopo di mitigare le criticità descritte e migliorare quindi l’efficacia dell’intera struttura. Il quarto, quinto e sesto capitolo offrono, attraverso la presentazione del quadro normativo di riferimento e l’utilizzo di un modello, l’analisi del potenziale di pianificazione fiscale offerto da Hong Kong o Singapore, col fine di identificare quale dei due garantisca maggiore efficienza qualora vi si costituisca la holding intermedia. Le conclusioni di questo lavoro sono che, sotto le condizioni date, la costituzione di una manifattura in Cina ha oggi un potenziale economico elevato e che strutturare la sua detenzione attraverso una holding mista posizionata ad Hong Kong risulta, già nel medio termine, la soluzione più efficace ed efficiente.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 1. Introduzione Il miglioramento delle tecnologie di comunicazione, l abbattimento delle barriere commerciali e la diminuzione di costi e tempi di trasporto, uniti al veloce sviluppo dei paesi del Far East, stanno spingendo le imprese italiane a rivolgere la propria internazionalizzazione verso i paesi emergenti asiatici con sempre maggiore interesse. Gli obiettivi di questo processo di internazionalizzazione sono generalmente due: uno Ł di natura operativa, ovvero la diminuzione dei costi tramite la delocalizzazione produttiva; l altro Ł di natura strategica, ovvero il presidio e l entrata in nuovi mercati emergenti e ad alto potenziale. Nella prima parte di questo lavoro si sviluppa una analisi del contesto economico, legale e fiscale della Cina1, il paese in via di sviluppo che negli ultimi anni ha attratto i maggiori flussi di Investimenti Diretti Esteri, in larga maggioranza destinati alla costituzione di manifatture. A partire dalle criticit di contesto evidenziate, si proporr poi l interposizi one di una sub-holding fra la capogruppo Italiana e la manifattura in Cina, che abbia due funzioni: (1) Essere un catalizzatore per le criticit dell ambiente eco nomico cinese, costituendo al contempo una efficace base operativa per il processo di internazionalizzazione delle vendite in tutto il Far East; (2) Creare un utile strumento di pianificazione fiscale. Si mettono poi in luce gli aspetti positivi, sia operativi che in materia fiscale, che candidano Hong Kong e Singapore come basi alternative per la localizzazione della sub-holding proposta. L ultima parte consiste nella 1 La ricchezza delle informazioni contenute in questo lavoro e la particolare attenzione al punto di vista dell investitore straniero in Cina sono dovute ad una esperienza sul campo di nove mesi fra il 2005 ed il 2006. E stato il contatto con la comunit degli in vestitori europei e la totale immersione nel contesto locale che hanno messo in luce l esigenza di confutare alcuni miti sugli investimenti in Cina. Il pr imo di questi consiste nella convinzione, diffusa dai cosiddetti pionieri del business in Cina, che orma i non vi siano piø grandi prospettive: ci Ł vero in rapporto alle opportunit offerte negli anni novanta, m a non si pu dire che lo sia in assoluto. Il secondo mit o sfatato in questo lavoro Ł che il contesto economico e legale cinese si sia ormai omologato a quello internazionale dei paesi piø evoluti: al contrario si conclude che lo spirito con cui ancora oggi ci si deve avvicinare alla Cina Ł quello pionieristico. Il terzo ed ultimo mito sfatato nel corso del lavoro Ł che la pianif icazione fiscale non sia davvero efficiente a meno di non usare pratiche illegali: si dimostra proprio che pur rispettando tutte le norme in vigore nei paesi coinvolti la pianificazione fiscale pu garantire buoni rispa rmi.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Guido Bernardi Contatta »

Composta da 100 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2102 click dal 21/03/2007.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.