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Rapporti tra diritto comunitario e diritto interno nella più recente giurisprudenza costituzionale

La presente tesi cerca di analizzare il rapporto esistente tra le fonti del diritto italiano e le fonti del diritto comunitario alla luce anche dell'opera di ricostruzione della materia effettuato dalla Corte costituzionale e della più importante dottrina.
In particolare viene ricostruita ed analizzata la problematica della posizione delle fonti provenienti dall'ordinamento comunitario (regolamenti, direttive ecc.) nell'ambito delle fonti italiane nonché la problematica del possibile contrasto tra una norma europea e un principio fondamentale italiano.
Segue, poi, una riflessione sulla riforma n. 3/2001, con la quale è stato modificato l'art. 117 Cost., e sugli eventuali profili di incostituzionalità della norma, nonché sulla sua applicazione nell'ambito della giurisprudenza costituzionale.
Infine viene affrontato il tema dei rapporti tra la Corte costituzionale italiana e la Corte di Giustizia delle Comunità Europee con particolare riferimento all'istituto del rinvio pregiudiziale ex art. 234 TCE e alla conseguente possibilità per la Corte costituzionale di adire in prima persona il Giudice comunitario al fine di ottenere l'esatta interpretazione di una norma comunitaria.

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1 INTRODUZIONE La molteplicità degli ordinamenti giuridici e l’impossibilità di una loro reductio ad unum ha da sempre comportato la necessità di una loro armonizzazione. L’esistenza di più ordinamenti, infatti, si basa sulla considerazione che lo Stato non può pretendere di disciplinare tutti i momenti della vita umana, dovendo limitarsi, piuttosto, a quegli aspetti che presentano per la comunità interessi meritevoli di tutela. Non tutte le sfaccettature della convivenza tra gli uomini attirano, quindi, l’interesse giuridico. Si assiste, com’è facile intuire, al fenomeno della moltiplicazione degli ordinamenti, traendo spunto dalla nota teoria della “pluralità degli ordinamenti giuridici” di Santi Romano. In particolare, tre sono gli elementi necessari per la configurazione di un ordinamento giuridico: in primo luogo, non è concepibile ordinamento alcuno che non supponga l’alterità, la relazionalità tra punti o centri di riferimento; in altre parole non è pensabile un ordinamento senza dualità o molteplicità di soggetti, essendo di intuitiva evidenza che una società composta da un unico individuo non ha bisogno del diritto (non a caso gli antichi Romani alla domanda su quale fosse la causa e lo scopo del diritto rispondevano che “Hominum causa omne ius

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppe D'agostino Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.