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Il concetto del male nel Corano

Informazioni tesi

  Autore: Gionatan Di Consoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Jolanda Guardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Il lavoro affronta un tema delicato per due ragioni principalmente. In primo luogo perché affronta un problema che tocca nel più profondo dell'essere umano, quello del male e della sofferenza; problema che quindi riguarda innanzi tutto l'esperienza esistenziale umana e che è stato affrontato dal pensiero filosofico senza il dovuto rispetto per la componente reale del negativo, quella quotidiana ed esistenziale appunto. Infatti secondo il filosofo L. Pareyson la filosofia razionalistica, nel tentativo di definire il male in termini assoluti, ha sempre sacrificato la realtà del negativo (che include tanto il male etico- morale quanto la sofferenza fisica) alla sua comprensibilità, attenuandone e spesso annullandone la componente esistenziale. In secondo luogo il tema è delicato per il valore dell'oggetto d'analisi; il lavoro infatti si è svolto sul testo sacro di una tradizione religiosa che non mi appartiene, scritto in una lingua che non è la mia lingua naturale; perciò esiste sempre un certo pericolo di indiscrezione nel cercare di comprendere un testo che comunque è stato e rimane riferimento e fonte di speranze per una gran parte dell'umanità.
Il lavoro inizia con un'analisi di quelle che si possono considerare le origini del male secondo il Corano; lo si farà confrontando il racconto biblico della genesi con quello coranico per far emergere differenze fondamentali importanti per lo sviluppo del tema in questione. Si vedrà infatti che una piccola differenza nel racconto della caduta di Adamo ed Eva si ripercuote sul concetto del male di quest'altro monoteismo, se non addirtittura sull'intera concezione di ordine e disordine cosmico che caratterizza la spiegazione della tradizione cristiana al male. Ci si concentrerà pure sull'apparentemente (perché forse lo è solo ad un orecchio giudeo-cristiano) ambiguo rapporto che sembra esistere tra il Dio coranico ed il male che tocca l'uomo, che si tratti di una calamità o finanché di quel male etico-morale che porta l'uomo ad allontanarsi dalla guida divina. Nel fare questo si affronterà inevitabilmente la questione di libero arbitrio e divino arbitrio che ha diviso le scuole teologiche islamiche medievali, sottolineando in particolare quanto sia inopportuna, anche alla luce della posizione scuola teologica più determinista e sopratutto della piu ampia concezione di onnipotenza divina, l'accusa di fatalismo spesso rivolta al testo sacro dell'Islam. Per finire si approfondirà, nel terzo ed ultimo capitolo, la figura di Iblis, il Satana del Corano, e l'indefinibile rapporto che sembra esserci tra l'angelo ribelle e l'Onnipotente, terminando con le piu sconvolgenti interpretazioni (sopratutto ad un orecchio abituato alla figura diabolica biblica) del suo atto ribelle che lo stesso testo sacro sembra permettere in alcuni suoi passi analizzati anche dal punto di vista linguistico. Il lavoro, in altre parole, vuole presentare una questione, non intendendo di certo risolverla, che ad ora è stata affrontata da un unico lavoro in italiano (a cui ci si è in parte ispirati nella scelta dei passi coranici) che per quanto sia esaustivo nel presentare le fonti, sopratutto i commentari coranici (tafsir), mantenga una posizione prevalentemente fatalistica non condivisa da nessuno dei credenti musulmani (pure laureati in scienze islamiche ad Al-Azhar, la più prestigiosa sede di elaborazione del pensiero islamico sunnita) a cui ho domandato l'interpretazione di alcuni passi usati impropriamente per sostenere la tesi fatalista.

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4 Introduzione L’obbiettivo di questo elaborato non è affrontare il problema del male nell’intero pensiero islamico, come neppure vuol essere un’analisi dell’intero Corano e della sua esegesi alla ricerca di una concezione islamica del male. Questo lavoro vuol essere una introduzione allo sfumato concetto coranico di male quale traspare da numerosi passi del Libro stesso ponendo particolare enfasi laddove risultino evidenti differenze fondamentali rispetto al pensiero biblico1. Per cui il lavoro si svolgerà principalmente sul testo affiancando diverse traduzioni italiane2, e, laddove è stato possibile e ritenuto necessario per approfondire l’analisi, si è riportato ed analizzato il testo in lingua originale3, che ricordiamo essere l’arabo classico- coranico, arabo con un linguaggio ed uno stile peculiare, un genere letterario a sé stante capace di trasportare e di toccare nel più profondo dell’animo chiunque abbia un minimo di sensibilità araba, il che ha sicuramente contribuito a rafforzare l’idea, tra i credenti musulmani, dell’inimitabilità di questo testo (i‘Þ…z al-qur’…n). La scelta e l’ordine dei versetti citati seguirà in parte quella già operata da Zilio-Grandi4, le cui riflessioni hanno alimentato il mio interesse per l’argomento. Inizieremo la nostra riflessione sul negativo analizzando la versione coranica della genesi del mondo che, come vedremo, corrisponde, come nel racconto biblico, alla genesi del male 1 Salvo diversa indicazione, le citazioni della Bibbia sono tratte dalla Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, edita dalla Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1987. Le riflessioni sul testo biblico saranno sviluppate soprattutto nelle note in calce. 2 Quando non specificato, i passi coranici citati sono presi dalla traduzione di Alessandro Bausani, Il Corano, BUR, Milano 1988. 3 È necessario a questo punto premettere, ed ammettere, i limiti che chi svolge il lavoro riconosce di avere nella comprensione del testo in lingua originale, e in particolare nella sua dimensione artistica ed evocativa, non essendo nato e cresciuto in ambiente arabo-musulmano. Khaled Fouad Allam, infatti, parlando del ruolo importantissimo che svolge la lingua araba nel Corano, essendo proprio attraverso la struttura di questa lingua che il testo sacro costruisce una nuova coscienza religiosa fondata su un universo di segni e simboli, e di quanto sia difficoltoso anche solo parlare di una sua possibile traduzione, ci ricorda che “il Corano definisce un universo di relazioni e sensibilità che solo la lingua araba può rendere”;da Introduzione alla traduzione italiana in G. Mandel (a cura di), Il Corano, Utet, Torino 2006. 4 Ida Zilio Grandi, Il Corano e il male, Einaudi, Torino 2002

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