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Povero teatro! Problemi e potenzialità del teatro sociale nel terzo mondo

La tesi tratta delle potenzialità educative del teatro sociale in contesti di emergenza e povertà, partendo da un'esperienza che ho svolto personalmente con un gruppo di adolescenti in Perù, seguita dall'analisi critica di alcune esperienze condotte in diverse parti del mondo da registi ed esperti operatori di teatro sociale.

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INTRODUZIONE Cosa resta quando non resta niente? Resta questo: poter essere umani verso gli altri esseri umani; essere gli uni per gli altri, questa ancestrale tenerezza. Michel Collard, Et si les pauvres nous humanisaient... Mi approccio a questo tema con la freschezza, la “rabbia” e l’interesse che animano ciascuna persona ogni volta fa una scelta che riempie di senso la propria quotidianità, regalandole la sensazione di essere-per-qualcuno, quella consapevolezza sana che ti fa dire “vale la pena vivere”. Da anni faccio parte di un movimento giovanile (Operazione Mato Grosso) che si occupa di proporre a giovani in diverse parti dell’Italia di impiegare il proprio tempo libero lavorando per i poveri in America Latina, spinta dal desiderio di fare qualcosa di concreto per gli altri e di farlo sul serio, in un cammino che fosse il più radicale possibile. Parallelamente, è cresciuta sempre più in me prima la curiosità e poi la passione viva per il teatro (un teatro più agito in prima che persona che guardato dalla platea, soprattutto agli inizi); iniziai a sedici anni con un gruppo di amici, guidati da un educatore molto capace che ci fece conoscere le tecniche del Teatro Forum di Boal: eravamo entusiasti, replicavamo gli spettacoli negli oratori, nei C.A.G della provincia, e ogni volta il gruppo diventava sempre più forte, più saldo…ci accorgevamo che lentamente erano crollati tanti muri. Credo che sia stato il periodo in cui ho affrontato con più profondità tanti nodi irrisolti, tante paure che mi spiazzavano, tanti dubbi sul mio modo di stare con gli altri, di relazionarmi con gli adulti. Finito il liceo, non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto l’anno successivo. Partii con altri tre per un viaggio in Bolivia (da alcuni amici missionari), per tornare più confusa di prima (scegliere qualcosa che mi piaceva o qualcosa che fosse utile per gli altri?). Così, per caso, mi ritrovai in mano l’opuscolo dell’università e in pochissimo mi decisi: doveva pur esserci un modo per fare della propria passione una ricchezza da condividere con altri! Con questa speranza, quando gli amici del gruppo mi hanno chiesto di partire per quattro mesi per il Perù, ho detto il mio sì (pieno di paure, ma sereno), e l’ho detto con l’umiltà e la voglia di mettere a 4

Diploma di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Vittoria Perico Contatta »

Composta da 87 pagine.

 

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