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Influenze della cultura nei rapporti commerciali internazionali

“What managers do is the same around the world.
How they do it is determined by tradition and culture” (Peter Drucker)

La frase di Peter Drucker introduce in modo eccellente l’argomento preso in considerazione in questa tesi: l’influenza della cultura nei rapporti commerciali internazionali. In particolare, gli effetti che la cultura può avere sulla comunicazione messa in atto (volontariamente e involontariamente) durante specifiche situazioni, come le trattative e le negoziazioni aziendali.
Non molto tempo addietro si assumeva che il business e il commercio fossero “zone” culturalmente neutrali, dove le transazioni avvenivano secondo norme riconosciute universalmente. Ma ciò è vero solo in parte. Se da un lato ci sono leggi valide al di sopra degli ordinamenti nazionali, che regolano in un certo modo gli affari internazionali, dall’altro sono le modalità con cui conduciamo i nostri affari che possono subire delle forti influenze. Tali modalità, infatti, sono una estensione dei nostri ambienti sociali e culturali, profondamente influenzate da valori culturali e associati a modi di comportarsi considerati assolutamente normali nell’ambito della cultura di provenienza, ma che possono risultare totalmente fuori luogo dal punto di vista di un’altra cultura.
Capire le culture in modo universale è diventato un essenziale elemento di competizione per le imprese moderne, le quali sempre più si trovano ad operare in ambienti multiculturali. Spesso infatti i problemi insorgono non dal lavoro in sé e per sé, o semplicemente dalla lingua, ma appunto da incomprensioni a livello della cultura, dei software mentali, per usare la metafora di Hofstede, padre del moderno approccio al management interculturale. La chiave è entrare in una prospettiva interculturale e sviluppare una specifica competenza comunicativa.
La tesi comincia con un excursus teorico-storico sul concetto di cultura, con l’apporto di numerosi contribuiti accademici. Segue un approfondimento sulle variabili culturali che intervengono nella comunicazione, in situazioni tipo come quella di una negoziazione interculturale, con particolare attenzione agli elementi non verbali. Questi infatti, sono la parte più inconsapevole della comunicazione, che pur avendo un forte contenuto simbolico, non saranno mai oggetto della negoziazione, pertanto non ci sarà possibilità di chiarirne il significato. Nell’ultima parte si descrivono alcuni tratti fondamentali della cultura italiana, specie quella di business, poiché l’assunto che si vuole sostenere è che solo attraverso una profonda consapevolezza della propria cultura è possibile avere un confronto sereno e oggettivo con le altre culture. Prima di valutare la situazione secondo i nostri canoni, l’atteggiamento più auspicabile sarebbe quello di cercare di descrivere l’oggetto o la situazione attraverso delle cornici culturali del luogo (cultural frameworks), soltanto in seguito tentare di darne una interpretazione e valutazione. Infine, ci si chiede se i nostri manager, preparatissimi dal punto di vista del know-how tecnico, abbiano anche un buon livello di know-how culturale. In effetti, la situazione che emerge da una ricerca dell’Istud in proposito, non è affatto rosea. Pertanto, dopo un’analisi dello status quo e quindi delle mancanze e delle conseguenze dovute a una scarsità di cultura internazionale, o meglio (mi si permetta il gioco di parole) di una cultura della comunicazione interculturale, il mio lavoro vuole porsi come uno strumento propositivo, apportando delle schede sulla business etiquette di alcune città, nodi degli scambi internazionali.
Concludendo, si precisa che questo lavoro non vuole essere – e non può essere – uno studio completo di tutte le differenze linguistiche e culturali esistenti (d’altronde è forse possibile enumerare e definire tutte le culture?), ma uno strumento che mette in guardia e fa riflettere sul fatto che i maggiori problemi di comunicazione internazionale sono dovuti appunto alle differenze culturali. Differenze delle quali è difficile rendersi conto se non si ha per lo meno una certa consapevolezza (“awareness” si direbbe in lingua inglese) della propria cultura.

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3 INTRODUZIONE “What managers do is the same around the world. How they do it is determined by tradition and culture” (Peter Drucker) La frase di Peter Drucker i introduce in modo eccellente l’argomento preso in considerazione in questa tesi: l’influenza della cultura nei rapporti commerciali internazionali. In particolare gli effetti che la cultura può avere sulla comunicazione messa in atto (volontariamente e involontariamente) durante specifiche situazioni, come le trattative e le negoziazioni aziendali. Le caratteristiche, la complessità, i fondamenti teorici, gli elementi su cui si basa la comunicazione in tali contesti, le conseguenze sul business e sulle persone. Sono questi i principali punti che verranno presi in considerazione e analizzati. Capire a fondo le culture di provenienza di coloro che sono coinvolti negli ambienti di business internazionale è diventato un prerequisito fondamentale in un mondo dove le imprese sono sempre più di dimensioni globali. Non molto tempo addietro si assumeva che il business e il commercio fossero “zone” culturalmente neutrali, dove le transazioni avvenivano secondo norme riconosciute universalmente. Ma ciò è vero solo in parte. Se da un lato ci sono leggi valide al di sopra degli ordinamenti nazionali, che regolano in un certo modo gli affari internazionali, dall’altro sono le modalità con cui conduciamo i nostri affari che possono subire delle forti influenze. Tali modalità, infatti, sono una estensione dei nostri ambienti sociali e culturali, profondamente

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Marilù Campagnuolo Contatta »

Composta da 218 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.