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Le risposte cellulari e molecolari dei miociti cardiaci allo stress meccanico

Nella lingua inglese, il termine stress era già in uso molto tempo prima della sua introduzione nel linguaggio scientifico. Nel XVII° secolo stress significava difficoltà, avversità, afflizione; in seguito forza, tensione, o sforzo; infine, in tempi più recenti, ha acquisito il significato di stato di tensione, in cui si trova un individuo soggetto a forze interne o esterne che tendono ad alterarne l'equilibrio.
Il primo a notare l importanza per gli organismi di possedere meccanismi di risposta a stimoli esterni, in grado di garantirne l integrità biologica, fu Claude Bernard (1813-1878), secondo il quale La costanza dell ambiente interno è la condizione della vita libera .
Nel 1929 il fisiologo W. Cannon, effettuando una serie di studi volti ad analizzare gli effetti dello stress e degli stimoli emozionali su processi metabolici, individuò negli animali, sottoposti ad esperimento, una reazione di fuga o attacco nei confronti degli stimoli esterni. Secondo Cannon lo stress determina risposte adattative atte a mantenere l integrità dell organismo. Lo stress viene dunque inteso come uno stato di minacciata omeostasi, intendendo per omeostasi la capacità degli organismi di mantenere costante il proprio ambiente interno al variare delle condizioni esterne.
Malgrado il suo ingresso nella letteratura scientifica, il termine stress non ha assunto un significato univoco, ma a seconda del punto di vista adottato, può essere riferito sia all ambito somatico, sia a quello psicologico. Si definisce stress, infatti, qualsiasi forma di tensione fisica o emotiva sul corpo o sulla mente. Lo stress fisico si manifesta quando un cambiamento esterno, un cambiamento naturale o una forza agiscono sull organismo, come ad esempio variazioni intense di temperatura, lavoro eccessivo, ferite, malnutrizione, esposizione a veleni o consumo di farmaci. Lo stress emotivo invece, può derivare da uno stato prolungato di tensione emotiva: paura, odio, amore, rabbia, tensione, dolore, gioia, frustrazione e/o ansia. Tutti questi agenti stressanti, anche se molto diversi tra loro, hanno in comune il fatto che ciascuno deve agire in modo quantitativamente elevato per turbare l equilibrio neuro-ormonale dell organismo ed indurre in esso una risposta che ristabilisca un nuovo equilibrio vitale.
In effetti, lo stress di per sé, non è un fenomeno negativo per l organismo, poiché una certa quantità è utile e necessaria come fattore motivante. Ha invece un effetto dannoso quando si manifesta in maniera cronica e persistente.
In questo lavoro l attenzione sarà posta, a livello cellulare, su un particolare tipo di stress fisico, lo stress meccanico (sovraccarico di pressione e stiramento cellulare persistenti) e sulle risposte biomolecolari che da esso scaturiscono, principalmente in un particolare tipo cellulare: i miociti cardiaci.

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2INTRODUZIONE Nella lingua inglese, il termine stress era gi in uso molto tempo prima della sua introduzione nel linguaggio scientifico. Nel XVII secolo stress significava difficolt , avversit , afflizione; in seguito forza, tensione, o sforzo; infine, in tempi piø recenti, ha acquisito il significato di stato di tensione, in cui si trova un individuo soggetto a forze interne o esterne che tendono ad alterarne l equilibrio. Il primo a notare l importanza per gli organismi di possedere meccanismi di risposta a stimoli esterni, in grado di garantirne l integrit biologica, fu Claude Bernard (1813-1878), secondo il quale La costanza dell ambiente interno Ł la condizione della vita libera . Nel 1929 il fisiologo W. Cannon, effettuando una serie di studi volti ad analizzare gli effetti dello stress e degli stimoli emozionali su processi metabolici, individu negli animali, sottoposti ad esperimento, una reazione di fuga o attacco nei confronti degli stimoli esterni. Secondo Cannon lo stress determina risposte adattative atte a mantenere l integrit dell organismo. Lo stress viene dunque inteso come uno stato di minacciata omeostasi, intendendo per omeostasi la capacit degli organismi di mantenere costante il proprio ambiente interno al variare delle condizioni esterne. Secondo Hans Seyle, la massima autorit nello studio dello stress, "L’ assenza di stress Ł la morte". Egli parl di sindrome di adattamento generale in cui si distinguono tre fasi: una fase di allarme, una di resistenza e una di esaurimento. J. Mason, poi, negli anni 70, Ł stato il primo a porre l accento sulla dinamica dell adattamento. Infine R. Lazarus propose il concetto di stress psicologico. Malgrado il suo ingresso nella letteratura scientifica, il termine stress non ha assunto un significato univoco, ma a seconda del punto di vista adottato, pu essere riferito sia all ambito somatico, sia a quello psicologico. Si definisce stress, infatti, qualsiasi forma di tensione fisica o emotiva sul corpo o sulla mente. Lo stress fisico si manifesta quando un cambiamento esterno, un cambiamento naturale o una forza agiscono sull organismo, come ad esempio variazioni intense di temperatura, lavoro eccessivo, ferite, malnutrizione, esposizione a veleni o consumo di farmaci. Lo stress emotivo invece, pu derivare da uno stato prolungato di tensione emotiva: paura, odio, amore, rabbia, tensione, dolore, gioia, frustrazione e/o ansia. Tutti questi agenti stressanti, anche se molto diversi tra loro, hanno in comune il fatto che ciascuno deve agire in modo quantitativamente elevato per turbare

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Curcio Rosangela Contatta »

Composta da 36 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.