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Ripresa ed elaborazione del suono nell'audiovisivo

Informazioni tesi

  Autore: Guglielmo Busanel
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Udine
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze e Tecnologie Multimediali
  Relatore: Giovanni De Mezzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Questa tesi si occupa del problema della ripresa e dell’elaborazione dell’audio nel sistema audiovisivo. Le varie problematiche riguardanti questi due aspetti fondamentali vengono affrontate adottando tecniche codificate da esperti e da esperienze personali. Dopo una breve carrellata sui vari strumenti di ripresa saranno presentate delle prove di ripresa e di post-produzione sulla fonte sonora più critica nella creazione di un audiovisivo: la voce. Verranno adottate varie modalità di rappresentazione e di analisi del segnale ( nel dominio del tempo e in frequenza: FFT, sonogramma) ecc. poiché ci aiuta a comprendere meglio come i suoni della voce si trasformino nel parlato.

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Capitolo 1 IL SUONO NEL PRODOTTO AUDIOVISIVO Michel Chion in un’intervista fatta da Valeria Bruni e Silvana Vassallo afferma: “In un certo senso si hanno più spesso degli effetti visivi, ma non sono sempre le immagini reali di un film quelle che si ricordano. Posso fare un esempio molto semplice: da piccolo avevo visto il film Un condamné a mort s'est echappé di Robert Bresson, che racconta la storia dell'evasione di un partigiano francese, e che si svolge quasi interamente nella sua piccola cella di prigione. Lo avevo visto una sola volta, e mi erano rimaste impresse immagini molto precise di grandi spazi di prigione. Quando ho cominciato a lavorare sul rapporto suono - immagine, ho fatto vedere il film di Bresson a degli studenti francesi di cinema, ho provato a eliminare il suono e a guardare solo le immagini. Mi sono accorto allora, che il film mostrava solo dei piccoli frammenti di spazio, ma che il suono ne evocava uno grande, infatti si sentono i richiami dei guardiani di altri piani, passi che si avvicinano e si allontanano, e così via: nella mia memoria le immagini del film non erano quelle reali, ma quelle fabbricate attraverso una sintesi dei ricordi. Questo mi ha dimostrato che le immagini create dal rapporto audiovisivo sono immagini complesse, costruite non solo sul "visivo", su ciò che realmente passa sullo schermo, ma sono delle rappresentazioni più mentali.” Afferma poi: “Perché il suono ci fa immaginare delle cose diverse rispetto all'immagine? Perché il suo valore figurativo è più sfumato. È anche vero che certe volte in certi film il suono arriva prima dell'immagine di una scena, ed è un po' il riflesso di quello che succede nella nostra vita di tutti i giorni: noi abbiamo sentito prima di aver visto. Prima di nascere, e subito dopo la nascita per un po' siamo stati ciechi. Ci sono molti film americani recenti - come Rain Man - in cui i primi suoni del film non sono una musica, ma rumori sul nero, ed è solo dopo che ci si colloca nello spazio. E' un effetto molto poetico che parla a tutti perché è così che accade nella vita.” 1 1 Intervista a Michael Chion di Valeria Bruni e Silvana Vassallo – 4/5 Febbraio 1998 – Università di Pisa pubblicata su Km/n Quadrimestrale di Arti e Comunicazione, Perugia, Dicembre 2000 Anno I, n°0, pp. 21 - 25.

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audio
audiovisivo
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registrazione
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