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I delitti contro la personalità individuale

Il mio lavoro propone un'analisi attenta e dettagliata dei delitti contro la personalità individuale, ai quali è dedicata la Sezione I del Capo III del Codice Penale. Tali delitti hanno per oggetto lo status libertatis; si sostanziano, infatti, nella privazione assoluta dell’ autonomia individuale, la quale, traducendosi nella mancanza di volere ed agire liberamente, costituisce negazione della personalità umana. Ciò che viene impedito all’ uomo non è una speciale espressione di libertà, ma qualsiasi possibilità di manifestazione del proprio “ io ”, ponendolo in uno stato di completa soggezione di diritto o di fatto. È proprio la persona che viene meno, trasformandosi in una res.
I delitti contro la personalità individuale si possono distinguere in due gruppi: le forme di schiavitù classiche, quali la riduzione in schiavitù vera e propria, la tratta di persone e le ipotesi di alienazione ed acquisto di schiavi; e le nuove forme di riduzione in schiavitù, concernenti lo sfruttamento sessuale dei minori, che comprendono la prostituzione minorile, la pedo-pornografia e il c.d. “ turismo sessuale ”.
La schiavitù, in tutte le sue forme, è una piaga che affligge da sempre l’umanità. Negli ultimi anni, però, questo delitto ha assunto dimensioni davvero imponenti e preoccupanti. Un tempo, infatti, la schiavitù era resa legittima, in molte parti del mondo, dalla stessa legge, e, quindi, era, in qualche modo, “ controllabile ”; oggi, invece, ha assunto un aspetto subdolo perché avvolto dal “ mistero ” dell’ illegalità. Non si conosce l’entità numerica del fenomeno, ma ciò che è certo è che, oggi, le vittime della schiavitù sono soggetti di ogni età e di entrambi i sessi, che vengono inseriti in un circuito di sfruttamento sessuale ed economico.
Le notizie sui matrimoni forzati, il traffico di organi, il lavoro forzato e lo sfruttamento della prostituzione sono all’ ordine del giorno, e queste sono solo alcune delle tante forme in cui si manifesta oggi il fenomeno schiavistico.
Fenomeno che, spesso, viene preceduto e reso possibile da un altro grave reato, la tratta di esseri umani.
Trafficking e smuggling, ossia tratta e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina hanno coinvolto negli anni milioni di persone. Uomini e donne strappati alla loro vita quotidiana per essere venduti, sfruttati o per morire durante il viaggio verso il sogno di una vita migliore.
Molte delle vittime di questi reati, infatti, sono sottoposte a continue violenze fisiche e morali; il viaggio dal paese di origine a quello di destinazione viene fatto in condizioni di vita precarie, laddove i trafficanti usano qualsiasi mezzo per piegare la volontà dei “ trafficati ”. Nella repressione di tali fenomeni, la legislazione italiana è stata, però, considerata all’ avanguardia rispetto gli ordinamenti degli altri Stati europei.
La legge 11 Agosto 2003, n. 228 è stata, infatti, una delle prime in Europa a prevedere e sanzionare duramente il delitto di tratta di persone, in conformità alla Convenzione di Palermo del 2000.
Questa legge ha, infatti, modificato radicalmente la nozione di riduzione in schiavitù, ha introdotto anche un comportamento ad essa analogo, ovvero la riduzione in servitù, eliminando, così, i dubbi e le critiche sollevate in dottrina nei confronti della formulazione precedente.
Si tratta, quindi, di una norma destinata ad avere un campo di applicazione molto ampio, utile soprattutto per sanzionare in generale comportamenti di sfruttamento.
Ma, se questo è sicuramente un grande passo avanti nella lotta a questi tipi di delitti, nella pratica non si registrano ancora condanne definitive importanti. Ciò perché le indagini sono spesso rese lente dalla difficoltà di trovare prove; le vittime dei reati in esame, infatti, hanno, il più delle volte, difficoltà a testimoniare contro i loro “ aguzzini ”, per paura sia di subire ulteriori violenze sia di ritorsioni nei confronti dei famigliari.
Inoltre, le indagini sono rese ancora più difficoltose dal carattere spesso trasnazionale di questi delitti, commessi da organizzazioni a geometria variabile, capaci di rinnovarsi continuamente per adattarsi alle nuove tecniche investigative.
Vi è poi un altro fenomeno ancora più allarmante: il dilagare di quelle che sono state definite le nuove forme di schiavitù e che hanno come vittime i minori.
È proprio per combattere questo fenomeno che il legislatore italiano ha posto in essere una legislazione c.d. anti-pedofilia, mediante la previsione dei reati di prostituzione minorile, di pedo-pornografia e del c.d. “ turismo sessuale ”, ad opera della legge n. 269/1998; disciplina resa ancor più aspra dalle modifiche introdotte dalla legge n. 38/2006.
La seconda parte del mio lavoro è, quindi, dedicata interamente all'analisi di tali nuove fattispecie. Analizzerò soprattutto le innovazioni introdotte dalla legge n. 38/2006, attraverso le forti discussioni che le nuove disposizioni hanno suscitato in dottrina.

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LA SCHIAVITU’ Brevi cenni storici. La Convenzione internazionale del 25 settembre 1926 relativa all’abolizione della schiavitù definisce questo fenomeno come “…lo stato o la condizione di un individuo sul quale sono esercitati gli attributi del diritto di proprietà o alcuni di questi ” ( art. 1 ). La schiavitù è un’ istituzione molto antica, tanto che vi sono testimonianze che attestano la sua esistenza in Mesopotania nel 5000 a.c. Presente presso tutti, o quasi, i popoli primitivi, la schiavitù ha avuto, nel tempo e nei luoghi, differenti forme di attuazione e di manifestazione. Uno schiavo poteva nascere in questa condizione, se figlio di schiavi, oppure poteva perdere la libertà in determinate condizioni. La guerra è generalmente considerata una delle principali fonti della schiavitù fin dalle epoche storiche primitive. L’ acquisizione di nuovi schiavi era, infatti, considerato uno dei più importanti frutti delle guerre di conquista. A volte erano direttamente le popolazioni del territorio conquistato che divenivano schiave dei vincitori installatesi sul detto territorio. Molto diffusa era anche la schiavitù per debiti, per cui il debitore che non era in grado di rimborsare il suo creditore diventava egli stesso di sua proprietà. Schiavi divenivano anche coloro che a titolo di risarcimento del danno attribuivano se stessi al danneggiato. La schiavitù, inoltre, susseguiva per il reo alla condanna per determinati delitti. La schiavitù era, poi, praticata e accettata nella gran parte delle civiltà antiche ed era regolata da leggi e consuetudini come ogni altra pratica economica. Il lavoro servile rappresentava, infatti, una componente essenziale dell’ economia. Ciò avvenne sicuramente in Grecia, dove gli schiavi vennero utilizzati soprattutto per i lavori in 6

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Consuelo Occhiuto Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.