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La televisione italiana nel contesto europeo: il difficile processo di integrazione

La tesi si occupa della regolazione del settore radiotelevisivo in Europa e in particolare dell'Italia, data la peculiarità o anomalia che lo caratterizza: da oltre dieci anni il maggiore proprietario di emittenti private nazionali è anche un influente uomo politico, per due volte a capo del Governo, senza per questo rinunciare al possesso di tre tv commerciali.
La tesi, partendo da questa anomalia riscontrabile nello stretto rapporto tra potere politico, mediatico ed economico, valuta se la regolazione dei media italiani ha risentito o meno dell'influenza delle direttive europee di settore, se le politiche e le norme nazionali si sono modificate di conseguenza, se lo Stato italiano ha reagito conformandosi o rifiutando gli stimoli provenienti dall'U.E. In conclusione, se nel campo delle politiche per le televisioni, c'è stata europeizzazione.

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INTRODUZIONE “Chi ha detto che la televisione fa male alla cultura? Ogni volta che qualcuno l’accende, io vado in un’altra stanza a leggere un libro” Groucho Marx Oggi più che nei decenni scorsi la televisione si colloca con un ruolo di primo piano tra la vita privata e la vita pubblica degli individui. Guardando alla vita quotidiana delle persone, fin dalla più remota antichità è possibile scorgere in essa l’intreccio fra una dimensione privata, domestica e familiare e una dimensione sociale e pubblica. Quest’ultima comprendeva, sia la partecipazione alla vita pubblica, sia l’intrattenimento collettivo nella forma di sagre e feste, giochi, spettacoli teatrali e circensi. Aspetti privati e pubblici sui quali sempre l’individuo – prima del peso assunto dalla televisione – ha potuto con discreta facilità tracciare un perimetro di confine, separazione, distinzione. Un margine che è invece notevolmente cambiato man mano che la televisione ha assunto nella vita degli individui un ruolo forte e a volte ingombrante. Va precisato che nei secoli scorsi soltanto ristrettissime élites potevano permettersi il lusso di portare gli spettacoli nel loro domicilio, nei castelli e nelle corti. La possibilità di intrattenere con divertimenti di vario tipo gli ospiti e i familiari rappresentava di certo un privilegio ed un fattore di distinzione sociale: consentiva in pratica, un potere di controllo e di gestione sull’altro e sullo spazio personale di divertimento altrui. Fino al secolo XVIII la partecipazione alla vita pubblica e allo spettacolo rimase limitata a chi viveva nelle città: le grandi masse contadine continuavano ad essere escluse dal flusso degli eventi e vivevano un tempo ciclico, legato a quello delle stagioni, alle semine e ai raccolti. Le rare occasioni di intrattenimento avvenivano in occasione delle festività religiose o dei periodici appuntamenti di fiere e mercati. Un ciclo insomma di ricorrenze e stagionale determinato in modo ritmico dalla natura e dal succedersi delle stagioni climatiche che, in definitiva, delimitavano il tempo per la maggior parte delle

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Graziana Tondini Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.