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Il rave come fenomeno metropolitano: un'analisi antropologica

E' un'indagine approfondita del fenomeno metropolitano dell'evasione dalle cordinate spazio-temporali intrinseche della società post-moderna.
La moda dei free rave auto-gestiti e il fenomeno dell'occupazione illegale di spazi comuni (squott) ridefiniscono i limiti dell'agire in comune, celebrando le pratiche di associazionismo creativo e libero.
Attraverso l'elemento festivo, questa subcultura metropolitana vive in maniera tribale ai margini delle città e ne esce come fà un astronave verso un satellite.
La forte protesta non-violenta richiama l'attenzione sulla pesante carenza di spazio offerto alla cultura nostrana auto-prodotta, alle arti multimediali, all'orizzontalità dell'approccio tra diverse regionalità e nazionalità in continuo contatto.
Breve inchiesta telematica su un campione di raver alle prese con i cambiamenti degli usi, consumi, disagi comuni e motivazioni personali, dopo quasi una decade di ininterrotto e a volte drammatico movimento underground.

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3 1. INTRODUZIONE: CULTURA UNDERGROUND E SPAZIO SOCIALE L’oggetto di questa indagine è il free tekno party, detto anche rave illegale, un tipo di festa che coinvolge un numero sempre crescente di giovani, che ha dimensioni essenzialmente europee anche se, in un’accezione più allargata, è presente in tutto il mondo, e che parte essenzialmente dalla realtà metropolitana e dai problemi sociali ad essa collegati. Le sue radici storiche affondano nella controcultura inglese del passato ventennio e nella cultura traveller. Per traveller si intende quella persona che vive in una casa su quattro ruote muovendosi di campo in campo e di festival in festival e questo modo di vivere ha una chiara matrice hippy, il cui input di base fu il desiderio di vivere al di fuori del patto sociale inglese affermando i principi di fratellanza universale, di nomadismo e di ricerca di uno stile di vita alternativo. Il nomadismo è il concetto chiave insieme al viaggio in quanto espressione di libertà e contrapposizione rispetto a una sedentarietà che diviene simbolo di abitudine e di sottomissione rispetto alla castrazione che proviene dall’appartenere a classi sociali svantaggiate. La scelta della strada come ambiente in cui vivere e muoversi ha un fascino molto potente, perché essa si fa metafora di un nomadismo psichico che accompagna l’individuo attraverso campi esperienziali sempre diversi in cui sperimentare socialità e culturalità alternative, tese ad un arricchimento critico sempre più vasto in cui relativizzare le verità dominanti. I cicli stagionali e i ritmi temporali dettati dai doveri economici e le appartenenze identitarie infatti sfumano attraverso lo sradicamento dal territorio. La vita del viaggiatore assume la prospettiva di un percorso esistenziale fluido composto di immagini mosse da eventi in continua dissolvenza; il viaggiatore si muove attraverso spazi sempre nuovi e per questo motivo è costretto dagli eventi a rimettere necessariamente in discussione la sua identità e le sicurezze che gli proverrebbero dalla vita sedentaria. I traveller, braccati dalla povertà, sperimentano strategie di sopravvivenza ed è per questo che la creatività si fa centrale nella loro vita, perché diventa strumento di sussistenza e gioco nel reinventarsi la vita quotidiana. Per sopravvivere infatti deve acquisire tutta una serie di abilità quali ad esempio la manutenzione del suo mezzo di trasporto,

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandra Caldi Contatta »

Composta da 59 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.