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L'intervento dei creditori nell'espropriazione forzata

L’intervento dei creditori nell’espropriazione forzata è un istituto processuale che ha la propria sede naturale in quello che è il processo d’esecuzione. Siamo , dunque, all’interno di quella che viene definita attività giurisdizionale esecutiva, che si differenzia da quella di cognizione in quanto mentre quest’ultima mira all’individuazione della norma certa da applicare al caso di specie, la prima invece mira all’applicazione concreta della norma. Il processo esecutivo è suddiviso in fasi di cui quella centrale è sicuramente l’espropriazione forzata. L’intervento non è altro che un momento eventuale dell’espropriazione forzata, che permette ad ulteriori creditori oltre al pignorante ( colui che ha dato inizio al procedimento esecutivo) di esercitare un azione esecutiva all’interno di un processo già iniziato da altri, purchè, ovviamente, siano presenti i requisiti previsti dal codice di procedura civile. Dunque l’istituto in questione può essere definito come uno strumento processuale che si fonda sul principio giuridico della par condicio creditorum, che trova la propria espressione normativa nell’art. 2741 c.c.
L’intervento dei creditori è tra gli istituti che maggiormente ha subito la volontà riformatrice del legislatore, che a cavallo tra il 2005 e il 2006 ha profondamente ristrutturato molti aspetti processuali, ed in particolar modo il processo esecutivo. Le modifiche più importanti che hanno coinvolto l’istituto in questione riguardano soprattutto le categorie di creditori che sono legittimati all’intervento. Nell’assetto antecedente alla riforma, quindi prima della legge 80/2005, potevano intervenire tutti i creditori muniti o meno di titolo esecutivo. Il legislatore modificò tale impianto ,seguendo un orientamento dottrinale affermatosi da decenni, restringendo la legitimatio ad intervenendum ai soli creditori muniti di titolo esecutivo, eccezion fatta per i creditori pignoratari, ipotecari e sequestranti. Su tale impianto, che apparve ai primi commentatori troppo rigido e lesivo della par condicio creditorum, è intervenuto il legislatore con la l. 263/05, la quale agiva da un lato estendendo la facoltà di intervenire anche ai creditori il cui credito risultasse da scritture contabili ex art. 2214 c.c ( imprenditori commerciali), dall’altro inserendo nel corpo dell’art. 499 c.p.c. un istituto specifico ,definito sub-procedimento di verifica, destinato a risolvere la sorte dei creditori sprovvisti di titolo esecutivo. Questi ,infatti, dovranno partecipare ad un apposito momento processale in cui il debitore esecutato dovrà riconoscere o disconoscere il loro credito.
Le altre modifiche che l’intervento ha subito, riguardano la disciplina particolare che l’istituto riceve nelle norme che disciplinano le singole forme dell’espropriazione forzata.
In ultimo, nella mia tesi affronto una problematica di particolare importanza dottrinale, ovvero il rapporto oggi esistente tra le controversie distributive ex art. 512 e le opposizioni all’esecuzione ex art 615 c.p.c.

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CAP 1 : INTRODUZIONE 1. Il procedimento di esecuzione. Analizzare, e soprattutto comprendere, le funzioni e gli scopi perseguiti da istituti come l’espropriazione forzata e nello specifico l’intervento dei creditori nell’esecuzione forzata, necessita di una breve premessa rispetto a quello che è l’ambito processuale in cui tali istituti svolgono i propri effetti giuridici. E’ necessario, quindi, accennare brevemente alla funzione del processo d’esecuzione e all’impianto ad esso dedicato dall’ordinamento giuridico. E’ inoltre importante sottolineare come in tale settore il legislatore sia intervenuto in maniera incisiva, con la legge 14 marzo 2005 n. 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Luciano Castaldi Contatta »

Composta da 195 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.