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Il contenzioso instaurato da numerosi Agenti e Rappresentanti davanti la Magistratura del Lavoro in merito alla interpretazione dell’art. 1751 cod. civ. nella formulazione conseguente il recepimento della direttiva comunitaria 86/653/CEE

L'introduzione del nuovo articolo 1751 codice civile, adeguato alla normativa europea, ha creato un notevole contenzioso tra gli agenti ed i rappresentanti di commercio e le case mandanti, circa il criterio da adottare per il calcolo dell'indennità di fine rapporto. In particolare si di batte se prevalgano e, quindi, siano applicabili i criteri degli AACC (accordi collettivi sindacali) oppure i criteri introdotti dalla normativa comunitaria.
La tesi svolge un'ampia panoramica tecnico-giuridica sulla questione, fino a commentare la recente giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea in materia che ha fatto finalmente chiarezza sulla questione, ma non in modo esaustivo.

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1. Introduzione Nonostante siano trascorsi sessant’anni dalla sua originaria configurazione legislativa, il contratto di agenzia stipulato con una persona fisica che garantisca la promozione ed il successo commerciale dei propri prodotti continua ancora oggi ad essere uno dei contratti maggiormente utilizzati dalla moderna imprenditoria. Nell’era del commercio elettronico a mezzo web e della pubblicità ossessiva, il cliente consumatore professionale ed anche occasionale preferisce ancora “entrare in contatto” con l’azienda produttrice, se non altro per avere precise indicazioni e rassicurazioni su qualità, caratteristiche, assortimento, modalità di consegna e prezzo. E questo contatto si realizza solitamente attraverso l’agente o il rappresentante di commercio. Ma la categoria degli agenti è formata da individualità economicamente eterogenee, che vanno dall’agente imprenditore, anche di notevoli proporzioni, ad agiati lavoratori autonomi plurimandatari di marchi affermati, a modesti lavoratori autonomi monomandatari. Le norme tendenzialmente espansive del diritto del lavoro nazionale, ivi comprese quelle privatistiche introdotte dagli Accordi Collettivi sindacali e le norme di armonizzazione del diritto comunitario, difficilmente riescono a gestire o, meglio, regolamentare con equità tale eterogeneità. Di qui l’insorgere di aree di conflittualità, come quella che ci prestiamo ad approfondire con il presente lavoro, che, nell’incertezza delle regole, nascono sicuramente da motivazioni di carattere prettamente economico ma anche da legittime aspirazioni di riscatto del valore della propria attività quotidiana.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Moreno Giannini Contatta »

Composta da 38 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.