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Il cinema e la droga

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Di Blasi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Fabio Rossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 89

L’esperienza filmica gioca un ruolo importante in riferimento all’esperienza che la nostra società ha di alcuni fenomeni non del tutto chiari o addirittura controversi, perché fondamentalmente questa può confermare o non confermare, creare o non creare, una determinata idea su di un determinato fenomeno.
La domanda da cui questa tesi vuole muovere è: se questo dato fenomeno fosse l’esperienza della droga all’interno della nostra società, quali interrogativi ci troveremmo davanti?
Il fenomeno della droga ha percorso lo scorso secolo come una piaga trovando forti radici nei punti più deboli della nostra società, alimentandosi come un enorme fuoco per l’effetto combinato di un clamoroso e imbarazzante aumento della domanda fra molti strati della popolazione globale, politiche in materia perlopiù inconcludenti da parte delle istituzioni, l’azione decisa ed aggressiva da parte delle più svariate organizzazioni criminali di tutto il mondo che, in meno di qualche decennio, hanno messo su un’immensa azienda che opera nella più assoluta illegalità, il cui giro d’affari totale supera di gran lunga i bilanci di molti stati sovrani.
In questo senso l’esperienza di un film sul fenomeno della droga acquista un’alta responsabilità che è strettamente connessa con la numerosità e la tipologia del target cui si riferisce, ed è per questo motivo che si è scelto di passare in rassegna tutti i film del genere, operando naturalmente una selezione che ha privilegiato quelle pellicole che hanno “preso di petto” l’argomento, escludendo anche lungometraggi in cui vi sono riferimenti alla droga assai espliciti ma il cui tema centrale resta fondamentalmente un altro.
Subito dopo una prima analisi dei film inclusi nella “lista”, un dato significativo è emerso: la maggiorparte dei registi ha messo strettamente in relazione il fenomeno della droga con il disagio della società moderna. Questo disagio, come vedremo dalle diverse storie che andremo ad analizzare, ha colpito giovani ed adulti, ricchi e poveri, è stato individuato dietro i più svariati motivi ed è stato interpretato ed esposto in altrettanti diversi modi.
Nel valutare un lungometraggio che si pone l’obiettivo di affrontare il fenomeno della droga a qualsiasi livello sono stati tenuti in considerazione i criteri tradizionali, inoltre, si è prestata molta attenzione alla capacità di ogni singola pellicola di sviluppare situazioni e soggetti che stimolino il dibattito e la riflessione, che propongano soluzioni costruttive o che evidenzino incoerenze e malfunzionamenti nel sistema cui fanno riferimento. Infatti, ogni pellicola assume un determinato valore in riferimento al contesto storico e culturale in cui è stata prodotta ed è appunto per questo motivo che si è ritenuto opportuno procedere ad un metodo di esposizione di tipo diacronico, in modo da risaltare anche alcuni aspetti dell’evoluzione del fenomeno della droga.
Questo excursus attraverserà l’intera storia del cinema soffermandosi sui punti che sono stati ritenuti più significativi, verranno quindi sintetizzate le considerazioni più importanti in dei brevi discorsi trasversali. Inoltre, a conclusione di quest’iter, ho ritenuto opportuno aggiungere una postfazione che faccia brevemente il punto sulla situazione attuale del fenomeno della droga.

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2 Introduzione: Il cinema e l’esperienza della droga all’interno della società I. La cinepresa ha da sempre puntato il suo occhio verso tutte le direzioni, cercando di scrutare nell’intera complessità dell’esistenza, analizzando con più o meno pudore qualsiasi aspetto del nostro universo si potesse catturare su di una pellicola. Il cineocchio volge questo suo scrutare con particolare attenzione alla sfera umana, dalla sua dimensione sociale a quella più intima ed interiore cercando di raccontarne ogni volta i conflitti, i cambiamenti, le evoluzioni o le regressioni, attraverso storie qualsiasi o casi eclatanti, utilizzando i più svariati linguaggi e le più azzardate soluzioni. Molti registi sono riusciti nel difficile compito di “inquadrare” e descrivere nuovi fenomeni e nuove tendenze in seno alla società in maniera straordinaria, rendendoli più comprensibili e più umani agli occhi di tutti, assumendo a quello che è uno dei principali compiti dell’arte, quindi del cinema: raccontare il proprio tempo, stimolare la riflessione ed il dibattito su quanto ci accade intorno, informare e sensibilizzare, mostrarci ciò che i nostri occhi spesso non arrivano a vedere. I risultati ottenuti dalla cinepresa non sono certo tutti positivi, basta sfogliare una buona rivista di critica cinematografica per rendersi conto di quante sono, invero, le pellicole scadenti che invadono le sale cinematografiche di tutto il mondo. Ma cosa rende una pellicola buona o cattiva? Sicuramente l’originalità dell’idea, quindi la rilevanza e la qualità del soggetto; ma altri criteri importantissimi sono la rilevanza artistica, spettacolare e socio-culturale, la qualità della scrittura, della struttura narrativa, dei personaggi, dei dialoghi, la coerenza tra le componenti, la componente innovativa con riferimento ai generi cinematografici, la qualità del linguaggio cinematografico di cui si serve il cineasta. Detto questo, come ben sintetizza il critico cinematografico Francesco Cassetti <Ci sono almeno tre buoni motivi per mettere l’esperienza filmica al centro dell’attenzione. Il primo è che la visione di un film, nei diversi modi in cui si è realizzata, se per un verso costituisce un’esperienza particolare, per un altro verso incide e riorienta il senso della nostra esperienza in generale. Basta pensare a come il cinema riesca a farci vedere di nuovo ciò che spesso l’abitudine o l’indifferenza ci avevano fatto perdere di vista, come già nel 1924 ben sottolineava Béla Balázs. O anche come esso qualche volta arrivi a farci vedere le cose non solo “di nuovo”, ma “come per la prima volta”, rifondando il nostro rapporto con il mondo. O infine come il cinema sappia evidenziare aspetti inediti, mai prima focalizzati, che ci permettono una vera e propria reinterpretazione della realtà alla luce di quanto appare sullo schermo>. L’esperienza filmica può dunque giocare un ruolo importante in riferimento all’esperienza che la nostra società ha di alcuni fenomeni non del tutto chiari o addirittura controversi, perché fondamentalmente questa può confermare o non confermare, creare o non creare, una determinata idea su di un determinato fenomeno. La domanda da cui questa tesi vuole muovere è: se questo dato fenomeno fosse l’esperienza della droga all’interno della nostra società, quali interrogativi ci troveremmo davanti? Il fenomeno della droga ha percorso lo scorso secolo come una piaga trovando forti radici nei punti più deboli della nostra società, alimentandosi come un enorme fuoco per l’effetto combinato di un clamoroso e imbarazzante aumento della domanda fra molti strati della popolazione globale, politiche in materia perlopiù inconcludenti da parte delle istituzioni, l’azione decisa ed aggressiva

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