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Appalti pubblici di servizi

L’oggetto principale di questa ricerca consiste nell’analisi della categoria “appalti pubblici di servizi” e della normativa di riferimento. Essendo quest’ultima piuttosto stratificata e complessa, si è cercato di individuare le principali fonti che contengono una disciplina degli appalti pubblici di servizi, desumere da queste una definizione generale, circoscrivere l’ambito delle attività e dei soggetti interessati, verificare in che modo le varie fonti si coordinano, prendendo in considerazione anche quelle che non riguardano in modo specifico gli appalti pubblici di servizi, ma sono rivolte a disciplinare l’attività contrattuale dei soggetti pubblici in generale.
L’attenzione si è poi incentrata sulla normativa di derivazione comunitaria, sui principi che il legislatore comunitario ha inteso realizzare e sulle modalità con cui tale normativa viene ad operare nel contesto nazionale.
Si è constatata la presenza di alcuni problemi, sia di coordinamento delle norme proprie dei due ordinamenti, sia di interpretazione delle espressioni utilizzate dal legislatore comunitario.
A questo proposito si è osservato il carattere residuale della definizione di appalti pubblici di servizi desumibile dalla direttiva 19 giugno 1992, n. 50 (recepita attraverso il decreto 17 marzo 1995, n.157), visto che essa individua come appalti di servizi tutti i contratti non riconducibili agli appalti di lavori o di forniture o ad altri contratti ivi indicati. E’ emerso anche il carattere formale di tale definizione, che risulta collegata ad un elenco(suscettibile di essere ampliato) distribuito negli “allegati”, e che assume un valore meramente descrittivo rispetto al concetto di appalto che emerge dalla normativa civilistica.
Al fine di individuare l’ambito di applicazione soggettivo della normativa in esame, l’attenzione è stata inizialmente incentrata sui concetti di “amministrazioni aggiudicatrici” e di “organismo di diritto pubblico”. Si è cercato di comprendere in che modo debbano essere considerati i requisiti indicati dal legislatore come propri di tali organismi, soprattutto con riguardo al “carattere non industriale o commerciale”, riferito, secondo una interpretazione di tipo funzionale, alle finalità per cui l’ente è stato istituito, non all’attività svolta dall’ente stesso. Si è anche evidenziato come sia proprio il riferimento ai principi desumibili dalla normativa comunitaria, in particolar modo al principio di libera concorrenza, a informare la determinazione dei requisiti dei soggetti qualificabili come amministrazioni aggiudicatrici.
Infatti il motivo per cui la nozione di amministrazione aggiudicatrice deve essere intesa in senso molto più ampio rispetto a quella di soggetto pubblico esistente nella normativa di derivazione nazionale risiede nella circostanza che tale categoria è stata individuata in ambito comunitario proprio al fine di garantire la realizzazione del principio di concorrenza nelle attività economiche gestite con capitali pubblici o di derivazione pubblica. Alla luce di queste considerazioni si è analizzata la posizione di determinate figure soggettive rispetto alla normativa comunitaria.
Sempre a proposito dell’ambito soggettivo di applicazione della normativa in esame e con riguardo alle società a partecipazione finalizzate alla gestione di servizi pubblici locali, si è analizzato anche il problema dell’applicabilità delle procedure concorsuali previste dalla normativa comunitaria alla scelta del privato con cui concludere il contratto da cui sorge il rapporto societario, dal punto di vista dell’opportunità e della compatibilità.

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1 INTRODUZIONE L’ATTIVITA’ CONTRATTUALE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LA FUNZIONE DELL’EVIDENZA PUBBLICA La disciplina degli appalti pubblici dal punto di vista sistematico si colloca nell’ambito dell’attività contrattuale della P.A., che differisce dal modo di procedere “usuale” o normale consistente nell’adozione di provvedimenti amministrativi. In termini generali è necessario considerare che la Pubblica Amministrazione da un lato gode di uno statuto particolare che le attribuisce una posizione di supremazia nei confronti dei soggetti privati, che viene in questione quando pone in essere atti di imperio destinati a controllo e regolati dal diritto pubblico, dall’altro lato quando svolge attività di gestione può porre in essere atti regolati da schemi di diritto civile. Sulla base di questa possibilità, a volte si utilizzano le espressioni “doppia capacità giuridica” della Pubblica Amministrazione, di diritto pubblico e di diritto privato, o “capacità giuridica generale”, o “legittimazione negoziale” della P.A.” 1 . Peraltro, anche quando la P.A. opera con strumenti di diritto privato, i fini della sua azione sono predeterminati dall'ordinamento, secondo il disposto dell'art 97 Cost.. Da tale norma emerge infatti che la Pubblica Amministrazione, in entrambe le sue attività, deve sottostare ai principi di legalità, imparzialità, buona amministrazione. Il principio di legalità si ricava dalle norme che prevedono una riserva di legge per la disciplina di certe materie, come l’art 23 (nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge)

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandra Piccinini Contatta »

Composta da 247 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14845 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 29 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

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