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La creazione del valore nel private equity

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Guaragnella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Finanza
  Relatore: Alessandra Tami
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 229

Obiettivo del presente lavoro è quello di chiarire lo stato di sviluppo del mercato italiano del Private Equity, la struttura e la capacità di creazione del valore da parte dei fondi, in fine il caso di una media impresa italiana che sceglie di aprirsi al Private Equity. Partendo dall’evoluzione normativa del settore si analizza lo stato dell’attività di fund raising e di investimento del Private Equity in Italia. Questi argomenti preliminari, le opportunità e le criticità riscontrabili ad oggi nel mercato italiano, sono oggetto del Capitolo primo di questo lavoro.
Nel secondo capitolo viene preso in analisi il ciclo di vita di un fondo di Private Equity. L’attività di Private Equity si caratterizza per una serie di stadi che scandiscono lo sviluppo del fondo stesso. In questo capitolo si tenta di spiegare, entrando nel particolare delle procedure, la raccolta delle risorse da parte del Private Equity, divisa in fund raising e marketing, l’identificazione del deal flow e la negoziazione.
Il ruolo del Private Equity nella creazione del valore è il fulcro centrale del capitolo terzo in cui si analizzano i risultati della pubblicazione interna AIFI sul ruolo che questi ha nella trasformazione dell’impresa e sull’impatto economico dei management buy-out. Il settore del Private Equity è stato analizzato in diversi lavori di ricerca citati nel capitolo terzo, come quelli di MacMillan, Kulow e Khoylian, Gorman e Sahlaman, Bygrave e Timmons, Sapienza, Manigart e Vermeir, i cui risultati sono molto simili (come illustrato in Tabella 5 al Capitolo 3). Il Private Equity porta ad una crescita quali-quantitativa con numerose evidenze empiriche (analizzate nel paragrafo 3.4 a pag. 91), ma vi possono essere anche fattori determinanti di insuccesso come analizzato nel paragrafo 3.5 (a pag. 111).
A conclusione del lavoro si analizza il caso di un’azienda friulana (Raco s.p.a.), attiva nella produzione di tubi per il settore automotive, oggetto nel 2004 di un’operazione di Private Equity. Come illustrato nei Capitoli dal 4 al 7, quest’azienda che fatturava circa 45 Mln di euro nel 2004, all’exit da parte del fondo ad inizio 2008 sarebbe diventata un polo mondiale nella componentistica automotive da 230 Mln di euro di fatturato, sedi produttive in Europa, Asia ed America e tecnologie d’avanguardia.

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Premessa   Obiettivo del presente lavoro è quello di chiarire lo stato di sviluppo del mercato italiano del Private Equity, la struttura e la capacità di creazione del valore da parte dei fondi, in fine il caso di una media impresa italiana che sceglie di aprirsi al Private Equity. Partendo dall’evoluzione normativa del settore si analizza lo stato dell’attività di fund raising e di investimento del Private Equity in Italia. Questi argomenti preliminari, le opportunità e le criticità riscontrabili ad oggi nel mercato italiano, sono oggetto del Capitolo primo di questo lavoro. Nel secondo capitolo viene preso in analisi il ciclo di vita di un fondo di Private Equity. L’attività di Private Equity si caratterizza per una serie di stadi che scandiscono lo sviluppo del fondo stesso. In questo capitolo si tenta di spiegare, entrando nel particolare delle procedure, la raccolta delle risorse da parte del Private Equity, divisa in fund raising e marketing, l’identificazione del deal flow e la negoziazione. Il ruolo del Private Equity nella creazione del valore è il fulcro centrale del capitolo terzo in cui si analizzano i risultati della pubblicazione interna AIFI sul ruolo che questi ha nella trasformazione dell’impresa e sull’impatto economico dei management buy-out. Il settore del Private Equity è stato analizzato in diversi lavori di ricerca citati nel capitolo terzo, come quelli di MacMillan, Kulow e Khoylian, Gorman e Sahlaman, Bygrave e Timmons, Sapienza, Manigart e Vermeir, i cui risultati sono molto simili (come illustrato in Tabella 5 al Capitolo 3). Il Private Equity porta ad una crescita quali-quantitativa con numerose evidenze empiriche (analizzate nel paragrafo 3.4 a pag. 91), ma vi possono essere anche fattori determinanti di insuccesso come analizzato nel paragrafo 3.5 (a pag. 111). A conclusione del lavoro si analizza il caso di un’azienda friulana (Raco s.p.a.), attiva nella produzione di tubi per il settore automotive, oggetto nel 2004 di un’operazione di Private Equity. Come illustrato nei Capitoli dal 4 al 7, quest’azienda che fatturava circa 45 Mln di euro nel 2004, all’exit da parte del fondo ad inizio 2008 sarebbe diventata un polo mondiale nella componentistica automotive da 230 Mln di euro di fatturato, sedi produttive in Europa, Asia ed America e tecnologie d’avanguardia.  

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