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Autobiografia e disagio esistenziale

Informazioni tesi

  Autore: Laura Tussi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Milano - Bicocca
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze pedagogiche
  Relatore: Romano Madera
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

“L’erranza come errore, ma, nondimeno, l’errore come erranza: la pervicace, iterata, fanatica perseveranza nello scontento di sé e di tutto si installa negli anni della rassegnata comoda noia della maturità”. “La maturità è aspirazione al miglioramento non delle ricchezze o delle potestà terrene, bensì di quelle intellettuali, sapienziali e appunto etiche seppur non di carattere sociale e contingente. Connesse con quanto possa dislocare la ricerca di sé in un’altra dimensione auto conoscitiva di carattere religioso o filosofico”. La mancanza di senso della vita rappresenta uno dei molteplici aspetti della sofferenza umana a livello esistenziale che si manifesta nel dolore fisico e psichico, nel timore della morte e nell’angoscia derivata da una vacuità di significati e valori, producendo un subdolo disagio esistenziale approfondito nel corso del novecento dai filosofi e dagli psicologi dell’esistenzialismo e della fenomenologia.
La sofferenza umana ha molteplici aspetti, quello esistenziale si caratterizza nella mancanza di senso della vita, del dolore, della morte e nell'angoscia derivata da questo vuoto di valori e significati. Il disagio esistenziale nel Novecento e' stato esaminato da filosofi, psicologi, e studiosi, in particolare dall'esistenzialismo e dalla fenomenologia. Da filosofi quali Kierkegard, Heidegger , Sartre , Husserl , Jaspers e altri, in psicoterapia e' sorto l'orientamento fenomenologico-esistenziale con la terapia esistenziale, l'antropoanalisi, la terapia umanistica fino all'odierna corrente transpersonale. La terapia esistenziale raccoglie diversi approcci con in comune il principio di riconoscere che ogni persona vive in un mondo proprio di significati e sensazioni personali. Si centra l'attenzione sull'essere nel mondo, sulla coscienza di sé, sulla possibilità di compiere scelte responsabili, poiché la vita e' fatta di scelte più o meno consapevoli che poi contribuiscono al nostro destino. L'assunzione di responsabilità e' la base per cambiare, lo sfuggire a questo genera colpa esistenziale, la consapevolezza in fondo di scegliere di non decidere. Siamo essenzialmente soli, ma c'e' la possibilità di entrare in relazione con gli altri e questo avviene anche nella relazione terapeutica. Infine da soli dobbiamo dare significato alla nostra vita e decidere come viverla. Negare la morte produce ansia, accettarla con consapevolezza e' una base per dare senso alla vita. Anche la logoterapia ha la meta di aiutare le persone a trovare il senso della vita e anche della sofferenza nei suoi diversi aspetti, essa si basa sui concetti di amore, altruismo, libertà, responsabilità, ricerca dei valori e considera la volontà di assegnare significati come la pricipale motivazione umana. “L’inquietudine dentro di sé è bisogno di meta(…) nella consapevolezza che quanto si incontrerà sarà sempre un semivuoto, un incontro con l’incolmabile”. L'antropoanalisi integrava la psicanalisi freudiana con l'esistenzialismo creando una analisi dell'essere nel mondo, essa considerava tre aree di analisi : la persona coi suoi pensieri e fantasie interne, i rapporti con gli altri, i rapporti con l'ambiente. Le persone possono essere alienate da una di queste aree, ciò sarebbe dovuto alla separazione o al non saper scegliere. Anche la quantità di scelte possibili può produrre difficoltà e ansia esistenziale. Obiettivo della terapia e' la consapevolezza e la capacità di scegliere in un continuo divenire, ciò significa “realizzarsi” . Il blocco di questo processo produrrebbe il disagio psicologico ed esistenziale. “I passaggi generazionali sono sempre stati scanditi e segnati da alcune ritualità e dall’addensarsi in esse, nei comportamenti e nelle parole che tali passaggi hanno commentato, di forti passioni”. La psicoterapia umanistica promossa da Maslow porta avanti una visione più ottimistica dell'uomo in cui sono presenti tendenze innate alla verità, alla giustizia, alla libertà e creatività, la cui frustrazione produce angoscia. Tra i principali approcci umanistici troviamo Rogers con la sua terapia centrata sul cliente. egli ha una visione positiva dell'uomo che tenderebbe all'indipendenza, all'autoconsapevolezza e all'autorealizzazione attraverso la capacità di fare scelte autonome. Il Sé lotta per la coerenza favorita dalla presenza di un altro significativo che dia accettazione, comprensione empatica e autenticità. Tuttavia la meta di divenire una persona pienamente funzionante non si raggiungerebbe mai, ma ognuno sarebbe coinvolto in un processo continuo di realizzazione. La terapia serve a favorire la crescita personale fornendo le condizioni necessarie e sufficienti al cambiamento. La corrente transpersonale ha considerato nell' uomo anche gli aspetti spirituali, prima trascurati dalla visione materialistica della scienza, tuttavia ciò ha dato luogo a visioni spesso poco scientifiche e soggette a influssi di religioni orientali e mode New Age.

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5 AUTOBIOGRAFIA E DISAGIO ESISTENZIALE. INTRODUZIONE 1 “L’erranza come errore, ma, nondimeno, l’errore come erranza: la pervicace, iterata, fanatica perseveranza nello scontento di sé e di tutto si installa negli anni della rassegnata comoda noia della maturità”. 2 “La maturità è aspirazione al miglioramento non delle ricchezze o delle potestà terrene, bensì di quelle intellettuali, sapienziali e appunto etiche seppur non di carattere sociale e contingente. Connesse con quanto possa dislocare la ricerca di sé in un’altra dimensione auto conoscitiva di carattere religioso o filosofico”. La mancanza di senso della vita rappresenta uno dei molteplici aspetti della sofferenza umana a livello esistenziale che si manifesta nel dolore fisico e psichico, nel timore della morte e nell’angoscia derivata da una vacuità di significati e valori, producendo un subdolo disagio esistenziale approfondito nel corso del novecento dai filosofi e dagli psicologi dell’esistenzialismo e della fenomenologia. La sofferenza umana ha molteplici aspetti, quello esistenziale si caratterizza nella mancanza di senso della vita, del dolore, della morte e nell'angoscia derivata da questo vuoto di valori e significati. Il disagio esistenziale nel Novecento e' stato esaminato da filosofi, psicologi, e studiosi, in particolare dall'esistenzialismo e dalla fenomenologia. Da filosofi quali Kierkegard, 3 Heidegger 4 , Sartre 5 , Husserl 6 , Jaspers 7 1 Demetrio D., Erranze, in Adultità, Guerini e Associati, n. 11, aprile 2000, p.12. 2 Demetrio D., In età adulta. Le mutevoli fisionomie, Guerini e associati, Milano 2005, p.34. 3 Kierkegaard S. "Opere" a cura di C.Fabbro, Firenze 1972 Kierkegaard, Il concetto dell'angoscia, Sansoni L’angoscia è uno stato d’animo che, emotivamente, ci fa avvertire come l’ ‘esistenza’ sia strutturalmente ‘possibilità’; gli uomini percepiscono che la possibilità è ambivalente, possibilità positiva (che-si) e negativa (che-non), che l’essere è costitutivamente limitato e condizionato dal nulla, che la vita è sostanzialmente instabilità, precarietà e rischio.

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