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Il brand entertainment: il caso di Comunicare In Teatro

Perché scrivere una tesi sul brand entertainment, quando questa parola ancora non compare sul dizionario di italiano, né su un monolingue di inglese, né sull’enciclopedia? A malapena si riesce a trovare una vaga ed imprecisa definizione sull’enciclopedia libera Wikipedia , che però decide di pubblicarne la voce sotto un’altra variante grafica, branded entertainment. E non è finita: c’è pure chi si riferisce a questa evoluzione del marketing con l’espressione brand content. Per non parlare di tutte le errate descrizioni di coloro che non lo distinguono dal product placement o dalla mera pubblicità.
Perché non aspettare il 1° maggio 2007, data di uscita del saggio dal titolo omonimo (“Branded entertainment”) di Jean Marc Lehu , testo di ben 208 pagine che le edizioni Kogan Page daranno alle stampe per il mercato americano e di cui per il momento esiste solo un modestissimo abstract che ne preannuncia la pubblicazione?
La risposta è a mio avviso evidente. Non bisogna attendere di avere conferme dalla sempre autorevole carta stampata per prendere coscienza di un fenomeno che si fa sempre più dilagante, non solo negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, ma ormai anche a livello italiano. Il marketing deve evolversi per stare al passo con le esigenze di un pubblico sempre più severo ed esigente: il brand entertainment si sta dimostrando una strategia chiave, su scala globale, per la valorizzazione del marchio.
Proprio per cercare di dissipare i dubbi, fondati e molteplici, che vi si sviluppano intorno, è sembrato quindi opportuno dedicargli fin da ora un’analisi approfondita.

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1 PREMESSA “Non penso mai al futuro. Arriva così presto”. Albert Einstein Perché scrivere una tesi sul brand entertainment, quando questa parola ancora non compare sul dizionario di italiano, né su un monolingue di inglese, né sull’enciclopedia? A malapena si riesce a trovare una vaga ed imprecisa definizione sull’enciclopedia libera Wikipedia 1 , che però decide di pubblicarne la voce sotto un’altra variante grafica, branded entertainment. E non è finita: c’è pure chi si riferisce a questa evoluzione del marketing con l’espressione brand content. Per non parlare di tutte le errate descrizioni di coloro che non lo distinguono dal product placement o dalla mera pubblicità. Perché non aspettare il 1° maggio 2007, data di uscita del saggio dal titolo omonimo (“Branded entertainment”) di Jean Marc Lehu 2 , testo di ben 208 pagine che le edizioni Kogan Page daranno alle stampe per il mercato americano e di cui per il momento esiste solo un modestissimo abstract che ne preannuncia la pubblicazione? La risposta è a mio avviso evidente. Non bisogna attendere di avere conferme dalla sempre autorevole carta stampata per prendere coscienza di un fenomeno che si fa sempre più dilagante, non solo negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, ma ormai anche a livello italiano. Il marketing deve evolversi per stare al passo con le esigenze di un pubblico sempre più severo ed esigente: il brand entertainment si sta dimostrando una strategia chiave, su scala globale, per la valorizzazione del marchio. Proprio per cercare di dissipare i dubbi, fondati e molteplici, che vi si sviluppano intorno, è sembrato quindi opportuno dedicargli fin da ora un’analisi approfondita. 1 “Branded entertainment is the combination of an audio-visual programme (Tv, radio, podcast, etc.) and a brand.” 2 Professore associato dell’Università della Sorbona (Parigi), nonché consulente in marketing e comunicazione.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Chiara Scalini Contatta »

Composta da 117 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.