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I viaggi e il turismo in età preindustriale: il Grand Tour

Con il presente elaborato il mio obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione su quelli che sono gli aspetti principali del fenomeno culturale del Grand Tour, il “mitico” viaggio continentale intrapreso da intere generazioni di aristocratici e borghesi europei – in particolar modo inglesi – al momento di passare dall’età adolescenziale a quella adulta, tra il XVI e il XVII secolo, e che raggiunge il suo culmine nel XVIII secolo, acquistando i connotati di una vera e propria consuetudine didattica. Il Grand Tour si protende sino alla metà del XIX secolo, allorché l’apertura di importanti tronchi ferroviari, la pubblicazione dei primi Baedeker e la geniale impresa di Thomas Cook – inventore dei viaggi organizzati di gruppo – mutano radicalmente il senso, la filosofia e il fine del viaggiare. A questo personaggio e al suo ammirevole operato ho dedicato parte dell’ultimo capitolo del presente lavoro, al fine di fornire un quadro più completo dell’evoluzione del viaggio tra ‘800 e ‘900, con la conseguente permuta della filosofia turistica “consapevole e pretenziosa” dei grandtourists, in una filosofia turistica più accessibile e rudimentale.

Il mio intento è quello di consentire al lettore di ripercorrere le complesse e mutevoli ideologie, le motivazioni, gli atteggiamenti estetici e i gusti che hanno accompagnato – nonché alimentato – il rinomato fenomeno del Grand Tour lungo il corso di oltre due secoli.
Il “viaggio” inteso come spostamento nello spazio, come visita e conoscenza dei luoghi, con l’individuazione delle soste rituali nelle città più famose, costituisce ulteriore argomento di tale relazione.

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INTRODUZIONE Il “turismo” può essere considerato un fenomeno recente solo se ci si limita a studiarlo nelle forme e nello sviluppo in cui oggi si presenta. In realtà l’essenza prima del turismo va ricercata nel bisogno e nel desiderio di muoversi, di viaggiare, di conoscere, ed è quindi antica quanto è antica la storia dell’evolvere civile dell’uomo. Antico è il viaggiare per conoscere l’ignoto e per soddisfare l’innato desiderio di luoghi, civiltà, lingue, tradizioni, istituzioni, climi diversi e sconosciuti che hanno generato sentimenti di meraviglia e di stupore. La storia del turismo rappresenta un ambito disciplinare fondamentale per la storia dei vari Paesi in senso lato, date le intersezioni culturali che tale ricostruzione comporta: riflessione su dati artistici e letterari, così come indicatori sociali e aspetti contingenti legati alla vita materiale e quotidiana. Con il presente elaborato il mio obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione su quelli che sono gli aspetti principali del fenomeno culturale del Grand Tour, il “mitico” viaggio continentale intrapreso da intere generazioni di aristocratici e borghesi europei – in particolar modo inglesi – al momento di passare dall’età adolescenziale a quella adulta, tra il XVI e il XVII secolo, e che raggiunge il suo culmine nel XVIII secolo, acquistando i connotati di una vera e propria consuetudine didattica. Il Grand Tour si protende sino alla metà del XIX secolo, allorché l’apertura di importanti tronchi ferroviari, la pubblicazione dei primi Baedeker e la geniale impresa di Thomas Cook – inventore dei viaggi organizzati di gruppo – mutano radicalmente il senso, la filosofia e il fine del viaggiare. A questo personaggio e al suo ammirevole operato ho dedicato parte dell’ultimo capitolo del presente lavoro, al fine di fornire un quadro più completo dell’evoluzione del viaggio tra ‘800 e ‘900, con la conseguente permuta della filosofia turistica “consapevole e pretenziosa” dei grandtourists, in una filosofia turistica più accessibile e rudimentale.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Maria Deborah Grillo Contatta »

Composta da 93 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.