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Strategie inclusive e qualità in un piano di zona: dall'elaborazione dei concetti all'individuazione di connessioni e tensioni

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Voglino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi del Piemonte Orientale A.Avogadro
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociologiche
  Relatore: Bruno Cattero
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

Lo scopo di questo elaborato è individuare le connessioni o le eventuali tensioni fra il concetto, molto ampio, di strategie inclusive e il concetto, altrettanto ampio, di qualità. Tutto ciò riferito alla progettazione degli interventi relativi alla realizzazione di un Piano di Zona. Per ridurre l’ampiezza e la generalità del concetto strategie inclusive, è necessario scomporlo in tre fasi analizzabili singolarmente. Le tre fasi individuate sono state: la partecipazione, la negoziazione e l’accordo. Nel primo capitolo sarà effettuata un’analisi di queste fasi cercando di individuare i relativi punti di forza e di criticità. L’analisi di un Piano di Zona, dal punto di vista dell’inclusività del processo decisionale, significa modificare la profondità di campo dell’analisi, scendendo ad un livello più basso, un livello micro in cui è possibile osservare le interazioni tra gli attori. Solo focalizzandosi su questo livello è possibile rispondere a domande come: quali relazioni esistono fra gli attori seduti al tavolo? Quali attori sono presenti e perché? Come cambia il potere negoziale dei diversi attori? Quali sono i fattori che determinano l’esito positivo del processo inclusivo? Per poter rispondere in modo corretto ed esauriente a queste domande, occorre, contemporaneamente collocare il processo Piano di Zona, in uno scenario più ampio (livello macro), perché solo così è possibile comprendere le relazioni ed influenze esistenti fra gli attori coinvolti nel processo decisionale. Il livello macro in cui è inserito un Piano di Zona, può essere considerato come l’insieme delle Politiche Pubbliche e Sociali (nazionali e regionali), in cui riveste un ruolo centrale il tema del Welfare State. Il Welfare State può essere definito come una serie di Istituzioni create per fornire a tutti i cittadini dei benefici di assistenza, sanità, benessere e tutela e, come risultato di una regolazione locale basata sull’accordo, in cui si sviluppano giochi negoziali e processi di concertazione tra i diversi gruppi o associazioni interessate, con l’intento di progettare strategie di sviluppo per una determinata area. Questo argomento è strettamente connesso a un concetto di redistribuzione in cui le autorità centralizzano le risorse eccedenti (soprattutto finanziarie: le tasse) e le ridistribuiscono secondo le esigenze e i bisogni degli utenti. Questa concezione però si scontra con il fatto che le Istituzioni Politiche da sole, non sono in grado di conoscere le catene causali che dalla definizione di un problema arrivano fino alla sua soluzione, in quanto tale conoscenza è detenuta dagli attori locali (nel Piano di Zona dagli operatori sociali, dai cittadini, dalle associazioni del terzo settore). Esiste quindi una possibile tensione tra le Istituzioni politiche che hanno gli strumenti per affrontare il problema ma non hanno tutte le informazioni necessarie per risolverlo e per progettare interventi efficaci e, i diversi attori locali che possiedono le informazioni e le conoscenze necessarie sul problema, ma non dispongono degli strumenti (potere, autorità, legittimità, risorse ecc.). Inoltre se non adeguatamente coinvolti i destinatari degli interventi rischiano di non adeguarsi, di non capire, di percepire gli interventi come imposti dall’alto con la conseguenza di essere scarsamente motivati ad una partecipazione futura.

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Introduzione Lo scopo di questo elaborato è individuare le connessioni o le eventuali tensioni fra il concetto, molto ampio, di strategie inclusive e il concetto, altrettanto ampio, di qualità. Tutto ciò riferito alla progettazione degli interventi relativi alla realizzazione di un Piano di Zona. Per ridurre l’ampiezza e la generalità del concetto strategie inclusive, è necessario scomporlo in tre fasi analizzabili singolarmente. Le tre fasi individuate sono state: la partecipazione, la negoziazione e l’accordo. Nel primo capitolo sarà effettuata un’analisi di queste fasi cercando di individuare i relativi punti di forza e di criticità. L’analisi di un Piano di Zona, dal punto di vista dell’inclusività del processo decisionale, significa modificare la profondità di campo dell’analisi, scendendo ad un livello più basso, un livello micro in cui è possibile osservare le interazioni tra gli attori. Solo focalizzandosi su questo livello è possibile rispondere a domande come: quali relazioni esistono fra gli attori seduti al tavolo? Quali attori sono presenti e perché? Come cambia il potere negoziale dei diversi attori? Quali sono i fattori che determinano l’esito positivo del processo inclusivo? Per poter rispondere in modo corretto ed esauriente a queste domande, occorre, contemporaneamente collocare il processo Piano di Zona, in uno scenario più ampio (livello macro), perché solo così è possibile comprendere le relazioni ed influenze esistenti fra gli attori coinvolti nel processo decisionale. Il livello macro in cui è inserito un Piano di Zona, può essere considerato come l’insieme delle Politiche Pubbliche e Sociali (nazionali e regionali), in cui riveste un ruolo centrale il tema del Welfare State. Il Welfare State può essere definito come una serie di Istituzioni create per fornire a tutti i cittadini dei benefici di assistenza, sanità, benessere e tutela e, come risultato di una regolazione locale basata sull’accordo, in cui si sviluppano giochi negoziali e processi di concertazione tra i diversi gruppi o associazioni interessate, con l’intento di progettare strategie di sviluppo per una determinata area. Questo argomento è strettamente connesso a un concetto di redistribuzione in cui le autorità centralizzano le risorse eccedenti (soprattutto finanziarie: le tasse) e le ridistribuiscono secondo le esigenze e i bisogni degli utenti. Questa concezione però si scontra con il fatto che le Istituzioni Politiche da sole, non sono in grado di conoscere le catene causali che dalla definizione di un problema arrivano fino alla sua soluzione, in quanto tale conoscenza è detenuta dagli attori locali (nel Piano di Zona dagli operatori sociali, dai cittadini, dalle associazioni del terzo settore). Esiste quindi una possibile tensione tra le Istituzioni politiche che hanno gli strumenti per affrontare il problema ma non hanno tutte le informazioni necessarie per risolverlo e per progettare interventi efficaci e, i diversi attori locali che possiedono le informazioni e le conoscenze necessarie sul problema, ma non dispongono degli strumenti (potere, autorità, legittimità, risorse ecc.). Inoltre se non adeguatamente coinvolti i destinatari degli interventi rischiano di non adeguarsi, di non capire, di percepire gli interventi come imposti dall’alto con la conseguenza di essere scarsamente motivati ad una partecipazione futura. 1

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Parole chiave

piano di zona
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