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Indagini multispettrali e di fluorescenza Xrf per la caratterizzazione dei materiali pittorici su un dipinto di Massimo d'Azeglio

Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Bodo Di Albaretto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienza e Tecnologia per i Beni Culturali
  Relatore: Oscar Chiantore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

Nel periodo compreso tra maggio e settembre 2006 si è svolto uno stage basato su un lavoro d’indagine diagnostica compiutosi sull’opera del pittore Massimo d’Azeglio intitolata “Interno del Colosseo (Rovine di un teatro romano) ” risalente al 1822 e appartenente alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Lo stage si è incentrato sulle analisi di tipo non invasivo ed il dipinto è stato selezionato grazie alla gentile collaborazione della dottoressa Virginia Bertone, conservatrice delle collezioni presso la suddetta GAM.
L’esperienza e le attrezzature del professor Thierry Radelet hanno permesso in un primo tempo di studiare l’opera attraverso analisi multispettrali, basate cioè sull’ausilio di raggi ultravioletti ed infrarossi a diverse lunghezze d’onda, nonché attraverso una serie di analisi eseguibili a luce visibile.
Successivamente sono state completate da ulteriori analisi effettuate grazie alla disponibilità del dottor Angelo Agostino, tecnico del Dipartimento di Chimica Generale Applicata di Torino, che ha fornito le strumentazioni necessarie ad effettuare l’analisi XRF.
Una volta terminate queste indagini si è potuto risalire alla tecnica utilizzata dall’artista per realizzare l’opera, alle sue scelte stilistiche comprendenti la gamma dei materiali impiegati sia per la stesura del film pittorico che per lo strato preparatorio del dipinto.
Questo genere di indagini sono utili a livello conoscitivo e per effettuare una diagnosi nel caso si avesse intenzione di intervenire sull’opera, ma le informazioni che forniscono devono esser supportate, in determinati casi, da indagini invasive che permettano il prelievo e l’identificazione sicura dei composti perché, come risulterà evidente alla fine di questo lavoro, le analisi non invasive non sono in grado di fornire risposte definitive.
Sono però innegabilmente importanti per evitare prelievi in zone dell’opera non utili a fornire risposte, sono fondamentali per escludere parte delle molte ipotesi avanzate riguardo alla natura compositiva - e non solo - di un dipinto e dovrebbero esser considerate indispensabili per uno studio più consapevole dell’opera su cui s’intende intervenire.

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L’ARTISTA E L’OPERA 1.1 Biografia [ 1, 2 ] Massimo D’Azeglio nacque a Torino il 24 ottobre 1798 da una famiglia dell’antica nobiltà subalpina, ma si trasferì a Firenze dopo l’arrivo dei francesi nella città natia, dove fece ritorno stabilmente solo dopo la caduta di Napoleone. La prima volta che si recò a Roma, nel 1814, conobbe personalità dell’epoca del calibro di Canova e Landi, da cui rimase inevitabilmente affascinato, tanto da decidere di intraprendere i suoi studi presso il pittore fiammingo Verstappen, che lo iniziò alla pittura di paesaggio. Alle vedute di paesaggio D’Azeglio affiancò molti studi di popolani, rilievi di monumenti e rovine romane, esercitando così il suo potenziale. Di pari passo con questa passione si sviluppò anche quella per la letteratura: conciliò i suoi interessi dedicandosi sia alla pittura di alcuni temi storici, sia intraprendendo una brillante carriera in ambito letterario, che lo porterà a scrivere svariate opere, tra cui possiamo citare ”La disfida di Barletta” del 1833 e le sue memorie ”I miei ricordi” del 1867. All’interno di questo ambiente conobbe personaggi chiave della letteratura italiana tra cui Manzoni, di cui sposerà la sorella e per la quale si trasferirà a Milano. Il rinnovato clima politico piemontese nel 1837 lo riavvicinò alla corte sabauda, anche se la vera passione politica nacque in lui tra il 1843 e il 1844 in seguito alla frequentazione del cugino Cesare Balbo e si accentuò nel corso degli anni: partecipò attivamente alla difesa di Vicenza contro gli Austriaci e successivamente diventò presidente del Consiglio del Regno Sardo fino alla caduta del governo. Per i Savoia realizzò sei quadri imponenti che vennero disposti nella Sala da Pranzo di Palazzo Reale e di cui solo tre si trovano ancora in sito. Nonostante i molti interessi e la vita avventurosa negli ultimi anni si allontanò dalle correnti di pensiero dominanti e divenne un solitario: non smise però mai di scrivere e dipingere, fino alla sua morte, che avvenne a Torino il 15 gennaio 1866. 5

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