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Lo iato nelle opere filodemee di storiografia e biografia filosofica

Informazioni tesi

  Autore: Ida Cirillo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filologia e letteratura dell'antichità
  Relatore: Giovanni Indelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

In primo luogo ho descritto lo iato quale fenomeno grammaticale in sé, quindi ho discusso dell’attenzione dedicatavi dagli autori antichi, in relazione al loro stile e in base alla loro concezione della scrittura letteraria, utilizzando la bibliografia di riferimento; in seguito ho esposto i molteplici espedienti usati per eliminare dello iato, messi in atto dagli scrittori che lo rifuggivano.
I papiri ercolanesi, scoperti nella Villa dei Pisoni, costituiscono per noi un’imprescindibile e preziosa testimonianza ai fini di una ricostruzione attendibile della rilevanza rappresentativa (non pienamente colta in passato) della figura di Filodemo nella storia della letteratura e della filosofia greca di età ellenistica.
Dopo aver tracciato un rapido profilo stilistico degli scrittori della biblioteca ercolanese, ho proceduto a una sommaria indagine dello stile filodemeo. In particolare, ho passato in rassegna il trattamento dello iato da parte di Filodemo, sia vero e proprio sia ammesso, la sua occorrenza in relazione alle fonti dell’autore e i modi per evitarlo.

In secondo luogo ho riportato i risultati di un’indagine sistematica condotta sulla base delle edizioni più attendibili e verificando sugli originali i luoghi dubbi, degli scritti di biografia filosofica di Filodemo, ho classificato le varie tipologie di iato, con commenti e puntualizzazioni sul contesto, facendo precedere l’esame dei singoli papiri da una breve introduzione contenente notizie tecniche sullo svolgimento, sullo stato di conservazione, sui dati paleografici, sugli elementi di datazione, sul loro contenuto, sugli studi e le pubblicazioni di coloro che se ne sono occupati.

Dall’esame dei singoli testi risulta che lo iato non è costantemente e rigorosamente evitato, specialmente all’interno delle liste di nomi di scolari, le quali erano riportate senza modifiche rispetto alle fonti, e in una sola subscriptio.
Si riscontrano inoltre, taluni iati ammessi, o in qualche misura dovuti a integrazioni, e solo isolati iati veri e propri, in quanto stricto sensu non si dovrebbe ritenere significativo lo iato alla fine dell’enunciato o di una sua parte, in presenza di scriptio plena o di spirito aspro, tra parole strettamente connesse come articolo e sostantivo, oppure tra parole monosillabiche e bisillabiche, con numerali e nomi propri, tutti casi, che però, costituiscono la quasi totalità delle occorrenze considerate nell’ambito di questa ricerca.
Inoltre, in merito a larghe porzioni degli scritti passati in rassegna, non è possibile pronunciarsi perentoriamente sulla originaria e autentica presenza dello iato e circa la posizione reale ed effettiva di Filodemo nei suoi confronti, a causa dell’incerta lettura di alcune lettere, ovvero della lacunosità delle linee di testo pervenuteci, sebbene queste siano state integrate dagli editori moderni in modo più o meno attendibile, dal momento che non sarebbe auspicabile congetturare irregolarità, né fatti linguistici non coerenti con l’usus scribendi di un autore.
D’altro canto, si rileva la ricorrenza notevole (persino nei luoghi, in cui la giustapposizione delle vocali finali e iniziali di parole consecutive, darebbe luogo a iato permesso) di elisioni, l’attestazione abbastanza frequente delle consonanti mobili, il ricorso non irrilevante a forme alternative (di pronomi, verbi, congiunzioni, preposizioni) e a variazioni dello schema sintattico ordinario (anastrofe, iperbato, chiasmo, posposizione di congiunzioni), vale a dire gli espedienti per eliminare il tanto temuto (seppure talora apprezzato dagli scrittori antichi) incontro vocalico, le cui sporadiche apparizioni pertanto, rappresentano proprio l’eccezione, che sembra confermare la norma dell’opzione stilistico- linguistica filodemea.

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10 Premessa L’obiettivo fondamentale di questa ricerca è di esaminare la dibattuta questione dello iato nelle opere filodemee di storiografia e biografia filosofica. Reeve, nel suo lavoro sullo iato nei romanzieri greci del 1971 1 , esordisce così: “La vita offre vari divertimenti, e oggi ognuno che può scegliere tra questi giungerà tardi allo studio dello iato nella prosa greca. La Germania negli anni Ottanta dell’Ottocento, a quanto sembra, era meno fortunata, e pochi svaghi migliori della ricerca degli iati erano conosciuti dai giovani o dagli anziani”. Le parole dello studioso sono paradigmatiche della situazione attuale degli studi sull’argomento. Infatti, fino al 1841, quando Benseler 2 esaminò i testi di 27 autori, non erano mai stati pubblicati scritti ampi sullo iato nella prosa greca, e prima di Reeve il lavoro più recente praticamente era quello di Blass 3 del 1892; nemmeno nella Realenciclopädie era dedicata una voce allo iato, e solo Shewring, nell’ Oxford Classical Dictionary, faceva riferimento all’État actuel des études sur le rhythme de la prose grecque (1937) di Skimina, che tocca la questione, seppure solo incidentalmente. In primo luogo ho descritto lo iato quale fenomeno grammaticale in sé, quindi ho discusso dell’attenzione dedicatavi dagli autori antichi, in relazione al loro stile e in base alla loro concezione della scrittura letteraria, utilizzando la bibliografia di riferimento; in seguito ho esposto i molteplici espedienti usati per eliminare dello iato, messi in atto dagli scrittori che lo rifuggivano. I papiri ercolanesi, scoperti nella Villa dei Pisoni, costituiscono per noi un’imprescindibile e preziosa testimonianza ai fini di una ricostruzione attendibile della rilevanza rappresentativa (non pienamente colta in passato) della figura di Filodemo nella storia della letteratura e della filosofia greca di età ellenistica. 1 REEVE, p. 514. 2 BENSELER. 3 BLASS.

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