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Ottimizzazione delle procedure di estrazione da campioni di formaggio e quantificazione analitica dello Sr-90 mediante tecniche di scintillazione liquida

Il 70% del fallout radioattivo conseguente all’incidente nucleare di Cernobyl del 26.04.1986 ha contaminato il 23% del territorio della Bielorussia, territorio ad alta vocazione agricola, sino a raggiungere livelli di radioattività superiori a 1500 kBq/m2. A 20 anni di distanza dall’esplosione del reattore Nº4, gli effetti sui residenti e sull’ambiente si stanno rilevando sempre più drammatici. Oggi su oltre 145 mila kmq di terreno radioattivo vivono ancora circa 10 milioni di persone che respirano aria radioattiva, mangiano cibi radioattivi e bevono acqua radioattiva. Dopo l’esplosione i casi di cancro alla tiroide sono quadruplicati soprattutto sono aumentati in modo esponenziale i casi di bambini colpiti. Nel Dicembre del 2000 la centrale nucleare di Cernobyl è stata chiusa definitivamente, ma il livello di radioattività delle aree contaminate rimane molto alto. Nel raggio di 30 km intorno al reattore vi sono ancora circa 800 siti di seppellimento di scorie e macerie, allestiti in totale stato di emergenza. In questa situazione di drammaticità acquistano significati rilevanti le azioni che incidono sulle cause primarie di contaminazione: è unanimamente riconosciuto che il 70-90% della contaminazione umana deriva dall’ingestione di alimenti contaminati attraverso un processo che trova nel terreno l’anello di trasmissione. Nel territorio italiano il rischio di contaminazione, derivato dall’uso del nucleare per la produzione di energia elettrica, è ristretto ad eventuali incidenti che possono avvenire in centrali all’estero come quello avvenuto a Cernobyl, in quanto tutte le centrali sono state smantellate sotto sollecitazione pubblica referenziale del 1987. Ciononostante la contaminazione ambientale risulta oggi, come allora, un ostacolo per una salutare sopravvivenza e dunque numerosi sono gli studi rivolti alla determinazione analitica, allo stoccaggio e/o alla eliminazione dei radionuclidi e delle matrici nelle quali essi sono presenti.

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4 I INTRODUZIONE Il 70% del fallout radioattivo conseguente all’incidente nucleare di Cernobyl del 26.04.1986 ha contaminato il 23% del territorio della Bielorussia, territorio ad alta vocazione agricola, sino a raggiungere livelli di radioattività superiori a 1500 kBq/m 2 . A 20 anni di distanza dall’esplosione del reattore Nº4, gli effetti sui residenti e sull’ambiente si stanno rilevando sempre più drammatici. Oggi su oltre 145 mila kmq di terreno radioattivo vivono ancora circa 10 milioni di persone che respirano aria radioattiva, mangiano cibi radioattivi e bevono acqua radioattiva. Dopo l’esplosione i casi di cancro alla tiroide sono quadruplicati soprattutto sono aumentati in modo esponenziale i casi di bambini colpiti. Nel Dicembre del 2000 la centrale nucleare di Cernobyl è stata chiusa definitivamente, ma il livello di radioattività delle aree contaminate rimane molto alto. Nel raggio di 30 km intorno al reattore vi sono ancora circa 800 siti di seppellimento di scorie e macerie, allestiti in totale stato di emergenza. In questa situazione di drammaticità acquistano significati rilevanti le azioni che incidono sulle cause primarie di contaminazione: è unanimamente riconosciuto che il 70-90% della contaminazione umana deriva dall’ingestione di alimenti contaminati attraverso un processo che trova nel terreno l’anello di trasmissione. Nel territorio italiano il rischio di contaminazione, derivato dall’uso del nucleare per la produzione di energia elettrica, è ristretto ad eventuali incidenti che possono avvenire in centrali all’estero come quello avvenuto a Cernobyl, in quanto tutte le centrali sono state smantellate sotto sollecitazione pubblica referenziale del 1987. Ciononostante la contaminazione ambientale risulta oggi, come allora, un ostacolo per una salutare sopravvivenza e dunque numerosi sono gli studi rivolti alla determinazione analitica, allo stoccaggio e/o alla eliminazione dei radionuclidi e delle matrici nelle quali essi sono presenti.

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Michela La Porta Contatta »

Composta da 126 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 764 click dal 24/07/2007.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.