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Gianni Brera - L'arte di raccontare lo sport

Informazioni tesi

  Autore: Gaetano Scavuzzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Riccardo Arena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

Gianni Brera è riuscito come mai nessun altro a dare spessore culturale e letterario al giornalismo sportivo, dotandolo di un linguaggio tutto suo che non aveva mai avuto prima.
Ma tornando allo stile che ha contraddistinto Brera e prima di addentrarmi in una sua analisi più approfondita, ho ritenuto opportuno, nel secondo capitolo, ripercorrere la sua vita. Mi sono soffermato su alcuni momenti e alcuni aspetti meno conosciuti, come la sua attività giornalistica durante gli anni della guerra, cui partecipò in prima linea, tra i parà prima e tra i partigiani poi. Momenti ugualmente importanti per delineare e definire meglio la figura, soprattutto umana, del giornalista lombardo e della sua vocazione di scrittore. Infatti Gianni Brera, chiamato confidenzialmente Gioann, non fu solo il più grande giornalista sportivo italiano di sempre, ma fu anche un validissimo scrittore. Ripeteva continuamente: “Sono uno scrittore soffocato dall’ attività giornalistica”.
Durante la sua vita scrisse diversi libri, dalle biografie romanzate in cui ha raccontato i personaggi dello sport come il “campionissimo” del ciclismo Fausto Coppi, di cui era amico fraterno, o Helenio Herrera, allenatore dell’Inter degli anni ’60, agli scritti sull’atletica, sul ciclismo e ovviamente sul calcio; dai romanzi veri e propri intrisi di un’evidente dimensione locale in cui Brera ha voluto raccontare la terra, le tradizioni, gli uomini del luogo dove è nato e cresciuto, a libri sulla gastronomia pavese e lombarda, materie in cui dimostrava grande competenza, che emergeva soprattutto quando si parlava di vino, di cui Brera era un grande intenditore e appassionato consumatore.
Nel terzo capitolo ho rivisitato i pezzi di Brera, che a distanza di decenni restano pieni di fascino e di spessore giornalistico: chi li legge per la prima volta senza conoscere Brera, non può non accorgersi di uno straordinario talento innato che prende forma quando il giornalista lombardo e la parola scritta si incontrano.
Si tratta di articoli che vertono sugli aspetti più vari della vita, molti dei quali scritti da Brera nelle sue rubriche di corrispondenza con i lettori del Guerin Sportivo, e di ritratti di grandi campioni dello sport come Fausto Coppi e Nereo Rocco. Ma a prescindere dal tema trattato, sono tutti “marchiati” dalla riconoscibilità di uno stile assolutamente esclusivo. Come vedremo successivamente, lo stile linguistico di Brera ha preso forma e si è modellato sui libri così come sugli articoli. Ad avvolgere il particolare stile breriano in un’alone di assoluta unicità ha contribuito la capacità del giornalista di essere stato capace di rinnovare il linguaggio dello sport, facendolo diventare parte integrante del linguaggio comune utilizzato ancora oggi, a conferma della sua straordinaria attualità.
Tornando alla scala di prestigio sociale di cui parlavo prima, potremmo dire che Brera è stato colui che prendendo per mano il “racconto dello sport” lo ha portato ai piani più alti. Dopo la sua scomparsa, nel 1992, il giornalismo sportivo è ritornato, dopo un “viaggio tra le nuvole”, dove era solito stare. Con toni nostalgici siamo portati a pensare che “l’alto giornalismo sportivo” Brera se lo sia voluto portare in cielo con sé. Dall’enorme vuoto lasciato dal cronista pavese tra amici, colleghi e lettori prende spunto il quarto capitolo, che ha come titolo il neologismo coniato da Gianni Mura – ancor oggi grande giornalista sportivo e amico di Brera – che qualifica in maniera suggestiva tutti gli orfani seguaci del Gioann e della sua visione del mondo: i Senzabrera. Cercherò di illustrare come, nel panorama giornalistico sportivo odierno, sia ancora profondamente vivo ed attuale il ricordo di Brera. Dalle varie testimonianze di chi lo conosceva bene emergono ritratti che lo dipingono a livello caratteriale, almeno lì, non privo di difetti, visto che era difficile trovarne nei suoi articoli. Era testardo, vendicativo, molto spesso burbero e scontroso, ed un grande polemista che difendeva le sue tesi e le sue idee contro tutti e tutto. Ma la maggioranza delle opinioni su Brera altro non sono che attestati di stima, così come le numerose iniziative organizzate dopo la sua scomparsa per onorarne la memoria.
In ultimo, dopo aver cercato di fornire un’immagine di Brera a 360 gradi, ho tratto le mie conclusioni, incentrate sulla possibilità, resa reale e dimostrabile da Brera, di riuscire a trovare il giusto punto di equilibrio del giornalismo sportivo, da cercare lungo una linea che ha ai suoi estremi la cronaca e la retorica.

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4 Introduzione Il giornalismo sportivo, agli occhi di molti, rappresenta uno dei generi giornalistici minori, ritenuto tra i meno importanti all’interno dell’universo informativo. Una tale considerazione colloca, secondo un errato stereotipo culturale, i giornalisti sportivi e la loro attività sui gradini più bassi di un’immaginaria scala di prestigio sociale e professionale. Il linguaggio giornalistico presenta una base di nozioni e di pratiche sostanzialmente unitaria e coerente, ma i diversi generi sono caratterizzati da peculiarità linguistiche e da linee teoriche e tecniche proprie. Sarà l’analisi del giornalismo sportivo, dei suoi tratti e del suo particolare linguaggio l’oggetto del primo capitolo. Ma non è al giornalismo sportivo che è riservata la centralità di questa tesi; il primo capitolo servirà per introdurre e costruire lo sfondo del particolare mondo giornalistico in cui Gianni Brera, dal secondo dopoguerra agli anni ’90, si è trovato ad operare e a consolidare la sua figura di giornalista-modello, destinata a resistere a lungo, per tutti coloro che vorranno fare del giornalista sportivo il mestiere della loro vita. Individuato il vero “nocciolo” della tesi, ovvero Gianni Brera, si passerà ad analizzare ed approfondire il contributo che il giornalista pavese è stato in grado di dare al mondo del giornalismo, non solo sportivo, evidenziando come sia stato in grado di creare uno stile tutto suo, assolutamente inimitabile, intriso del suo dialetto, quello lombardo, della sua capacità creativa nel coniare neologismi ed espressioni che hanno ampliato gli strumenti utili a raccontare lo sport ed a parlare di sport, della sua vocazione giornalistica supportata da una grande cultura. Ho fatto ciò attraverso alcuni dei suoi numerosi ed illustri articoli realizzati in oltre cinquant’anni di carriera, passati in mille luoghi dove il mestiere lo conduceva accompagnato dalla sua fedele macchina da scrivere, una Olivetti Lettera 22, che permetteva a Brera di portare davanti gli occhi dei suoi lettori ciò che si presentava davanti ai suoi.

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