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I microfondamenti organizzativi nella valutazione degli intangibles

Informazioni tesi

  Autore: Simone Verza
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economico-aziendali
  Relatore: Marco Zamarian
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

La tesi affronta il tema degli asset intangibili partendo da un punto di vista inusuale, incentrato sulla letteratura delle organizational capabilities. Nella seconda parte del lavoro è stata inoltre implementata un’analisi econometrica su un panel di aziende statunitensi.
Per prima cosa è bene subito precisare come in questo lavoro il riferimento agli intangibles sia da considerarsi in senso ampio e non da riferirsi solamente agli investimenti immateriali che già vengono riportati in bilancio, nel nostro caso sono stati considerati soprattutto aspetti legati alle competenze delle persone ed alle capacità delle organizzazioni come asset per l’impresa.
La questione degli intangibles è stata trattata in modo abbastanza ampio negli scorsi anni, soprattutto nella seconda metà degli anni novanta prima dello scoppio della bolla speculativa. Sono sorte in questo momento le prime teorie sul capitale intellettuale (molto importanti sono da considerare i lavori di Stewart, Sveiby e Edvinsson e Malon) che hanno dato il via allo studio di questa materia in senso più ampio rispetto a quanto prima si facesse riferendosi alle classiche immobilizzazioni immateriali. In realtà però, già molte teorie degli anni passati si erano occupate di questo tema utilizzando però terminologie diverse o comunque toccando la questione in modo indiretto od incidentale. Negli ultimi anni poi anche le teorie contabili (un autore su tutti, Lev) hanno dedicato la loro attenzione agli asset intangibili in un senso più ampio rispetto a quanto fatto prima. Il lavoro quindi, tenuto conto della letteratura poc’anzi citata, inizia con una descrizione del contesto in cui è cresciuta l'attenzione verso questo fenomeno e con un’analisi critica dei diversi approcci agli asset intangibili che si sono susseguiti nel tempo e nei diversi filoni di studio. Quello su cui ci si è concentrati maggiormente è rappresentato dalla descrizione e strutturazione che viene data a questa tipologia di asset, che appare, al termine dello studio dei contributi dei diversi autori, fallace sotto alcuni punti di vista. Dato ciò, si è quindi provveduto ad utilizzare un approccio alternativo alla descrizione degli intangibles che è stato successivamente intrecciato con le teorie organizzative relative alla branca di studi delle “organizational capabilities” (con riferimento particolare ai lavori di Nelson e Winter e Kogut e Zander). In questo modo si è ottenuto una sorta di modello fondativo degli asset intangibili che tenta di spiegare quali siano le microdinamiche esistenti alle spalle di questo fenomeno. Questo punto è quello che, dopo un’attenta analisi della letteratura, pareva essere un tassello mancante in materia.
La seconda parte del lavoro ha invece trattato la questione in modo empirico, individuando nel market-to-book ratio e nella Q di Tobin due proxy del valore stimato degli asset intangibili e cercando quindi di relazionare le teorie precedentemente descritte con dei dati reali. Dato questo punto di partenza sono stati dapprima analizzati degli studi che hanno utilizzato queste due grandezze in analisi di tipo econometrico e successivamente si è provveduto ad utilizzare i dati di bilancio raccolti tramite la banca dati Compustat realtivi ad aziende quotate statunitensi operanti in settori ad alta intensità di conoscenza. Quello che principalmente si è tentato di spiegare attraverso l’analisi econometrica è la relazione tra le spese di R&D ed il valore degli intangibles. Questa ipotesi non ha trovato riscontro completo nell’intero campione considerato, ma ha invece evidenziato una probabile connessione (seppur la numerosità del campione fosse ridotta), nelle imprese di servizi altamente specializzati. Questa tipologia di imprese infatti rappresenta a nostro modo di vedere l’archetipo dell’impresa intangibile.
In conclusione ciò che è risultato evidente è rappresentato dal fatto che nella R&D intervengano molti aspetti di tipo qualitativo più che quantitativo che ovviamente giocano un ruolo importante nella determinazione del valore degli intangibles. Inoltre, è lecito immaginare come possa esistere anche una capacità specifica della gestione della R&D che porti questa ad essere più proficua in talune organizzazioni rispetto ad altre meno “capaci”.

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51. INTRODUZIONE L’idea di fondo di questo lavoro è di trattare la questione della misurazione degli intangible assets con il fine di incorporare nelle tecniche di misurazione i contributi derivanti dalla teorie organizzative. Ci si è quindi proposti di affrontare il problema sotto un’ottica un po’diversa rispetto a quella che abitualmente la letteratura fornisce. I contributi in questa materia negli ultimi anni, sono stati infatti molto numerosi e su diversi fronti, a partire dalle teorie sul capitale intellettuale per giungere fino agli autori di natura contabile. Un aspetto però pareva essere sempre stato trascurato nella trattazione di questa tematica, le teorie organizzative, che da anni trattavano temi estremamente connessi con gli intangibles, non erano state utilizzate appieno per cercare di apportare un contributo alla spiegazione di questo fenomeno. Ci riferiamo in questo caso soprattutto alle teorie relative alle organizational capabilities, che hanno descritto aspetti altamente rilevanti dal punto di vista di una visione dell’impresa basata sugli asset intangibili. Quello che quindi ci si è proposti di fare è di tentare di fondere le idee delle teorie organizzative con quanto riportato in letteratura riguardo al capitale intellettuale ed alla recente questione contabile degli asset intangibili. Il tassello che è parso mancare in questa materia consta proprio nel fatto che la molteplicità di autori che hanno affrontato l’argomento, abbia operato una descrizione degli intangibles che, se analizzata a fondo, presenta diverse contraddizioni ed imprecisioni. La lettura di queste opere attraverso una prospettiva organizzativa ha facilitato l’individuazione della falle di questo filone di studi, che a quanto pare si è preoccupato poco di definire in modo esaustivo gli asset intangibili, tentando invece di saltare direttamente alla loro misurazione. I tentativi di valutazione degli intangibles sono stati innumerevoli ed hanno implicato approcci di diversa natura. Ovviamente la misurazione di un fenomeno come questo deve tenere conto degli obiettivi che ci si prefigge in partenza, ad esempio valutare gli asset intangibili per questioni di gestione sarà sicuramente diverso dal farlo per ragioni di informazione verso i portatori di interesse nell’impresa. Detto ciò è bene però sottolineare come i tentativi di misurazione sembrino in molti casi un salto troppo

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