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Quando "Todo respira amor" in Blanca de los Rios

Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Orsini Federici
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Antonia Fucelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

Blanca De Los Ríos non è l’emblema del comune intellettuale distaccato dal mondo in cui vive, ma, come questo, avverte le contraddizioni del proprio tempo e ne soffre.
In vita godette di una notevole fama, di una critica favorevole e di alcuni importanti riconoscimenti ed onorificenze come la Cruz de Alfonso XII, la Medalla de Oro del Trabajo e la Gran Cruz de Alfonso X el Sabio. In ultimo fu membro dell’Ateneo di Madrid, massimo centro culturale della Spagna.
Era ritenuta dalle personalità più eminenti della letteratura spagnola dell’epoca, un’artista di notevole rilevanza sociale ed intellettuale. Le venne perfino attribuito l’appellativo di “hija predilecta de la ciudad” di Siviglia:

“Sevilla, madre fecunda de ingenios y plantel de mujeres privilegiadas, se enorgullece de ser la cuna de la egregia escritora [...] ni en lo pasado le superó alguna, ni en lo presente le aventaja otra, con ser tantas las estrellas que brillan en el cielo sevillano.”

Anche gli studi intrapresi sulla vita e le opere di Tirso de Molina le permisero di riscuotere successo presso la critica a lei contemporanea; Marcelino Menéndez Pelayo scrisse infatti su di lei:

“No necesita la ilustre dama autora de este libro que nadie la presente al lector con oficiosos encomios. Siempre resultarían inferiores a sus probados méritos y a la justa notoriedad de que goza como artista de noble ingenio lírico y narrativo.”

La posizione ideologica di Blanca De Los Ríos, se pur non condivisibile sotto alcuni aspetti, è senza dubbio rispettabile. È impossibile non affermare che fu una grande personalità del suo tempo: anche la Real Academia Española premiò la sua ricerca su Tirso de Molina, benchè anni dopo, quando fu presentata la sua candidatura per diventare uno dei membri di questa istituzione, non fu eletta. Ma questo non deve meravigliare, poiché altre donne prima di lei erano state respinte. Questo accadde poiché il regolamento non autorizzava le donne a partecipare ai lavori dell’Accademia. La sua candidatura generò polemica, ma allo stesso tempo fece riflettere sull’esigenza di un rinnovamento di cui necessitava la Spagna di fine secolo, visto la palese arretratezza rispetto agli altri paesi europei.
La sua fragilità fisica, benché la accompagnò tutta la vita, non influì sulla longevità: Blanca morì il 13 aprile del 1956 a Madrid, dopo aver vissuto con intensità ed in modo attivo 96 anni, in un periodo storico della Spagna interessante ed allo stesso tempo conflittuale. Fu l’unica donna che ebbe sepoltura nel Panteón de Hombres Ilustres de Asociación de Escritores y Artistas.
A lei va riconosciuto l’onore di aver assunto una posizione coerente durante quasi un secolo di esistenza, di non essersi mai piegata a nessun tipo di compromessi e di essere stata una persona a tutto tondo che ha fatto dell’amore verso Dio la sua ragione di vita.
Vorrei completare il mio lavoro menzionando una frase che racchiude la personalità ed il pensiero di questa eccezionale artista:

“Dotada por Dios de tan clara inteligencia, ha sabido en todo momento utilizar su talento, cultivándolo, enriqueciéndolo en el concienzudo estudio y poniéndolo al servicio di Dios en grandes empresa.”

Con la sua testimonianza, l’autrice sembra voler lasciare un messaggio degno di attenzione: gli usi ed i costumi cambiano e per non trovarsi smarriti è necessario seguire il cammino verso Dio. Gli occhi di Blanca hanno assistito a diverse vicissitudini storiche, ma il suo cuore ha vissuto sempre e solo per un’unica cosa: l’amore, il quale resiste agli innumerevoli attacchi del tempo.

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Premessa Innumerevoli volte mi sono chiesta cosa spinge l’uomo a vivere, da che cosa è provocato quello stato di sentimenti che lo portano a relazionarsi con l’altro, a trovare nella società un ruolo a lui conforme che gli permetta di essere ben accetto da tutti. Perché c’è una continua tensione verso la ricerca del senso della vita? Un continuo piacevole e talvolta pesante affanno che ci spinge a dare il meglio o il peggio di noi stessi? Perché siamo degli esseri così biologicamente perfetti ma con una psicologia così tremendamente complicata? Perché siamo stati creati e soprattutto da chi? Ed ancora, quale è il compito da svolgere nella nostra vita? Interrogativi, questi, che non avranno mai fine, che forse potranno scomparire solo quando si estinguerà la specie umana. Nonostante ciò, molti intellettuali, artisti, filosofi, scienziati e religiosi hanno tentato con diversi approcci, di dare una risposta a questo enorme ed irrisolvibile rompicapo esistenziale. Un dipinto che a mio avviso bene esprime ciò che sto affermando è sicuramente quello del pittore Paul Gauguin “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” 1 1 Quest’olio su tela è stato dipinto nel 1897- 1898 poco prima di un tentato suicidio ed è conservato a Boston, nel Museum of Fine Arts. È un quadro molto esteso per lunghezza (139x374,5 cm) che presenta la firma e la data di esecuzione in alto a sinistra. Questo serviva al pittore per dare l’idea che si trattasse di un affresco con gli angoli rovinati, realizzato su una parete d’oro. In una lettera ad un amico Gauguin descrisse la sua opera: “A destra in basso, un bambino addormentato e tre donne sedute. Due figure vestite di porpora si confidano i propri pensieri. Una grande figura accovacciata, che elude volutamente le leggi della prospettiva, leva il braccio e guarda attonita le due donne che osano pensare al loro destino. Al centro una figura coglie frutti. Due gatti accanto a un fanciullo. Una capra bianca. Un idolo, con le braccia alzate misteriosamente e aritmicamente, sembra additare l’aldilà. Una fanciulla seduta pare ascoltare l’idolo. Infine una vecchia, prossima alla morte, placata e presa dai suoi pensieri, completa la storia, mentre un uccello bianco, che tiene una lucertola con gli artigli, rappresenta la vanità delle parole”. Il dipinto è ricco di significati allegorici come ad esempio la nascita, la vita e la morte rappresentate da un fanciullo, da giovani donne e da una vecchia. Il titolo dell’opera ha il compito di riproporre i grandi quesiti della storia dell’umanità: perché esistiamo e quale è il fine della nostra vita. Sono questi probabilmente i discorsi delle due sagome in rosso. La figura al centro che coglie un frutto 4

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blanca de los ríos
marcelino menéndez pelayo
sevilla
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