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Speranza ai cancelli chiusi d'Europa: dinamiche e ragioni degli assalti alle frontiere di Ceuta e Melilla nell'ottobre 2005

Informazioni tesi

  Autore: Damiano Giampaoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Interfacoltà Scienze Politiche - Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Alessandro Vanoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

Più elementi mi consigliarono l’idea di prendere in considerazione ai fini del mio elaborato il tema dell’immigrazione illegale a Ceuta e Melilla. In primo luogo vi è la posizione delle due città come terre di confine: ritengo che le zone frontaliere costituiscano un humus fertilissimo per il lavoro di mediazione culturale in senso lato. Ceuta e Melilla vi rientrano a pieno titolo perché situate in uno dei più importanti crocevia del Mediterraneo, in una lingua di terra che ha rappresentato storicamente il trait d’union tra Europa e Africa da un punto di vista commerciale, militare, culturale. In secondo luogo mi colpì la drammatica attualità di cui questi porti, apparentemente ormai periferici, sono stati protagonisti. Le due città infatti non hanno perduto di interesse col passare del tempo, esse sono oggi testimoni di una sfida molto attuale: la gestione dell’immigrazione clandestina. La risonanza internazionale che ebbero gli assalti alle frontiere delle due città nell’autunno 2005 fu un importante campanello di allarme sugli squilibri e le contraddizioni che la presenza di due enclaves europee nel sud del mondo poterono alimentare. Il ruolo di frontiere meridionali dell’UE grava fortemente su Ceuta e Melilla e ne condiziona in buona misura l’esistenza. Esse furono fino al 2005 (ed in misura minore sono ancora) un agognato punto di approdo da parte di una popolazione migrante africana di proporzioni crescenti.
In questo elaborato ho voluto approfondire alcuni aspetti collegati agli assalti alle due frontiere di ottobre 2005, in particolare ho voluto cercare delle risposte alle domande più incalzanti che mi sorsero apprendendo dei continui salti, per alcuni fatali, che si produssero concentrati nel tempo di poche settimane.
Sono stati sostegno e base teorica per la redazione di questo elaborato i corsi di cultura dei paesi di lingua francese che mi hanno fornito dei rudimenti per avvicinare il tema delle migrazioni panafricane, il corso di antropologia culturale per la critica alle teorie sullo sviluppo ed il concetto di economia informale, il corso di cultura spagnola come introduzione al naturale contesto dentro il quale sviluppare l’argomento.
I materiali studiati sono di vario tipo e mi hanno suggerito diversi punti di vista con i quali affrontare l’argomento della trattazione e quanto ad esso collegato. Per la prossimità temporale degli eventi non è stata ancora prodotta una bibliografia specifica sull’argomento da me trattato. La bibliografia consultata è quindi servita principalmente ad introdurre storicamente le due città, anche in tema di immigrazione, o a parlare di temi ad esse riconducibili.
Per la cronaca degli eventi ed una loro analisi critica, mi sono invece basato principalmente sugli articoli pubblicati da due grandi testate europee: El País e Le Monde, nel periodo 1 settembre 2005 – 31 ottobre 2005, il ricorso al giornale francese si giustifica con l’importante influenza sia storica che attuale della Francia in area maghrebina. Inoltre di grande importanza sono stati alcuni articoli e comunicati di ONG per le preziose testimonianze in esse raccolte a seguito degli attacchi di ottobre, gli attivisti incaricati di diffonderle mi hanno spesso fatto riflettere per le proposte, le denunce e a volte le ideologie di cui erano portatori.
Infine, un soggiorno erasmus di otto mesi a Siviglia mi ha permesso di essere particolarmente vicino alla zona in questione, facilitando la ricerca di materiali e soprattutto permettendomi di visitare le due città. Per quanto l’effettivo contributo di questi viaggi ai fini della redazione dell’elaborato sia stato limitato, fermarmi nei luoghi che sono stati teatro di quei tragici eventi mi ha dato maggiore consapevolezza della realtà trattata.

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Introduzione Più elementi mi consigliarono l’idea di prendere in considerazione ai fini del mio elaborato il tema dell’immigrazione illegale a Ceuta e Melilla. In primo luogo vi è la posizione delle due città come terre di confine: ritengo che le zone frontaliere costituiscano un humus fertilissimo per il lavoro di mediazione culturale in senso lato. Ceuta e Melilla vi rientrano a pieno titolo perché situate in uno dei più importanti crocevia del Mediterraneo, in una lingua di terra che ha rappresentato storicamente il trait d’union tra Europa e Africa da un punto di vista commerciale, militare, culturale. In secondo luogo mi colpì la drammatica attualità di cui questi porti, apparentemente ormai periferici, sono stati protagonisti. Le due città infatti non hanno perduto di interesse col passare del tempo, esse sono oggi testimoni di una sfida molto attuale: la gestione dell’immigrazione clandestina. La risonanza internazionale che ebbero gli assalti alle frontiere delle due città nell’autunno 2005 fu un importante campanello di allarme sugli squilibri e le contraddizioni che la presenza di due enclaves europee nel sud del mondo poterono alimentare. Il ruolo di frontiere meridionali dell’UE grava fortemente su Ceuta e Melilla e ne condiziona in buona misura l’esistenza. Esse furono fino al 2005 (ed in misura minore sono ancora) un agognato punto di approdo da parte di una popolazione migrante africana di proporzioni crescenti. In questo elaborato ho voluto approfondire alcuni aspetti collegati agli assalti alle due frontiere di ottobre 2005, in particolare ho voluto cercare delle risposte alle domande più incalzanti che mi sorsero apprendendo dei continui salti, per alcuni fatali, che si produssero concentrati nel tempo di poche settimane. Sono stati sostegno e base teorica per la redazione di questo elaborato i corsi di cultura dei paesi di lingua francese che mi hanno fornito dei rudimenti per avvicinare il tema delle migrazioni panafricane, il corso di antropologia culturale per la critica alle teorie sullo sviluppo ed il concetto di economia informale, il corso di cultura spagnola come introduzione al naturale contesto dentro il quale sviluppare l’argomento. I materiali studiati sono di vario tipo e mi hanno suggerito diversi punti di vista con i quali affrontare l’argomento della trattazione e quanto ad esso 3

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