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Flessibilità del lavoro e occupazione giovanile: un caso di studio

ABSTRACT

L’introduzione del lavoro atipico e del principio della flessibilità nel mondo del lavoro italiano è stata un’importante riforma, che non solo risponde alla crisi occupazionale in atto nel nostro Paese dal 1992, ma che soprattutto tende a creare un contesto normativo più adeguato alle continue modifiche del panorama economico, finanziario e produttivo nazionale ed internazionale. Ma una nuova legislazione sul lavoro non è in grado da sola di modificare questo stato dei fatti. E’, bensì, un presupposto ed uno strumento. Un impiego a tempo determinato in Italia non rappresenta un’opportunità, poichè allo scadere del contratto, la ricerca di un nuovo posto di lavoro sarà lunga e motivo di grande frustrazione.Il lavoro atipico non consente l’ingresso nella vita adulta, dal momento che non assicura entrate e garanzie sufficienti per stipulare un contratto di affitto o di acquisto di una casa, per cui i giovani italiani restano a casa più a lungo e le donne italiane hanno il più basso tasso di natalità nel mondo: penalizzando l’istituzione della famiglia . L’Italia, con un tasso di occupazione che nel 2005 è pari al 57,5% , sconta un ritardo pesante rispetto alla media europea pari al 63.5% . La causa principale del gap italiano è ascrivibile al Mezzogiorno, che dista dagli attuali livelli medi UE di diciotto punti punti percentuali circa con il 45,7%.Ciò testimonia l’inefficacia delle azioni preventive e il rischio di esclusione sociale da parte di coloro che perdono il posto di lavoro. “L’articolo 1 della Costituzione italiana dichiara: “ L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro ”. La costituzione italiana è l’unica, nel panorama non solo europeo, a contenere una formulazione così netta ed esplicita riferita al lavoro e a collocarla nel primo articolo, nel proprio incipit. E con esso si saldano l’art. 3 ( “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali ” ) e l’art. 4 ( “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto ” ) sul diritto al lavoro e la promozione delle condizioni che lo rendono effettivo. Quello che si realizza in questi tre articoli e in generale in tutti i primi dodici base del nostro ordinamento e del sistema democratico, è sicuramente il punto più avanzato del pensiero costituzionale occidentale dal punto di vista della dignità del lavoro e da quello dei diritti sociali. I diritti sociali e del lavoro umano hanno , quindi , radici forti e profonde nei principi fondamentali e vengono collocati in correlazione forte e dinamica coi diritti civili e coi diritti politici” 3. Dunque ben venga la possibilità di lavorare anche in modo diverso....purchè di lavoro si tratti! In Italia, il nostro mercato del lavoro non è vivace, non è fatto di un vorticoso susseguirsi di assunzioni e licenziamenti : chi non accetta i licenziamenti protesta ed è definito anti-moderno, ma questo atteggiamento è condivisibile perchè nell’uscita “ momentanea ” dal mercato del lavoro il lavoratore vive il preoccupante dramma della disoccupazione e non intravede garanzie o forme minime di assistenza o di sostegno. Nel rapporto tra mercato del lavoro, flessibilità e diritti è assente l’introduzione di ammortizzatori sociali universali e di necessari trasferimenti di quote del welfare ai servizi per l’impiego. Per tutte queste azioni è indispensabile un progetto economico-politico sostenibile che sia il frutto di una concertazione tra le parti, la quale deve diventare un caposaldo del modus operandi nelle scelte governative. In questo progetto si dovranno eliminare alcune forme di lavoro atipico che creano precarietà : infatti, nel suo programma Prodi propone la cancellazione del contratto di lavoro" job on call "; del contratto di inserimento e dello staff leasing e punta a far sì che la “ forma normale ” di occupazione sia quella che passa attraverso il contratto di lavoro a tempo indetrminato, inoltre anche l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori rientra negli obiettivi dell’unione, attualmente, per esempio, solo il 18% dei disoccupati riceve un sussidio contro il 70-80% degli altri paesi europei. Si auspica, insomma, una nuova legge sula lavoro, che parta dalla c.d. “ Legge Biagi ”, e che non segua la via della “ terzomondializzazione ”, cioè che non accresca la precarietà e quindi la riduzione delle tutele legislative ed assistenziali. Un lavoro che non consente la costruzione autonoma della propria vita, intrecciandosi con la vita stessa e con la strutturale proiezione umana verso il futuro, diventa esclusivamente distruttivo per la persona che, in questo modo, non riuscirà ad affermara la propria dignità attraverso un buon lavoro! Credo che sia questa la nuova sfida da vincere.


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5Introduzione L’introduzione del lavoro atipico e del principio della flessibilità nel mondo del lavoro italiano è stata un’importante riforma, che non solo risponde alla crisi occupazionale in atto nel nostro Paese dal 1992, ma che soprattutto tende a creare un contesto normativo più adeguato alle continue modifiche del panorama economico, finanziario e produttivo nazionale ed internazionale. Ma una nuova legislazione sul lavoro non è in grado da sola di modificare questo stato dei fatti. E’, bensì, un presupposto ed uno strumento. Un impiego a tempo determinato in Italia non rappresenta un’opportunità, poichè allo scadere del contratto, la ricerca di un nuovo posto di lavoro sarà lunga e motivo di grande frustrazione. In altri Paesi, la flessibilità non è “ la statuizione ” dell’impossibilità di assicurare un “ posto fisso ”, bensì la possibilità di accrescere le proprie competenze professionali, lavorando in diversi settori. E’ un’opportunità. Opportunità che, purtroppo, in Italia ancora mancano soprattutto per le qualifiche più elevate, penalizzando fortemente i giovani e le donne. Il lavoro atipico non consente l’ingresso nella vita adulta, dal momento che non assicura entrate e garanzie sufficienti per stipulare un contratto di affitto o di acquisto di una casa, per cui i giovani italiani restano a casa più a lungo e le donne italiane hanno il più basso tasso di natalità nel mondo: penalizzando l’istituzione della famiglia 1 . L’Italia, con un tasso di occupazione che nel 2005 è pari al 57,5% 2 , sconta un ritardo pesante rispetto alla media europea pari al 63.5% . La causa principale del gap italiano è ascrivibile al Mezzogiorno, che dista dagli attuali livelli medi UE di diciotto punti punti percentuali circa con il 45,7%.. Il tasso di disoccupazione in Italia si è progressivamente ridotto dal 10,1% del 2000 fino al 7,7% nel 2005 al di

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Valentina Nave Contatta »

Composta da 183 pagine.

 

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