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Neuroscienze e comportamento: Elaborazione e percezione di spazio tempo e quantità. Un contributo di ricerca

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Castro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Scienze Cognitive
  Corso: Scienze cognitive
  Relatore: Pietro Perconti
Coautore: Daniel Lina Mancuso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

Ci può essere una magnitudo comune fra spazio tempo e quantità?
L’ipotesi che ci possa essere una comune metrica per dimensioni differenti, un elaboratore comune di grandezze, fu avanzata per primi da Merck e Church (1983) in relazione a tempo e quantità numeriche .
D’altro canto, Dehaene e collaboratori (1998, 1999) hanno speculato sulla possibilità di un elaboratore delle quantità numeriche e le ricerche comportamentali su numero e spazio, quali l’ effetto Snarc hanno reso evidente che il processamento numerico si basa su un processamento visuo-spaziale.
Per quanto sia Merck & Church (1983) da un lato e Dehaene e collaboratori dall’altro, abbiano rispettivamente proposto un elaboratore comune per tempo e quantità e per quantità e spazio non c’è stata nessuna proposta che unisse le due letterature
Walsh (2003), attraverso una meta analisi delle ricerche su spazio tempo e quantità, ha proposto l’idea di una comune metrica per spazio, tempo e quantità. Per verificare quest’ipotesi è stata strutturata una ricerca con 2 diversi esperimenti, prendendo in esame un campione di 15 studenti universitari delle università degli studi di Messina di età compresa fra 20 e 29 anni (età media 23,9). Nei due esperimenti, implementati su Psyscope, i soggetti devono stimare il tempo di presentazione di uno stimolo. Gli items possono variare per la variabile dimensione fisica su 2 livelli (size 32 o 80) e per la variabile dimensione semantica su 2 livelli (semantica piccola corrispondente alle quantità 1, 2, 3 e semantica grande corrispondente alle quantità 7, 8, 9
Secondo la letteratura riportata, la grandezza numerica avrebbe dovuto influenzare la percezione del tempo e, quindi, creare un bias di percezione correlato alla dimensione del numero. I risultati del primo esperimento, analizzati con un’ANOVA a misure ripetute, non confermano le previsioni.
Nel secondo esperimento si nota sia un effetto della dimensione fisica, come riportato nel primo, ma anche un effetto della dimensione semantica. Le differenze fra le due prove sperimentali riguardano la modalità di presentazione della grandezza semantica, se nel primo esperimento la grandezza semantica ha una notazione simbolica nel secondo la grandezza semantica è in un formato analogico.

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4 INTRODUZIONE Spazio, tempo e quantità numeriche sono tre dimensioni con cui abbiamo a che fare in ogni momento. Ci muoviamo in uno spazio, all’interno di una cornice temporale, in un ambiente fatto da un certo numero di persone, da una certa quantità di cose e per quanto non ci si renda neanche conto, in ogni istante si eseguono complessi calcoli su queste tre dimensioni. Anche l’azione più semplice e banale, quale quella di versare dell’acqua in un bicchiere, è espressione di un processamento di variabili spaziali, temporali e di quantità e di conseguenti calcoli impliciti sulle stesse, che devono essere valutate all’unisono. Non si può prescindere dal valutare le coordinate spaziali e la distanza della bottiglia per la valutazione del tempo necessario a prenderla; il tempo totale durante il quale si deve tenere la bottiglia in una posizione inclinata nello spazio, per versare la quantità di acqua che si desidera, sarà una valutazione complessiva della quantità di acqua che si vorrà e che si riuscirà a versare data l’inclinazione spaziale della bottiglia. Insomma, anche per bere un bicchiere d’acqua è necessaria una valutazione sopraffine di variabili spaziali, temporali e numeriche e delle associazione delle stesse. La vita di tutti i giorni ci mette di fronte, quindi, alla valutazione associata di dimensioni spaziali, temporali e di quantità nell’esecuzione delle azioni. D’altro canto, la neuropsicologia ci pone davanti a patologie “bizzarre”, patologie dove sintomatologie e deficit all’apparenza differenti e incongruenti fra loro, di natura spazio/temporale e concernenti valutazioni ed elaborazioni di quantità numeriche, convivono stabilmente. Non sempre, comunque, le evidenze lapalissiane della vita di tutti i giorni nonchè le evidenze altrettanto lapalissiane di patologie neuropsicologiche hanno spinto nella

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