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I differenziali salariali in Italia da 1998 a 1999: un'analisi empirica su dati degli archivi INPS-BOCCONI

Lo scopo del mio lavoro finale è stato quello di aggiornare i risultati già ottenuti da questi economisti, a un periodo più recente, che copre gli anni 1998-1999, mediante l’utilizzo dei dati provenienti dagli archivi INPS-BOCCONI.
Per questo motivo ho deciso di strutturare il mio lavoro in 3 parti:
il primo capitolo verterà su una prima interpretazione teorica in riferimento ai differenziali salariali per poi procedere ad alcune citazioni ottenute grazie a contributi teorici di economisti come Burdett e Mortensen, Flinn, e infine Brunello, Lupi, Ordine.
Il secondo capitolo riprenderà lo studio effettuato dallo studioso Bruno Contini sul concetto della flessibilità del mercato del lavoro.
Il terzo capitolo, infine, avrà come obiettivo quello di tradurre la parte teorica dei primi due capitoli in un’analisi empirica al fine di aggiornare i risultati ottenuti dagli economisti prendendo come riferimento un periodo più recente (1998-1999).

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5 INTRODUZIONE L’analisi dei differenziali salariali costituisce uno degli ambiti di ricerca più rilevanti dell’economia del lavoro. Negli anni recenti, l’evidenza di un crescente e persistente differenziale salariale tra i lavoratori con diverso livello di istruzione (wage skill premium) ha indotto una riflessione teorica approfondita sulle cause che determinano le conseguenze retributive tra i lavoratori qualificati e non qualificati. Un altro importante ambito di ricerca, strettamente legato a quello relativo ai differenziali salariali, è lo studio dei flussi e delle transizioni nel mercato del lavoro. Studi empirici hanno infatti mostrato che i processi di riallocazione dei lavoratori e dei posti di lavoro sono consistenti e mostrano proprietà cicliche ben precise, che determinano le condizioni di equilibrio nel mercato del lavoro in termini di salari e di occupazione. Sul tema dei differenziali salariali sono state fatte delle analisi da diversi economisti, a partire da Giovanni Sulis, che ha provveduto a spiegare come le imprese possano sfruttare la presenza di frizioni e riescano a pagare salari inferiori alla produttività marginale senza che i lavoratori lascino l’impiego. Un ulteriore contributo è stato dato dallo studioso Bruno Contini, che, invece, ha focalizzato la sua analisi sulle disuguaglianze salariali e su il loro andamento tra il 1985 e il 1996, traendo una serie di considerazioni rilevanti per valutare la condizione di un importante segmento di “working poor”, ossia di coloro che, pur facendo parte del lavoro “regolare”, e quindi beneficiare di un minimo di copertura previdenziale, hanno guadagni inferiori alla soglia che definisce la condizione di “povertà”.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Laura Lucci Contatta »

Composta da 54 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 631 click dal 18/10/2007.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.