Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'evoluzione della lingua italiana sul ''Corriere della sera'' e su ''la Repubblica'' negli ultimi vent'anni

Il rapporto lingua-media può essere inteso come aspetto di una relazione più ampia e biunivoca tra media e società. Determinate condizioni contribuiscono alle diverse modalità di sviluppo di un medium e, a loro volta, i media influenzano a vari livelli e con effetti differenti il sistema sociale e gli individui, si crea dunque un rapporto di influenza reciproca.
I media sono una sorta di mercato nel quale soggetti diversi entrano in concorrenza per influenzare la nostra comunicazione. Gli influssi tendono a cambiare e a stabilizzare il modo di parlare (pronuncia, grammatica, sintassi) e il vocabolario.
Così come è dialettico il rapporto media-società, di tale natura deve intendersi quello fra lingua, linguaggi e giornali.
I giornali (fissiamo l’attenzione sui quotidiani e in particolare sul “Corriere della Sera” e su “La Repubblica”) attingono dalla realtà e da numerosi fattori per esprimere e dunque confezionare le notizie, ma a loro volta influenzano il modo di parlare, anche quello della gente comune. I media sono diventati, piuttosto che strumenti per conoscere la realtà, lo spazio simbolico in cui la realtà, con le sue frammentazioni e contraddizioni è resa visibile e viene percepita in quanto tale.
Si crea, cioè, quello che Wolff definisce effetto bivalente: ossia nei media si rispecchiano simbolicamente sia la realtà con il suo carattere drammatico ed emotivo, sia le sensazioni che la percezione di questa genera nel pubblico attraverso i media stessi.
In altre parole, tutti i media danno un’immagine del mondo sociale e la questione si pone anche e soprattutto in termini etici: è legittima questa rappresentazione?
Questo problema, vecchio quasi quanto il giornalismo, costituisce, per così dire, lo statuto conoscitivo dell’informazione giornalistica.
La comunicazione ha una sua dimensione perlocutoria, determinando con il suo dire degli effetti ben precisi: per questo motivo è quanto mai necessario che qualsiasi genere di informazione si attenga a delle rigorose responsabilità di tipo morale, rispettando una sorta di etica della conversazione.
Bisogna adeguarsi alle note categorie di Grice: Qualità, Quantità, Modo, ‘progettando’ il proprio potenziale destinatario, cercando di prevederne il suo comportamento comunicativo e soprattutto mettendo in conto la sua partecipazione attiva. Quando la comunicazione è scritta e si rivolge a un pubblico di massa, è ancora più difficile ‘costruire’ il proprio soggetto enunciatario. A maggior ragione, è assolutamente indispensabile adottare principi di correttezza, che, se sono applicabili per una atto linguistico fatto in presenza di entrambi i soggetti comunicativi, lo devono essere ancora di più per una forma di comunicazione indiretta e senza possibilità di un ‘ritorno’, almeno non immediato.
Il problema di correttezza del soggetto enunciatore deve tradursi in un problema di verità. L'influenza che i media, nel nostro caso i quotidiani, possono avere attraverso l'uso della lingua nei confronti della società e viceversa è un fenomeno davvero rilevante e che sta crescendo progressivamente. Questo si è maggiormente manifestato ultimamente, in quanto la diffusione dei giornali e il numero dei lettori (sebbene sia sempre esiguo) sono in aumento.
I quotidiani italiani hanno svolto per molto tempo (e in parte svolgono tuttora) una funzione educativa, formativa e non meramente informativa.
La lingua dei giornali è ''una lingua vicaria che diventa supporto o veicolo per altre lingue, o meglio una lingua codice che diventa veicolo di più sottocodici (...) è un linguaggio che non parla, ma fa parlare, che dà la parola più che essere parola.'' (Artemisio Magistrali, Il lettore e il suo doppio. ISU-Cattolica, 1989).

Mostra/Nascondi contenuto.
I INTRODUZIONE La lingua dei giornali � influenzata anche da elementi non linguistici, che creano forti condizionamenti nell'impostazione, nella selezione e, in modo particolare, nella rappresentazione delle notizie. Oltre al fatto che ormai l'informazione � diventata a tutti gli effetti una grande industria, esistono anche altri fattori , che si frappongono tra quello che dovrebbe essere il ruolo della stampa e la riproduzione sociale del reale. Fra questi, negli ultimi anni si assiste, ad esempio, all'invadenza della televisione, che ha introdotto nuove modalit� e generi diversi di comunicazione; alla settimanalizzazione dei quotidiani, gi� sorta, a partire dalla met� degli anni '70, quando, i giornali, dovendo rispondere ad una grave crisi economica, si rinnovano, creando nuovi formati, una grafica pi� moderna e inserendo pagine tematiche e supplementi. Negli anni '70 "pochi ormai dubitano che il settore veramente vitale, nel mondo giornalistico, sia costituito dai periodici 1 ". In questo periodo nasce "La Repubblica", testata rivoluzionaria per la struttura, per il suo pubblico, ma sopratuttutto per un modo originale e inconsueto di riportare le notizie. E' lo stesso Scalfari a dire: "E' dal settimanale che abbiamo imparato a disegnare il giornale 2 ". 1 Cfr. NELLO AJELLO , Lezioni di giornalismo, Garzanti, Milano 1988 , cit. pag. 146. 2 Cfr. La dichiarazione di Scalfari � tratta da un'intervista di G.VACCO, Piaccio ai comunisti perch� sono liberale, in "Gulliver", 1983, 1.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisabetta Loiero Contatta »

Composta da 190 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10782 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 12 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.